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È davvero Sarri il nuovo allenatore della Juve?

Da quando la Juve ha esonerato Allegri, perché è giusto parlare di esonero più che di congedo, la panchina bianconera è diventata la più chiacchierata d’Europa: ogni giorno un nome nuovo. 

In principio è stato Simone Inzaghi l’indiziato numero uno, per la sua importante amicizia con il Ds Paratici. Erano in giorni in cui si vociferava di un accordo già trovato tra Agnelli e Lotito per Milinkovic. Le voci, poi, hanno coinvolto anche Sinisa Mihajlovic, serbo stimato dalla dirigenza dai tempi dell’ultimo anno di anno di Conte e forte di un legame con Pavel Nedved.
Ma qualcosa non tornava. Il livello, così come la borsa, pian piano è cominciato a salire: Pochettino, Mourinho, Klopp.
Tutti a giurare che fosse uno o l’altro e a sconfessare che fosse quello indicato dagli “altri”.

Si è giunti, però, ben presto da una competizione a più partecipanti ad un duello tra Sarri, attuale tecnico del Chelsea, fresco vincitore dell’Europa League, e il profeta del calcio moderno Pep Guardiola.
Una lotta che ha coinvolto la stampa più che i tecnici in questione. Come mai prima abbiamo assistito ad un corto circuito, una divaricazione tra gli organi più accreditati e quelli meno accreditati, tra i più autorevoli e i meno autorevoli (non per questo senza fonti giuste e seguito fedele).
I primi metterebbero entrambe le mani sul fuoco per Sarri alla Juve, i secondi metterebbero anche la faccia sulla brace per lo sfidante. La novità è questa: i più piccoli non seguono i più grandi.
Cosa è successo? Stiamo assistendo ad una rete di fake news tesa ad accaparrarsi click oppure ad un affare che per la sua complessità e le parti in causa coinvolte sfugge dai radar dei grossi predatori? Chi sbaglia? Chi ci sta prendendo?

L’esperienza ci insegna che quando ci sono due verità, la vera verità sta nel mezzo.

La Juve ha avuto contatti con Sarri, così come li ha avuti con Guardiola, non ha chiuso con nessuno dei due ma ha le idee chiare. A Torino non è in corso una rivoluzione tecnica, bensì d’identità. Vogliono mutarsi geneticamente e vincere non sarà più l’unica cosa a contare, lo sarà anche il modo in cui lo si farà. È cosi che si arriva a questi due nomi, gli unici su piazza capaci di affrontare un processo del genere o almeno di avviarlo. È così che si arriva al primo di questi due: Guardiola.

Lo spagnolo, ad oggi, è il preferito, il piano A. Sarri è il piano B. 

Agnelli è forte sul catalano, che ci siano stati incontri tra le parti è cosa nota. C’è un interesse reciproco, la Juve vuole Pep, a Pep la Juve piace, anzi è alla ricerca di una nuova sfida. In Inghilterra avrebbe ancora da vincere la Champions, ma questo stimolo non gli mancava di certo al Bayern eppure li ha lasciati.
In tutto questo c’è il City che non pochi problemi sta avendo con la Uefa. Quello stesso City che, nonostante le indiscrezioni che risuonano a Londra e continuano a caldeggiare il trasferimento, non ha avuto, tutt’ora, la forza di smentire l’affare per vie ufficiali. Non ha la forza per farlo. Perché?
Le parole di Galassi, in questo caso e nel mondo del calcio, valgono davvero poco se non supportate dalla proprietà. Addirittura potrebbe esserci nel contratto attuale di Guardiola una clausola a lui favorevole. 

La trattativa, però, tra i bianconeri e Guardiola è difficile, perciò non conclusa. La Juve sta lavorando per incastrare tutti i pezzi del puzzle.
Parliamo di un accordo che prevederebbe 23 milioni all’anno per quattro anni da versare nelle casse tecnico spagnolo, più il 10% da girare al fisco (secondo le agevolazioni fiscali previste dal nuovissimo decreto crescita). La voce allenatore nel bilancio stilato alla Continassa peserebbe circa 10 milioni in più rispetto all’ultimo anno di Allegri, per il quale si registravano 15 milioni lordi.
Bisogna muoversi attentamente e trovare dei garanti (finanziatori) come Adidas, attuale sponsor tecnico dei bianconeri con un contratto rinnovato lo scorso Natale dal valore di 400 milioni.
Il colosso tedesco delle tre strisce è da sempre in lotta con Puma, che negli ultimi mesi sta corteggiando Guardiola, sottrarglielo rappresenterebbe una doppia vittoria.
Insomma ci sono gli estremi per una guerra tra marchi e alla Juve intendono farsi coprire le spalle per piazzare un colpo che avrebbe del sensazionale, ma che non si allontanerebbe molto dagli standard toccati con l’acquisto Ronaldo, il livello attuale dei bianconeri. Tutto allora è in divenire.

Poi, solo poi, c’è Sarri: rappresenta la più valida delle alternative, una scelta funzionale e propedeutica (non sarebbe da escludere l’arrivo dell’ex Napoli per preparare il terreno allo spagnolo tra qualche anno).
L’attuale tecnico del Chelsea è una via percorribile, la Juve ha con lui ha già un accordo: 6,5 milioni all’anno per tre anni.
Il comandante è stufo di Abramovich, nonostante quest’ultimo dicono si sia ricreduto sul conto del toscano nelle ultime settimane. Ha chiesto di andarsene, vuole sfruttare questa enorme opportunità. L’esperienza a Londra si è rivelata formativa e capace di smussare alcuni angoli ottusi e dogmi atavici.
Essere la seconda opzione non pesa, soprattutto se la prima non è facile, se puoi approdare da messia nel porto dei miscredenti.

A chi sarà affidata la panchina di casa dell’Allianz Stadium lo scopriremo nei prossimi giorni, quando ci sarà la fumata bianca (tra il 4 e il 14 giugno). Nel frattempo ci sentiamo di dire che un vincitore non c’è ancora e che le campane che suonano non mentono ma il suono autentico viene dal combaciarsi delle due.

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