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L’Ajax è una lezione al calcio italiano

L’estinzione è la regola. La sopravvivenza è l’eccezione e, sopratutto, a sopravvivere non è sempre il più forte ma chi è disposto a cambiare, cogliendo le opportunità. Facendo i catastrofici, l’estinzione è ciò cui si avvia il sistema calcio italiano.

Nove anni che non vinciamo nulla a livello internazionale. Nessuna Europa League, nessuna Champions, nessun Europeo, nessun Mondiale, nessun Pallone d’Oro. Nessuna sfortuna. C’è un’evidente mancanza. L’impressione è che la maggior parte delle società del calcio professionistico italiano non abbia un progetto di vita e stia rendendo la propria esistenza non più di un accidente.

Prendiamo in considerazione la sola Serie A:

  1. A quante squadra basta solo permanere nel limbo?  2. A quante andrebbe bene retrocedere in Serie B per avvalersi del paracadute?  3. Quante possono dire che la prossima stagione sarà una stagione migliore di quella appena conclusa? 4. Quante propongono calcio invece che speculare?

Sull’ultimo quesito cadrebbero anche i primi, quelli da cui partiamo.
Gli ottacampioni sono da escludere, perché, più che carnefici, sono vittime del sistema.

La Juventus è fuori categoria,  è l’unica squadra capace di intraprendere la via manageriale, campo e scrivania, risultati sportivi ed economici.
Si indebita, ma questo lo fanno le migliori aziende, si chiama “rischio d’impresa”. I bianconeri sono diventati brand, più che sola società sportiva, e i debiti chi lavora bene può pagarli.
La Juve è il solo club italiano di successo e il successo è sempre pianificato, hanno lavorato per anticipare il futuro e ci sono riusciti. Cambierà lo scenario del calcio mondiale e in quello scenario saranno, al momento, l’unica italiana certa.
Hanno un problema: il sistema calcio italiano, in generale, nello specifico la Serie A.

La Serie A che hanno annichilito, gli si sta ritorcendo contro, perché non ci sono avversari. Qualcuno è stato fatto fuori, altri si fanno fuori da soli, non riuscendo a trovare la verve e la lucidità per combattere lo strapotere: le idee e il gioco.
Strapotere che, allora, la Juve non può avere in Europa, dove il calcio è sport ma soprattutto business e il business non si fa con i soli soldi o con i singoli individui, lo si fa, soprattutto con intelligenza. L’intelligenza coglie le chiavi di volta e alza la competitività, alla quale i bianconeri non sono abituati. Ecco che il problema dei bianconeri non è prendere o meno un Cristiano Ronaldo, aumentare i ricavi, perdere Allegri. Il problema è non arrivare pronti fisicamente e mentalmente a ciò che li aspetta in Europa, non farlo perché in Italia tutto ciò non serve, basta il minimo indispensabile. La famosa asticella possono non alzarla mai. Il problema è il risultato del sistema.

La prova maestra è stata l’ultima eliminazione europea dei primi della classe per mano di chi ha proposto, di chi non ha avuto paura, di chi è Davide rispetto a Golia ma non si lamenta, né per gli arbitri, né per gli euro, ha trovato un metodo intelligente da più di cinquant’anni, ha tutti gli elementi che mancano a quel sistema di cui stiamo parlando: idee e gioco. Ci arriveremo.

Escludiamo l’Inter. Dopo anni di burrasca ha ritrovato un assetto societario forte, una proprietà capace di intraprendere la via già percorsa sotto la Mole, ci sono soldi, uomini e progetti.
Ha avuto per troppo tempo uno spogliatoio nel quale è caduta ogni regola, dunque un estremo bisogno di comandanti affidabili capaci di serrare i ranghi e tirare le brighe, lo sarà Antonio Conte.

Napoli, Roma, Lazio potremmo escluderle, potremmo non farlo. Hanno dei piani conosciuti e unici, definitivi, piatti (vendere per acquistare chi sarà poi venduto ad un prezzo maggiore). Sembra difficile immaginarle meglio di come sono attualmente, trovare lo spirito per colmare il gap.

Escludiamo l’Atalanta, forse, la squadra più europea d’Italia, teniamo dentro il Milan un’incognita.

Fanno quattordici squadre, non possiamo salvare nessuno. Quattordici squadre su venti della massima serie hanno come massima aspirazione che il domani sia meglio dell’oggi per grazia di Dio. Qui c’è il declino della Nazionale, il Mondiale a cui non abbiamo partecipato, l’eredità mai raccolta lasciato dai Totti e i Del Piero, l’ultima Champions nel 2010, la buona pace dei tifosi.
Se nessuna giornata in cui si è imparato qualcosa è andata persa e viceversa, il calcio italiano ha ancora pochi giorni. Esasperiamo.

La Serie A come un Eredivisie qualsiasi, fuori dai top campionati.
Eppure qualche certezza possiamo rintracciarla proprio in Olanda, sponda lancieri. Facciamo che i discendenti di Cruijff hanno spezzato i sogni della Juve ma possano riaccendere quelli di un sistema intero, che possa imparare da ciò che ha visto.
Imparare non dal bel calcio (intorno ad esso c’è una polemica sterile), non dalle serate indimenticabili di Madrid, Torino e Londra.
Un sistema che possa cogliere ciò che c’è dietro a tutto questo: idee e gioco che partono dal futuro, il futuro che è gioco e idee. Il futuro capace di colmare le distanze tecniche ed economiche, innalzare i livelli, farti sopravvivere non come un lento morire ma come un vivere continuo.

