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Madrid ’19, Il Liverpool è campione d’Europa

Un oracolo ha pronunciato il suo primo responso. Hury-El è il suo nome. Io mi faccio umile ambasciatore, non aggiungendo nulla più, nulla meno rispetto a ciò che mi è stato proferito. Non sono ancora a conoscenza della sua natura e, probabilmente, mai mi sarà concesso esserlo. Quindi, con somma fiducia accolgo le sue parole e le rivolgo al vostro orecchio avido di notizie, nella speranza più profonda che si riveli un emissario veritiero e non una semidivinità burlona, ma, anche in tal caso, cosa potremmo mai fare? D’altronde, noi essere comuni non saremmo capaci di non prestar attenzione a chi garantisce di poter perscrutare il futuro, la curiosità è parte fondante della natura umana. Ci rimettiamo dunque al buono spirito delle nostre semidivinità, augurandoci che ogni responso che andremo a riportare non sia solo un gioco beffardo ma un dono che, talvolta, con benevolenza ci verrà concesso.

Hury-El ha fatto la sua comparsa questa notte, in sogno, quel tipo di sogno lucido in cui l’irrazionalità diventa razionale e conversare con un oracolo, o discorrere con un Bianconiglio, assume i contorni della più consueta normalità. Mi ha parlato di sport. Io, avido, continuavo a chiedere d’altro, della vita, del cosmo, dell’amore. Evidentemente, però, questi sono argomenti dei quali non ha voluto degnarmi di alcuna informazione o, forse, non ha potuto. Non lo saprò mai. Approfittando dunque della vena oratoria che l’oracolo Hury-El decise di esibire al fortunato sottoscritto, ho avanzato una richiesta specifica: parlami di stasera, della finale di Champions League che vedrà contrapporsi Liverpool e Tottenham. Hury-El ha parlato. Questo è ciò che mi è stato raccontato, ed è mio compito riportarlo al nostro gentile lettore, pregandolo di avere un briciolo di fede, così come io ho rimesso la mia fiducia in un oracolo sconosciuto.

In Spagna, a Madrid, nel nuovissimo Wanda Metropolitano, stadio in cui i Colchoneros da due anni giocano tra le mura amiche e in cui avrebbero sognato di disputare questa finale, si è tenuta una tipica partita da Premier League, in una serena nottata d’inizio estate. Il Liverpool così schierato in campo: Alisson Becker tra i pali, Alexander-Arnold, Matip, van Dijk, e Robertson a completare il reparto difensivo. Henderson, Wijnaldum, Fabinho schierati nell’atipico centrocampo a tre del mago Klopp. Infine il tridente offensivo, composto da Manè, Firmino e il grande trascinatore Momo Salah. Mister Pochettino rispolvera la medesima formazione anti-Ajax, nel tentativo di imbrigliare il gioco dei Reds. Lloris in porta, Rose, Vertonghen, Alderweireld, Trippier. I due mediani frangiflutti, Wanyama e Sissoko, a supportare il trio formato da Son, Dele Alli e il geometra Eriksen, dietro all’unica punta, il rientrante e scalpitante Harry Kane.

Quando l’arbitro sloveno Damir Skomina fischia il calcio d’inizio, in perfetto orario, un boato normanno si innalza nella notte, la tensione è stata spezzata, i tifosi fanno valere tutto il loro calore e in campo il gioco parte subito con furore. Klopp lo si vede già dai primi secondi cominciare a scavare un solco all’interno della sua area tecnica, un leone in gabbia per novanta minuti più recupero. Pochettino inizia, di par suo rimanendo eretto, braccia conserte, sguardo fisso, come siffatta statua di sale in un deserto verde. Non passano neppure dieci minuti, che al ‘8 del primo tempo il Liverpool si rende subito pericoloso grazie a una veloce ripartenza innescata da Georginio Wijnaldum che, dopo aver intercettato un pallone filtrante ai 25 metri, con un preciso verticale ha imbeccato il purosangue egiziano Salah sulla fascia destra, Momo ha saltato netto Rose con uno scavetto, fulminandosi verso l’area avversaria. Firmino taglia dal centro in verticale verso la destra dettando il passaggio ma, soprattutto, portando fuori posizione Vertonghen, consentendo così a Salah di far partire la prima conclusione della partita verso lo specchio della porta. Il tiro è bello, potente, di interno sinistro, così come piace a Momo, ma il pallone non prende sufficiente effetto per finire in fondo alla rete. Lloris si distende sulla propria destra, e con una buona spinta devia in calcio d’angolo. Salah si occupa della battuta, palla a rientrare nel cuore dell’area di rigore, Vertonghen anticipa di una frazione il terzo tempo di van Dijk, Sissoko ne viene in possesso al limite, protegge palla, gestisce il possesso e subisce fallo da parte di Henderson in fase di ripiego.

