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La F1 sta diventando una competizione tra ingegneri?

É ormai passata più di una settimana dall’ultimo – fatidico – Gran Premio che non ha fatto altro che alimentare il dissenso di parte degli appassionati nei confronti di un sistema, quello dei Commissari tecnici di gara, troppo rigido e ligio alle regole. 

É proprio questo ciò che si contesta e si è contestato: il voler seguire pedissequamente un dettame tecnico, forse troppo tecnico, su cui fare affidamento in casi di dubbia interpretazione come quello andato in scena tra il tedesco Sebastian Vettel e l’inglese Lewis Hamilton. 

Ricapitolando, per quelli che in questi otto giorni hanno vissuto su un altro pianeta o semplicemente non hanno avuto contatto alcuno con i media nazionali e i compagni al bar del paese.

É il 48esimo giro del Gran Premio del Canada quando Vettel, il quale vanta un distacco dall’inglese campione del mondo di circa un secondo – otto decimi per la precisione, affrontando la curva 3 troppo spedito perde il controllo della vettura finendo per sterzare in ritardo sul cordolo e nel giro di una frazione di millisecondi si ritrova catapultato sul field della curva 4 poiché non è riuscito a domare il cavallino. 

Tutto ciò è avvenuto con un Lewis Hamilton che presidiava attento la retroguardia del tedesco e che, accortosi dell’incertezza del pilota Ferrari, ha provato – impavidamente – a gettarsi sul lato esterno della curva 4 per poter superare in uscita dalla curva il pilota del cavallino. 

Vettel, al fine di rientrare sul tracciato senza perdere posizione in classifica, si getta avventatamente senza dar conto di una presenza – quella di Lewis – che, teoricamente, avrebbe dovuto tagliargli la strada affrontando la curva 4 dall’interno e non dall’esterno, come è avvenuto. 

Buttatosi, Lewis, anch’egli sull’esterno della curva 4, i due non sono riusciti a non ostacolarsi a vicenda: Vettel, rientrato sul tracciato, chiude lo specchio a Lewis per un eventuale sorpasso, forzando il pilota della Mercedes ad alzare il piede dall’acceleratore ed evitare una collisione che sarebbe stata fatale per entrambi. 

Vettel mantiene il primo posto ed Hamilton continua la sua rincorsa al sorpasso puntando su una vettura che è risultata essere – dati alla mano – più veloce della Ferrari guidata da Sebastian Vettel.

Non passano neanche 20 giri e i commissari tecnici, presieduti dall’italiano Emanuele Pirro, decidono di sanzionare il rientro in pista del tedesco con una penalità di 5secondi da scontare sulla griglia finale.

Ed è qui che va’ tutto in malora. Poiché la decisione, opinabile, è arrivata tardi, forse troppo tardi: incidendo, così, negativamente sulla gara e non garantendo la possibilità a Vettel di poter aumentare il distacco dal campione del mondo di F1 in carica.

 

Le considerazioni sono varie ed eventuali. 

Vettel è fermamente convinto di non aver fatto nulla di sbagliato e di essere stato impotente in questa situazione, avendo perso il controllo della sua vettura quando è passato sull’erba. 

Se dalle immagini onboard della vettura di Vettel è chiaro che stesse lottando per riprendere il controllo dopo aver rimbalzato sull’erba e sul cordolo, si è capito che la decisione dei commissari si è basata sul suo comportamento una volta che aveva nuovamente il controllo della vettura.

I commissari hanno esaminato i filmati al rallentatore, concentrandosi sul momento in cui ha ripreso il controllo della vettura ed hanno ritenuto che il tedesco avrebbe potuto anche fare un percorso differente da quello che ha intrapreso.

Il video mostra chiaramente che Vettel deve correggere in sovrasterzo nel momento in cui ritorna in pista, cosa dimostrata da un forte movimento dello sterzo verso destra.

Poco dopo, tuttavia, Vettel inizia a sterzare verso sinistra, seguendo la direzione del circuito e questo sembra suggerire che abbia ripreso il controllo della vettura.

Poco più tardi, invece che tenere il volante sterzato verso sinistra, Vettel inizia a raddrizzarlo permettendo alla sua vettura di spostarsi verso destra tagliando la strada ad Hamilton, che a quel punto si ritrova senza spazio.