Un futuro (il futuro) che in olandese si pronuncia “De Toekomst”, più che un verbo, uno spazio, un tempo. “De Toekomst” è il settore giovanile dell’Ajax. Chi è stato all’interno di quelle strutture può confermarvi che quelle stesse strutture non sono ciò che meraviglia, ciò che meraviglia è la maniera in cui sono utilizzate. In Olanda mancano poche cose, una di queste è lo spazio, allora si è nati con la necessità di essere efficienti, poche risorse a disposizione da valorizzare. La prima tappa del processo è lo scouting, ci si concentra su aree limitrofe alla zona di competenza (scarse risorse e valorizzazione dei talenti locali).
I primi calciatori biancorossi (i figli degli dei) hanno tra i 6 e i 7 anni, sono scelti non per quanti gol o assist fanno ma per quanto si divertono. Il desiderio di giocare è il primo criterio di selezione, non la tecnica, non la tattica: coltivazione di talento. Talenti da far crescere in un sistema che fa da serra, votato alla crescita e basato sul modello TIPS: tecnica, intuizione, personalità e velocità. Idea.

L’idea è di creare giocatori tecnici adatti a giocare in ogni situazione o posizione del campo, un addestramento che segue in maniera identica la prima squadra, nello stile di gioco, nel 433 o nelle sue varianti, nel comportamento e nelle regole. In media più del 60% dei ragazzi che completano il percorso raggiungono i massimi livelli, raggiungono la prima squadra. Ma attenzione, chi non riesce a sopravvivere nel sistema è rifiutato dal sistema stesso. “Il Futuro” nasce dalla necessità di mantenere la competitività con le maggiori squadre europee nonostante la scarsa levatura del campionato di appartenenza e gli scarsi mezzi economici a disposizione, le stesse necessità lamentate dalla in Serie A.
“Il Futuro” è un business. Quei piccoli uomini al momento giusto saranno venduti.

Se i soldi stanno rovinando il mondo del calcio questo non vale per l’Ajax. Negli ultimi quattro anni se contiamo solo le cessioni più nemurative (De Jong 75, Sanchez 40, Milik 32, Klaasen 27, Kluivert 17, Cillesen 13, Bazoer 12, Wober 10, Riedewald 9) i lancieri hanno incassato 235 milioni a fronte di un totale di 29 spesi per gli stessi elementi.

Idee.

Poi c’è il gioco. Il Gioco che sopperisce la minore caratura tecnica. Si può dominare lo spazio o il possesso, l’Ajax sceglie da sempre il secondo per prendersi il primo, per sfruttare al massimo le caratteristiche dei propri giocatori e per ridurre i momenti in cui ci si difende, quando le carenze vengono fuori. Tutto si concentra, allora, sulla fase offensiva, ove si costruiscono le combinazioni e si prepara la disposizione atta per la riaggressione e la rinconquista immediata della palla, negando agli avversari il tempo necessario per organizzare le transizioni offensive.
Quel gioco che rende i giocatori affamati, entusiasti, brillanti. Quel gioco che abbiamo visto mettere in difficoltà la Juve come mai lo è stata in Serie A, al quale non è allenata e con il quale non può mai confrontarsi se non in Europa, dove non hai una stagione intera per adattarti e rimediare.
Quella stessa felicità che la Juve non vede mai negli avversari, troppo spesso rassegnati e molli.

Il gioco che alza la competitività, che ti porta vicino ai migliori non essendolo, lo aveva fatto Sarri lo scorso anno. Il gioco quello dell’Ajax che è un continuo equilibrio tra ordine e caos, dove è possibile rintracciare un senso di libertà unico, ciò che Sarri non era riuscito a fare perdendo lo scudetto più di quanto abbia fatto in uno stupido albergo di Firenze. Gli olandesi permettono agli undici elementi in campo di vivere al cavallo del sistema, di applicarlo e di metterlo in secondo piano trovando vantaggio dal disordine portato dal potere creativo.

Potere troppo spesso castrato ai giovani nostrani, che non sanno più saltare l’uomo, non sanno creare la superiorità numerica perché non coltivati nella tecnica e nella tattica individuale. L’ultimo vero 10 italiano è stato Cassano, che conta la sua ultima presenza in nazionale nel 2014. Non lo sono Chiesa e Bernardeschi, a cui è stato insegnato che il fisico e il dispendio di energie per il bene supremo della squadra contano più della libertà, più dello stesso gioco.

Il gioco.

Un gioco e delle idee che non sono un “unicum”, che non devono essere sempre le stesse. Ognuno può avere la propria idea di calcio, così come la propria idea di gioco. Non parliamo di scimiottare, ma di cogliere gli elementi di un sistema e adattarli, come ci pare, ad un contesto.
Il gioco e le idee sono da intendere come fattori costituenti di soluzioni intelligenti rispetto al nulla a disposizione, al tirare al campare e alle lamentele che fanno del “questi sono i mezzi e queste le possibilità” il tutto, potevano dirlo anche ad Amsterdam ma non l’hanno fatto.

Gioco e idee, con pazienza, valgono, questa è la certezza, il futuro del nostro sistema calcio. Valgono la rinascita, una sana sopravvivenza. Valgono un’insegnamento importante quanto la Champions.

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