Il ritmo è tipicamente inglese, su un manto perfetto la palla viaggia velocemente e i tentativi di contropiede non si fanno certamente mancare. Tuttavia, sembra che i ragazzi di Pochettino stiano lentamente prendendo possesso del pallino del gioco grazie ai propri palleggiatori, i quali navigano tra la trequarti e il centrocampo, trovando puntuali sponde tanto in attacco, con l’apporto del fisico e la tecnica di Kane, quanto indietro, merito del continuo muoversi e farsi trovare in visione dei due frangiflutti d’ebano. Van Dijk però non fa prigionieri. Chiunque tenti di dialogare stretto al limite dell’area Reds, o tentare un dribbling per vie centrali, il risultato non cambia. Tempismo, tecnica, intuizione, è davvero un grande centrale difensivo e il Liverpool se lo gode dopo aver speso una follia per averlo dal Southampton la scorsa stagione. La partita è corretta nonostante la posta in palio e la tensione accumulata. Interventi duri certamente ma non cattivi, ne è testimonianza il fatto che l’arbitro Skomina al minuto 25′ non abbia ancora sventolato nessun cartellino. Da segnalare una fucilata in curva dell’uragano Kane, al 16′, e una palla geniale di Eriksen, al minuto 22′, giocata dal vertice destro dell’area sul secondo palo, dove, sfortunatamente per gli Hotspurs, Son arriva in leggero ritardo lasciando scivolare la palla oltre la linea di fondo.

Qualcosa è nell’aria, l’elettricità si fa più intensa e così anche il Liverpool aumenta il pressing, alzando, quando possibile, il baricentro della squadra. Infatti, dopo aver riconquistato palla a centrocampo con Milner, gestito il possesso con una serie di passaggi brevi in orizzontale, arriva l’imbucata per Manè, che tagliando alle spalle di Trippier controlla il pallone con il mancino, dopo di che, sposta la sfera con l’esterno destro così guadagnando l’angolo per lasciar partire la conclusione. Collo secco, palla che sfiora il gambone di van Dijk in estirada e Lloris battuto. Il Liverpool passa in vantaggio al 34′. Esplode la gioia dei supporters Reds. Klopp si lascia andare in una corsa forsennata verso i suoi ragazzi, li abbraccia, li bacia e poi urla loro “Let’s keep goig on!”.
Pochettino aveva abbandonato l’impassibilità già da un pezzo, ma questo macigno lo ripiomba nella stasi. Accenna un applauso di incoraggiamento ai suoi, stringe denti e pugni, vuole che continuino a lottare come hanno sempre fatto. E così è.

Una reazione rabbiosa quella del Tottenham, che per ben due volte si avvicina al pareggio, prima con una penetrazione verticale del sudcoreano Son, il quale giunto in area lascia partire un mancino forte ma da posizione troppo defilata, il pallone finisce sull’esterno della rete. Poi, a un minuto dallo scadere del primo tempo, Kane si abbassa staccandosi dalla marcatura asfissiante di van Dijk, riceve palla, finta la conclusione e scambia corto con Eriksen, il cui primo pensiero è restituirla di prima al suo bomber lanciatosi nello spazio. Palla con il contagiri, ma l’uscita provvidenziale di Alisson Becker neutralizza il pericolo bloccando sicuro a terra la sfera e consentendo così ai suoi compagni di andare al riposo in vantaggio. All’intervallo: Liverpool 1, Tottenham 0.

