was successfully added to your cart.

Carrello

Sans-serif

Aa

Serif

Aa

Font size

+ -

Line height

+ -
Light
Dark
Sepia

Roberto De Zerbi, oggi e domani pronto a stupire

“Credo fortemente in quello che faccio”. Con queste parole, Roberto De Zerbi ha concluso una delle sue più recenti interviste. Ricordato dai più come calciatore talentuoso ma mai esploso, si è fatto strada nel marciume del calcio italiano da allenatore, riscuotendo attestati di stima ben più importanti.

Nel calcio, si sa, conta la tecnica, contano i bilanci e contano i calciatori in rosa: ad essere spesso sottovalutata, però, è la forza delle idee. Idee che l’ex attaccante di Napoli, Catania e Cluj ha sicuramente messo in mostra nelle ultime annate.

Come chiunque sogni fare il mestiere da allenatore, Roberto De Zerbi ha iniziato il suo percorso tra la polvere, sulla panchina del Darfo Boario, in Serie D, prima di approdare in C, al comando del Foggia. Proprio in terra pugliese ha subito messo in mostra quelle che, col tempo, sarebbero diventate le sue carte vincenti. Possesso palla ragionato e predisposizione offensiva hanno caratterizzato il campionato del club, fermato solo in finale di playoff dal Pisa, allenato a quei tempi da un altro ex calciatore, Gennaro Gattuso.

Poi Palermo e Benevento. E proprio in Campania, nonostante l’annata fallimentare e la retrocessione, metterà in mostra tutta la sua innovazione nell’intendere il gioco del calcio. Da qui i primi apprezzamenti e, finalmente, una panchina di rango maggiore.

Arrivato al Sassuolo senza pretese ed in punta di piedi, ha avuto modo di esplodere in terra emiliana. Ripartenze veloci, gioco offensivo ed uscite palla al piede gli sono valse la considerazione dei top allenatori del calcio mondiale. Tra cui Pep Guardiola, che di lui rimase folgorato.

A Reggio Emilia arrivano discreti risultati che lo mettono in vetrina come uno dei progetti più futuristici di tutto il movimento italiano.

“Per me il risultato non è importante, è importante come arrivo al risultato. Se vinco per caso non mi interessa”: tutto qui il suo credo calcistico, con una filosofia ben precisa.

Una delle sue certezze, infatti, è il gioco volto all’attacco: il 4-3-3 visto nell’ultimo anno ha stupito tutti. Terzini alti, due mezze ali predisposte agli inserimenti e un tridente capitanato, per mezzo campionato, da Kevin Prince Boateng. Un modulo di cui si è avuto modo di apprezzare anche alcune varianti: su tutti il 3-4-3 ultra offensivo, con i laterali di centrocampo accostati agli attaccanti in fase di possesso ed un centrale di difesa più tecnico e preciso.

Si gioca così con De Zerbi, palla a terra e via. Giropalla ordinato e ben studiato, alla Sarri o Guardiola per intenderci, con percentuali di possesso da far invidia al tiqui-taca spagnolo. Con la palla sempre in movimento gli avversari hanno meno tempo per attaccarti. E seppur rischioso, spesso ha funzionato.

Senza paura di rischiare. Pressing alto, copertura delle linee di passaggio e marcatura a zona, ovviamente, hanno rafforzato la fase difensiva delle sue squadre: al Sassuolo un 4-5-1 in fase di non possesso, con i laterali di centrocampo pronti ad aiutare i terzini in caso di necessità.

Il mix letale tra il gioco offensivo di Guardiola e Sarri e la fase di transizione alla Paulo Sousa hanno reso l’ex calciatore di Napoli e Cluj l’innovatore del calcio italiano, il coraggioso che non ha paura di creare.

Proprio per i fattori sopracitati, Roberto De Zerbi ha tutte le carte in regola per restare impresso nella memoria degli amanti del pallone. Pronto ancora a stupire tutti, oggi e domani.

Lascia un commento