Sans-serif

Aa

Serif

Aa

Font size

+ -

Line height

+ -
Light
Dark
Sepia

Nihil sub sole novum, davvero?

Siamo realmente sicuri che la realtà terrà fede ai pronostici?

Questo Mondiale di Formula1 è iniziato da poco e c’è già così tanto da dire. 

Prima di tutto, i tradizionali test pre-stagione ci avevano consegnato un quadro apparentemente limpido della situazione: Ferrari che sfrecciano come il vento, un ormai maturo Max Verstappen pronto alla sua consacrazione, tanti giovani piloti di belle speranze e, come dimenticarlo, una monoposto Mercedes che tiene il passo ma non esalta il pubblico presente a Melbourne. Un quadro chiaro a quanto pare, o forse no? 

Il dubbio nasce dalle qualifiche: il ricordo di quella rossa dominante il palcoscenico australiano è ormai andato, in pista la Mercedes ha un altro passo. E di fatti la pole è conquistata dal campione britannico iridato, Lewis Hamilton. Fin qui la trama di questo Mondiale pare rispettata: due monoposto a contendersi sin dall’inizio la scena e due piloti, Lewis e Seb, pronti a darsi battaglia lungo ogni tracciato. C’è un “però”. 

La supremazia mentale e tecnica di Lewis dura poco in gara, viene infatti subito sorpassato in partenza. Non da Vettel, bensì dal finnico, team-mate, Valtteri Bottas. Colui che non ti aspetti. 

Sì, colui che non ti aspetti perché il ricordo di lui, esausto e sull’orlo di una crisi esistenziale, dello scorso anno è ancora vivido nella mente di tutti gli appassionati. Il bottino racimolato dal secondo pilota Mercedes lo scorso anno non è stato entusiasmante: 8 podi, nessuna vittoria e solamente in tre occasioni è riuscito a piazzarsi meglio del suo “comprimario” britannico sulla griglia finale. 

Ma l’ingordigia messa in mostra da Valtteri è così tanta da rubare la scena a quei due che, a dover di cronaca, erano stati – come sempre – designati quali principali antagonisti alla lotta al titolo iridato. 

Sebbene il primo Gran Premio è, da sempre, una vetrina in cui esibire alcuni dei pezzi pregiati del Mondiale che ci attende – tra cui il potenziale fenomeno monegasco Charles Leclerc, il giovane francese Gasly alle prese con l’arduo compito di sostituire in RedBull l’australiano Daniel Ricciardo, ed infine proprio quest’ultimo, Ricciardo, in corsa su una nuova monoposto, quella della Renault, con un motore meno potente del nuovo corrispettivo Honda e con obiettivi diversi rispetto al team austriaco – è bene focalizzarsi su un aspetto alla volta, e questo è il turno del finnico Valtteri Bottas. 

Dopo aver dominato in gara, staccando di 20’ il suo diretto concorrente e compagno di scuderia Lewis Hamilton, “il non così gelido” Bottas si rende protagonista di un rientro in paddock a-tipico: piazzatosi in testa alla gara per tutti e 58 giri, percorsi tutti d’un fiato, Valtteri si lascia andare in un grido che trasuda riscatto. Riscatto per una stagione, la precedente, non all’altezza delle sua alte aspettative. Stagione conclusasi nel peggiore dei modi: con Antti Aarnio, patron di Wihuri – lo sponsor personale che lo accompagnava dai tempi del kart – che all’inizio di quest’anno l’ha piantato in asso a causa dei risultati deludenti. 

La parabola di Bottas fa riaffiorare in me il ricordo liceale delle gesta di un “semidio” greco, Bellerofonte, passato in sordina poiché nipote di Sisifo, quel Sisifo privo di timore per gli dei condannato ad una fine impietosa nello spingere un masso dalla base alla cima di un monte, e figlio illegittimo di Poseidone, Re del Mare. 

Entrambi, Bottas e Bellerofonte, condividono una consapevolezza intrinseca: Bottas, dopo 8 anni trascorsi nelle serie minori in cui racimola vittorie ed ottimi piazzamenti con vetture non alla sua altezza, sa di esser pronto alla grande svolta che la F1 rappresenta e Bellerofonte, caricato di aspettative da una progenie molto titolata, è conscio dei mezzi che gli sono stati messi a disposizione e dell’enorme responsabilità che grava su di lui. 

Sin da subito, per entrambi, il percorso appare travagliato: da una parte Bellerofonte – resosi colpevole dell’involontario omicidio di Bellero, Re di Corinto, giunge presso Preto, Re di Tirinto, in cerca di asilo; lì Stenebea, moglie di Preto, si invaghisce di lui, venendo però rifiutata; la donna istiga il marito ad ucciderlo, il quale però è impossibilitato a giustiziarlo per via delle norme sull’ospitalità (Xenia). Preto subdolamente gli sottopone una serie di prove di difficile riuscita, che lui supera non senza difficoltà – e dall’altra Bottas – il quale, una volta approdato in F1 con la Williams, si trova a gareggiare con una monoposto inadeguata, che gli sta semplicemente stretta. Seppur le condizioni non sono favorevoli, in 4 anni riesce ad emergere grazie al suo talento, mettendo a segno uno score totale di 411 punti, tanto da attirare l’attenzione della scuderia Mercedes in cerca di un rimpiazzo al campione Mondiale uscente Nico Rosberg. 