I tifosi Reds cantano a squarcia gola “You’ll never walk alone”, brividi su tutta Madrid. Per contro i supporters Hotspurs tentano di rispondere per coro, ma si sa con la Kop è un’impresa. I primi a rientrare in campo dopo l’intervallo sono proprio gli undici di Klopp, un paio di minuti più tardi escono dal tunnel anche gli uomini di Londra. Sicuramente Pochettino ha sfruttato ogni istante a sua disposizione per dettare le nuove contromisure e tentare di ribaltare la partita. Con i 22 schierati e pronti, Skomina decreta l’inizio della seconda frazione.

Il copione sembra essere lo stesso con cui si erano conclusi i primi 45 minuti.  Il Tottenham determinato a rimettere in carreggiata la finale della vita e il Liverpool che continua a pressare alto con lo scopo di disturbare i tempi di gioco dei palleggiatori in casacca bianca tra centrocampo e trequarti. Ed esattamente come nei primi minuti del match, i Reds si presentano nuovamente al cospetto di Lloris al minuto 51′ dopo un’ennesima ripartenza impostata dal terzino sinistro Robertson, il quale, dopo aver intercettato un cambio di gioco effettuato dal nazionale inglese Dele Alli all’indirizzo di Trippier che stava sopraggiungendo, percorre tutta la corsia sinistra come un treno in corsa e giunto nei pressi dell’area chiede ed ottiene l’uno-due con l’autore del gol Manè. Il passaggio di ritorno è preciso, Robertson con il suo mancino pennella di prima un traversone radente dal fondo verso il dischetto dell’area di rigore dove Firmino piomba con i tempi giusti. Sfortunatamente apre troppo il piatto e il pallone sorvola la traversa, per il sollievo dei supporter Hotspurs, proprio dietro alla porta di Loris.

S’innalza l’ennesimo grido di quelli della Kop, l’incitamento si fa assordante, vogliono il raddoppio. Pochettino sa bene che dovrà fare qualcosa a breve o la speranza dei tifosi Reds potrebbe presto tramutarsi in realtà. Nel frattempo anche i giocatori del tecnico argentino percepiscono il pericolo e, improvvisamente, la partita si fa più fisica di quanto non fosse già, con messaggi precisi da recapitare, come quello di Wanyama ai danni di Momo Salah dopo l’ennesimo dribbling. Skomina estrae il cartellino giallo tra le inevitabili proteste di rito. Il Liverpool percepisce l’odore del sangue e, al minuto 64′, dagli sviluppi di un calcio d’angolo, concesso dal guardalinee per l’ultimo tocco di Rose impegnato con Fabinho decentratosi, in un batti e ribatti in area, sbuca con balzo di giaguaro l’olandese Georginio Wijnaldum, che di collo esterno fulmina l’intera difesa del Tottenham. Lloris non accenna neppure la parata, può soltanto guardarla, pregare e infine chinare il capo. Il mago Klopp impazzisce, corre, gli cadono gli occhiali, salta con i pugni rivolti verso il cielo. Comincia davvero a crederci l’intero popolo rosso.

Pochettino corre subito alle mosse obbligate, fuori uno spento Dele Alli per l’eroe della Johan Cruijff Arena Lucas Moura. Il brasiliano cerca, immediatamente, il dialogo con Kane, sempre braccato dal colosso olandese. I primi tentativi sembrano promettere chances a breve, tant’è che proprio dopo uno scambio tra i due compagni di reparto, grazie ad un geniale velo di Kane che lascia passare tra le gambe la palla, si incunea dalla sinistra Son, che dopo un controllo prezioso scavalca l’uscente Alisson con un tocco sotto e accorcia le distanze a 17 minuti dalla fine.

