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Tutti nella borsa della Juve

Presupposto fondamentale: la Juventus vince perché è la più forte, perché è alla avanguardia e perché è potente. 

Forte. Guardiamo solamente l’organico, 22 titolari, nomi del calibro di Dybala e Douglas Costa delegati spesso in panchina. La maglia numero 7 indossata da Cristiano Ronaldo. I nomi di mercato che la riguardano lasciano immaginare che il gap con le altre possa solo aumentare. 

Il Napoli potrebbe prendere James Rodriguez o Manolas per diminuire lo scarto, l’Inter Barella. Loro hanno già preso Ramsey, trattano Pogba, lo stesso difensore greco della Roma, Chiesa. 

La distanza, da pari, aumenta, raggiungendo livelli ancora maggiori. 

Ma è tutta una conseguenza. 

Sono all’avanguardia. Una delle poche in Italia ad avere un stadio di proprietà, rapporti con la regione Piemonte che le permettono di ottenere concessioni gratuite di pezzi di città adiacenti all’Allianz, dove nasce il quartier generale, la Continassa, un albergo. 

All’avanguardia per le attività di marketing, il merchandising, il nuovo logo da alta moda non da sport. L’unica a portare a termine il progetto della squadra B. 

Hanno deciso che non potevano sfigurare rispetto alle altre big europee, così hanno creato la Juventus Women e con impegno hanno tirato su l’intero movimento. Se le nostre ragazze sono ai Mondiali, lo dobbiamo a loro. Contate quante azzurre sono in bianconero. Questa è conseguenza. 

Conseguenza di una famiglia. La famiglia Agnelli. La lungimiranza, il sapere fare impresa nel sangue. La potenza. La Juventus è l’unica squadra italiana ad appartenere al paniere speciale che rappresenta il FTSE MIB, il più significativo indice azionario della Borsa italiana.

La borsa è uno dei tanti motivi per cui sono quello che sono, per cui sono avanti milioni di anni luce. 

Sapete cosa muove i mercati? Le emozioni. Sapete quante emozioni genera un club del calibro dei bianconeri? Miliardi. Quindi, se sai controllare quelle emozioni (e la stampa ti aiuta cavalcando l’onda delle fake news) fai milioni. 

Attenzione non vi sto parlando di pratiche losche ma di mestiere. “I mercati hanno reagito male”, “Positività del mercato”, “Destabilizzazione dei mercati”, “Crollo dei mercati”. Chi è del mestiere sa a cosa sono così sensibili i mercato. 

Molti “presunti” investitori si approcciano ai titoli in un modo ritenuto quasi infallibile: attraverso l’intelligenza razionale. Credono che applicando qualche teoria economica-finanziaria, presa da internet o letta in qualche libro mentre si aspetta un treno, possano ascendere come lupi di Wall Street. Le teorie possono essere anche giuste, ma occorrono anni di studio per essere davvero preparati in materia, occorre un certo savoir faire, perché oltre agli aspetti tecnici c’è di più. L’intelligenza razionale non basta. 

Ciò che muove davvero i mercati, che tocca la sensibilità, è l’intelligenza emotiva. A decidere il destino dei soldi sono l’emozioni. Nel mercato (chi ci è dentro lo sa bene) si va dal panico all’euforia nel giro di poche ore. 

I mercati non sono razionali, il loro andamento spesso non rispecchia il valore del bene bensì l’emozioni che i soggetti coinvolti nel mercato riversano sul bene. Non c’è quasi mai coincidenza tra prezzo e valore (fair value). L’emotività degli investitori stimola la domanda e l’offerta. 

Quanto un mercato è in rialzo può esserci una crescita economica ma può anche rispecchiare una fase di euforia degli investitori, stessa cosa per il ribasso, può esserci crisi ma anche paura. 

Il titolo della Juve, nel periodo subito successivo ad Allegri, è aumentato circa del 30%, mica perché hanno preso davvero Guardiola. No, è aumentato perché il catalano ha portato entusiasmo negli investitori. Il prezzo di un’azione oscilla quando c’è una notizia positiva che coinvolge la società, come ha detto Italo Curci sul Corriere “Anche le bufale giocano in borsa”. Qui c’è stato il fallimento della stampa sportiva italiana, ma questa è un’ altra storia.

 “La Juve ha in mano Guardiola”, il titolo schizza. Ora, facciamo che il prezzo reale di un’azione Juventus vale 1, l’emozione Guardiola porta quel prezzo a 4, oltre il suo effettivo valore.

Le notizie si espandano step by step. Arrivano prima a poche persone, quelli vicini all’azienda (insider). Qualcuno fa: “Sai che Andrea ha parlato con Pep?”. Il prezzo delle azioni aumenta leggermente per effetto della domanda. Gli analisti fondamentali, notano il dato, cercano di individuare il valore effettivo, rilevano l’aumento di valore e comprano a mani basse, sicuri dell’affare. 

Nella city di Londra, ad esempio, il matrimonio tra il tecnico dei Citizens è i bianconeri è stato dato per fatto per settimane.

La voce comincia a diffondersi, il prezzo sale, intervengono gli analisti tecnici quelli che leggono i grafici. Il momento è favorevole, decidono di acquistare. A questo punto il titolo è alle stelle, Guardiola-Juve non è fatta ma il titolo è alle stelle. 

La notizia è arrivata a tutti: media, risparmiatori, operatori del settore. È un affare! In questa fase ci entrano tutti, anche chi non aveva mai investito. Questo è il parco buoi in gergo, perché come i buoi tutti vanno nella stessa direzione anche non sapendo la direzione. In questo caso potremmo anche parlare di parco bufale. 

Il titolo si è allontanato tantissimo dal valore effettivo. È esploso per una notizia che ha stuzzicato, che ha entusiasmato. Poco conta la verità dei fatti, poco conta se l’allenatore Manchester City arriverà o meno. 

La Juve ha guadagnato milioni di euro (se non la Juve tutti coloro che hanno quelle azioni, che è un po’ come dire la stessa cosa). Perché poco conta se ci sarà il declino. 

Gli insider (i primi investitori) sono i primi ad uscire, quando hanno già portato a casa un grande guadagno. Così, disinveste anche parte degli analisti fondamentali, il prezzo scende ancora. Gli analisti tecnici leggono i grafici, fuori in massa, il prezzo crolla. Restano gli ultimi entrati (gli investitori comuni), presi dalla paura vendono, saranno gli unici a perdere. Il ciclo si chiude quando l’emozioni abbandonano il titolo.

L’annuncio di Maurizio Sarri come prossimo allenatore dei bianconeri ha penalizzato il titolo che – dopo una fiammata in apertura – ha chiuso a 1,487 euro, lasciando il 3,42% rispetto alla chiusura di venerdì scorso (1,56 euro). Ha perso il 7,91% in due sedute.

Il titolo risalirà, oggi lo ha già fatto del 2,05%, lentamente tornerà a prezzare il suo valore effettivo.

“Il mercato è emotivo ma non è scemo” aggiungerei.

Ha vinto la Juve, ancora. Ha vinto chi è del mestiere, chi riesce a gestire la propria intelligenza emotiva. 

Torniamo al presupposto. Giocatela su tutti i campi, anche su quello finanziario, e vinceranno loro. Loro perché applicano un sistema manageriale a ciò che non è poi solo sport è risultato sportivo. Oltre i soldi, oltre i nomi: conoscenze, esperienze, consapevolezza. 

Alla fine dei giochi tutti (e tutte) gli altri (e le altre) finiscono nella borsa della Juve, che li porta a spasso.

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