Ad un punto di rottura per uno, Bellerofonte, e ad un punto di svolta per un altro, Bottas, ne fa seguito una scissione dell’Io affrontata in termini pressoché identici. 

Preto, resosi conto dell’impossibilità di contrastare il giovane di Corinto, inviò quest’ultimo presso Iobate, Re di Licia, con la scusa di consegnargli una lettera (che ne richiedeva l’uccisione). Anche Iobate ospitò Bellerofonte e, sempre a causa dello Xenia, non potè di conseguenza ucciderlo; gli chiese allora di uccidere per lui i Solimi, abitanti dell’Asia Minore, e lui lo fece; gli chiese di sterminare le Amazzoni, e lui lo fece. Non soddisfatto, gli avanzò un’ultima richiesta: Bellerofonte avrebbe dovuto uccidere per lui la Chimera. Riuscirà Bellerofonte a sconfiggere il il tremendo mostro con testa di leone, corpo di caprone e coda di serpente? 

Passato alla Mercedes, invece, il finnico vive una stagione d’esordio eccezionale, ottenendo 3 vittorie – 13 podi e 305 punti totali. Da semplice vassallo di Hamilton, Bottas mette in mostra qualità e traguardi invidiabili. Durante il suo secondo anno in Mercedes le aspettative crescono: aspettative che però non risultano soddisfatte in toto con un 5° piazzamento finale. Riuscirà Bottas a dare filo da torcere all’affermato Hamilton? 

Il parallelismo tra i due è palpabile ad occhio nudo: entrambi sono posti dinanzi a delle imprese che possono cambiare totalmente le carte in tavola, una volta per tutte.

Prima d’affrontare un vissuto esperienziale così forte, tutti e due fanno esperienza di un ritrovamento: un ritrovamento con la natura. 

Bottas, avendo smarrito nel 2018 ogni sorta di sicurezza e spavalderia, decide di voler sparire: l’ha fatto per un pò, perdendosi nei boschi e nella natura incontaminata del paesaggio finlandese, ritrovando se stesso e tornando più forte di prima. Bellerofonte, per sconfiggere la Chimera, avrebbe avuto bisogno di Pegaso, il divino cavallo alato, e il solo modo per catturarlo era quello di affidarsi ad Atena, passando una notte ai piedi del suo tempio. La Dea non tardò a mostrargli la sua benevolenza: gli consegnò Pegaso e una briglia d’oro per domarlo. 

Ed infine arriviamo a quello che è ormai noto. 

Il 2019 inizia per Valtteri con un altro passo. Già a Melbourne il finnico padroneggia in qualifiche e in gara, ottenendo una vittoria netta e il punto bonus per il giro veloce in gara; invece, nelle successive gare colleziona 3 secondi posti in Bahrein, in Cina e in Spagna, uno scialbo terzo posto a Monaco e una vittoria a Baku, sempre a discapito di Lewis. 

Oggi la classifica piloti lo vede al secondo posto, a sole 17 lunghezze dal compagno “superstar” di scuderia.

Sul versante greco-orientale della nostra storia, grazie a Pegaso, Bellerofonte, riesce a gettare del piombo nella gola della Chimera che, fondendosi, soffocò il mostro; il semidio tornò da Iobate il quale, con ammirazione, gli mostrò il messaggio di Preto. Bellerofonte raccontò la verità al Re, il quale lo ricoprì di onori. Bellerofonte era ormai diventato un semidio onorato dagli dei e dagli umani tutti. 

Tutto è bene ciò che finisce bene, o quasi. 

Nel racconto mitico di Bellerofonte c’è però una nota a margine molto rilevante, che fa chiarezza su un destino già scritto dalle Moire: l’orgoglio delle sue imprese si impossessò del giovane di Corinto. Il forte desiderio di raggiungere l’Olimpo portò l’eroe ad essere disarcionato da Pegaso; gli dei infatti, infastiditi dalla sua vanità, mandarono un tafano a pungere Pegaso. Bellerofonte sopravvisse alla grave caduta ma rimase solo e infermo fino alla sua morte. 

Ed ecco che mi assale un dubbio: può esser mai che la brama di successi e una forte consapevolezza di se stessi deve, inevitabilmente, portare ad una fine sventurata? Anche Bottas sarà vittima della sua stessa enorme – ritrovata – ambizione? 

In sostanza, sarà l’anno buono per Valtteri Bottas o, come molti esperti dicono (Terluzzi in primis), sarà tutto un fuoco di paglia? Staremo a vedere, per adesso non resta che goderci una delle tante bellezze che la Finlandia ha da offrire.

Lascia un commento