Il raddrizzamento del volante da parte di Vettel dovrebbe essere la chiave della decisione unanime dei commissari di punire la sua manovra.

Un’ulteriore ragione per cui i commissari hanno preso la loro decisione è l’utilizzo di altre immagini di CCTV, che non sono state trasmesse in tv. 

Queste immagini mostrerebbero che Vettel guardava nello specchietto e quindi sapeva dove si trovava Hamilton. Cosa che si può intravedere anche nel filmato trasmesso in televisione.

Se Vettel avesse tenuto la sua vettura sulla sinistra una volta ripreso il controllo, forse ci sarebbe stato lo spazio per un eventuale sorpasso di Hamilton e la cosa non sarebbe stata certamente investigata.

Il fatto che i dati della telemetria mostrassero che Hamilton ha dovuto frenare per evitare una collisione con Vettel, dimostrano che forse anche il pilota della Mercedes è stato sorpreso dalle azioni del suo rivale.

Guardando al passato, ci sono due precedenti simili a quello di Vettel e risalgono uno al GP del Giappone dello scorso anno, quando Max Verstappen rientrò in pista dopo aver tagliato la prima parte della chicane, spingendo Raikkonen fuori della pista una volta rientrato.

All’epoca il direttore di gara della F1, Charlie Whiting, dichiarò:

“É necessario rientrare in sicurezza e Max ha spinto Kimi fuori dalla pista, quindi penso che sia stato abbastanza semplice per i commissari”.

L’altro, invece, il secondo episodio era accaduto nel 2016, a Montecarlo. I protagonisti erano, ancora una volta, Lewis Hamilton che in quel caso chiuse la traiettoria a Daniel Ricciardo, alla guida di una Red Bull, che rischiò di finire contro il muro. 

Ricciardo mandò a quel paese il britannico, ma i Commissari decisero di non penalizzare la Mercedes. 

Hamilton vinse quel GP proprio sull’australiano con un vantaggio di +7”252.

Dopo questo excursus meramente tecnico che, spero, vi abbia aiutato a chiarificare ancora una volta quella che resta comunque una interpretazione dubbia e molto molto soggettiva, è importante trarre delle conclusioni finali.

La Formula1 è cambiata. É inutile girarci intorno. I nuovi regolamenti sono chiari: comportamenti avventanti non sono e non saranno più tollerati, pena grosse sanzioni che possono incidere sull’esito delle gare.

É suggestivo come questo accadimento si sia manifestato proprio sul tracciato dedicato al grande pilota canadese Gilles – Villeneuve. Singolare, molto singolare. Sono sicuro si starà rivoltando nella tomba.

Lui, proprio lui, che dell’avventatezza e delle rimonte spettacolari aveva fatto il suo biglietto da visita. Un pilota d’altri tempi, di una Formula1 d’altri tempi.

Sebbene i Commissari si siano mossi al solo fine di tutelare quella che è la salute e le condizioni dei piloti, non possono essere esenti da critiche riguardanti – come fatto notare in precedenza – un uso smodato del regolamento gara.

É impensabile voler a tutti i costi uno spettacolo privo di colpi di scena ma che ci consegni una classifica puramente tecnica dell’auto migliore. Perché sì, se questa fosse la decisione ultima del circus, la F1 non si trasformerebbe in altro che una mera competizione tra ingegneri al fine di consegnare ai piloti la macchina migliore che possa poi essere utilizzata per conquistare la Pole Position nelle qualifiche del Sabato. Con conseguente riproposizione di una classifica finale che sarebbe ad immagine e somiglianza delle qualifiche, con esclusione di incidenti e guasti sulle singole autovetture. 

É mai questo il futuro che ci attende? A quanto pare parrebbe proprio di sì.

Fino a prova contraria, però, questo Gran Premio del Canada ci ha dato la possibilità, a noi tifosi italiani del Cavallino, di rifiatare un pò – non proprio completamente – da questo dominio Mercedes che pareva incontrastato e incontrastabile. 

Un secondo e un terzo posto, quello del monegasco Leclarc, da cui ripartire per poter costruire – nel breve periodo – una serie di prestazioni convincenti, al fine di riaprire la lotta al titolo Mondiale che, fino a due settimane fa, davamo ormai come conclusa.

Keep on movin’ come direbbe Pino Daniele, perché di strada ce n’è ancora tanta e non si sa mai che la ruota giri e la fortuna torni a sorriderci.

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