Klopp non ha ancora effettuato nessuna sostituzione, in quel momento di gioia Hotspurs, lui impassibile, pensa che probabilmente è arrivato il momento del primo cambio. Così, nel tripudio dei supporter del Tottenham pieni di ritrovato entusiasmo e carichi di speranze, esce dal campo, dopo una partita giocata a correre e rincorrere tutti, il brasiliano Firmino per Origi, con l’intenzione di far valere la prestanza fisica del belga tanto nei palloni alti quanto nella protezione della sfera. Due minuti più tardi Henderson si fa ammonire per un fallo tattico commesso con lo scopo di non lasciar partire Erikson verso un potenziale tre contro tre. Fallo di notevole intelligenza.

I minuti passano incessanti, il tifo sulle gradinate è alle stelle, entrambe le tifoserie incitano disperatamente la loro squadra. Poi un lampo dal nulla. Kane si smarca, riceve palla dal vertice alto dell’area e scocca un preciso destro a giro. La palla accarezza la traversa e finisce sul fondo, Alisson non vi sarebbe mai arrivato. “Uhhhhh…” in tutto lo stadio, chi per paura sventata, chi per rammarico di pochi centimetri. Quindi si innalza ancora “You’ll never walk alone”.

Il Liverpool, dopo aver tirato un sospiro di sollievo, raduna nuovamente le idee e ricomincia a impostare il proprio calcio. Siamo al minuto 83′, doppio cambio per Pochettino. Si gioca il tutto per tutto. Fuori Sissoko e Trippier, dentro Lamela e Llorente. Difesa a tre, quattro a centrocampo e trequarti, tre sul fronte d’attacco con Lorente al centro, Kane leggermente decentrato sulla sinistra, Lucas Moura sulla destra, quasi ala aggiunta. Le forze cominciano a venir meno dopo una finale giocata ai ritmi da Premier League, tuttavia, le energie nervose non sono ancora in riserva e Skomina fa in tempo a sventolare altri due cartellini gialli all’indirizzo di Eriksen e di Fabinho.

Il quarto uomo solleva il tabellone luminoso: 4 minuti di recupero. Klopp urla ai suoi di resistere, la curva sembra già festeggiare issando cartonati raffiguranti la coppa dalle grandi orecchie. Pochettino ha completato la sua trasformazione, da impassibile e sicuro di sé nei primi istanti di gara a hombre argentino da Bombonera. L’ultimo assalto vero e proprio del Tottenham si spegne tra le braccia sicure del portierone brasiliano al minuto 93′, dopo che una manovra avvolgente degli Hotspurs aveva liberato il “Coco” Lamela alla conclusione da posizione favorevole all’interno dell’area di rigore, all’altezza degli undici metri, leggermente sulla destra. Un contrasto a centrocampo, il pallone si avvia verso la rimessa laterale, esce. L’arbitro Skomina fischia la fine di questa bellissima finale di Champions League 2018/2019: il Liverpool è campione per la sesta volta nella sua storia.

Onore agli sconfitti, autori di una partita degna di essere applaudita. Madrid si tinge di rosso, la Kop al seguito dei propri beniamini esplode nella loro canzone simbolo. Si abbracciano, piangono e sognano insieme. Jurgen Klopp, si inginocchia nella sua area tecnica, si toglie gli occhiali e con le mani sul volto inizia a singhiozzare. Proprio lui il mago, il condottiero, si riscopre bambino. Dopo il fallimento della finale persa l’anno precedente contro i blancos di Madrid, questo ritorno e questa conquista rendono il tutto ancora più dolce per il tecnico tedesco e i suoi fedeli. La cerimonia di premiazione viene eseguita, le foto di rito scattate, poi tutti negli spogliatoi con la coppa. Anche questa edizione si è conclusa, siamo tutti ansiosi di vedere se il Liverpool riuscirà a confermarsi nella stagione successiva, oppure se qualche altro protagonista possa avanzare la propria candidatura all’Olimpo.

Il sogno è terminato, Hury-El e scomparso, sipario. Si torna alla quotidianità.

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