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James-Ancelotti, storia di un amore che non si arrende

“Certi amori non finiscono, fanno un giro immenso e poi ritornano”
Antonello Venditti

Ci sono amori giusti nati al momento sbagliato. Sono quelli che non hanno una conclusione naturale, si dissolvono, che la fine nemmeno riesci a percepirla, che non puoi chiudere il capitolo. Non ancora e forse mai.

Quella tra James Rodriguez e Carlo Ancelotti è una storia del genere. 

I due si sono presi per la prima volta a Madrid, subito dopo il Mondiale brasiliano. Staranno insieme per una stagione intera quella 2014-2015. Si piacciono. Il bandito conquista praticamente subito il cuore e la fiducia del mister, sente il suo talento esaltato dal sistema di gioco, gioca e concretizza con continuità (46 presenze, 17 reti e 18 assist). Il colombiano mostra la leadership e il carattere che lo ha fatto brillare in Nazionale, lo fa anche più di Bale. Spesso gioca proprio nello spazio riservato al gallese, sulla destra per liberare il sinistro, o, addirittura, mezz’ala.

Il rapporto con il tecnico di Reggiolo è sempre più robusto, forte, così forte da portare il colombiano indietro quando il tecnico se ne va. Carletto è più che un mentore, una figura paterna ma lascia la Casa Blanca. Va via prima che quella collaborazione tecnico-giocatore possa raggiungere il suo potenziale massimo, prima che James possa davvero esplodere. James implode.

Per il colombiano gli anni passati sotto le gestioni Benìtez e Zidane sono lastricati di incomprensioni, non c’è feeling. Il bandito si perde tra le macerie di quello che era stato e assume atteggiamenti borderline, autodistruttivi. La mancanza di professionalità e il suo complicato collocamento tattico in sistemi di gioco a tre punte lo portano fuori dai progetti.

Intanto Ancelotti è in Germania, al Bayern, non l’ha dimenticato, è in attesa, lo osserva. In fondo è finita per questione di tempi, d’equilibrio.

Carletto parla a “Kalle” della sua vecchia fiamma, ha voglia di riprovarci. L’ad del Bayern decide che il matrimonio s’ha da fare, le condizioni sono vantaggiose (prestito di due anni con opzione d’acquisto): il colombiano va in Baviera per ricominciare.

James e Carlo riprendono da dove avevano lasciato. James ritrova fiducia. Ritrova, soprattutto, il campo, riattiva il proprio percorso di crescita. Ma quando una relazione nasce sotto la stella di un destino avverso, quello si ripresenterà sempre, busserà alla porta. La storia è piena di amori infelici.

Sia per il fato, per il disegno misterioso e imperscrutabile degli dei, o semplicemente per la dirigenza bavarese, Ancelotti viene esonerato che non è nemmeno ottobre. Si prende un anno sabbatico.

Il colombiano, invece, non può che restare e fare bene, è addolorato ma deve dare una sferzata alla propria carriera, per non essere ricordato come una cometa d’agosto. Riveste una figura chiave nello scacchiere tattico di Jupp Heynckes, che è da sempre garante di una certa libertà individuale dei singoli all’interno di un collettivo organizzato sull’equilibrio.

James gioca praticamente ovunque, grazie alla sua duttilità tattica. Rispetto al ragazzo ammirato ai mondiali, baratta l’esplosività per la stabilità, diventa elemento di raccordo, fondamentale nella fase di possesso. La sua capacità di giocare tra le linee permette al Bayern di sviluppare un gioco avvolgente, James impara ad usare il corpo secondo i principi del gioco di posizione e valorizzare i movimenti dei compagni di squadra, orienta le transizioni.

Quando Heynckes lascia per Kovac, non precipita nelle gerarchie (l’ultima stagione conta 28 presenze, 7 marcature e 6 assist) ma i due anni passano e il prestito scade. 

Il Bayern non vuole tenerlo.

Jorge Mendes, il potente procuratore portoghese, lo offre alle big europee, c’è interesse, spaventano cartellino e ingaggio. Sotto il Vesuvio, però, c’è qualcuno che lo ha sempre amato e…

“Chiunque ami…crede nell’impossibile”
Elizabeth Barrett Browning

Ancelotti lo rivuole, perché non è mai finita. Questa volta da convincere c’è ADL, uno dalle tasche meno aperte. “Ma me lo hai promesso”, potrebbe aver detto Carlo, “ricordi alla firma, la scorsa stagione”. Il Napoli avrebbe comprato dei top player, gli accordi erano questi. James top lo è, è quello giusto perché come la città è in cerca della definitiva consacrazione, è quello giusto per dare agli azzurri, finalmente, un leader tecnico, qualcuno sul quale riversare la propria voglia di rivalsa e la speranza di sognare ancora.

I presupposti ci sono tutti. Florentino Perez chiede 42 milioni, il colombiano per quell’allenatore lì potrebbe spalmarsi l’ingaggio su un contratto di cinque anni.

Siamo al cospetto di un amore che vuole vivere una prossima vita, ribattere un percorso interrotto. James sposerebbe alla perfezione la volontà di Ancelotti di tenere il gioco al centro e orientarlo su un giocatore: il colombiano. L’ipotesi più scontata è che il diez possa giocare da esterno, o al massimo da seconda punta, per ricevere palla e fornire sempre una valida alternativa ai portatori. La qualità media del Napoli si innalzerebbe esponenzialmente, considerata la qualità di James di lavorare i palloni in uscita e di “vedere” i compagni.

Sarebbe un Napoli superiore, un ricongiunzione, un cerchio che nel bene o nel male si chiuderà definitivamente.

La sensazione è che siamo dinanzi a ciò di cui il Napoli ha bisogno, a ciò che serve a James (Ancelotti). L’amore ha fatto un giro immenso, farlo ritornare spetta a De Laurentiis. Agli eventi la sua realizzazione.

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