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Come salvare il sistema sportivo europeo fuori controllo?

Nel precedente articolo, in cui dichiariamo la nostra volontà di proporre modelli alternativi al sistema del FFP, abbiamo solo accennato quali siano state le cause che ci hanno condotto a questo ragionamento. Oggi, in questo secondo appuntamento, cercheremo di entrare un po’ più nello specifico del sistema, spiegando le differenze evidenti tra il modello europeo e quello americano, e, di conseguenza, le misure che potrebbero essere adottate e che andremo ad avanzare nei prossimi articoli sull’argomento.

L’ordinamento sportivo d’oltreoceano diverge infatti sensibilmente, tanto per cultura, quanto per organizzazione, da quello dell’Europa Occidentale, e le specifiche caratteristiche di esso appaiono innegabilmente degne di attenzione e di analisi.

In Europa domina un modello organizzativo gerarchico piramidale organizzato in base a un sistema di federazioni sportive nazionali, in genere una per paese, e alle quali le società/associazioni sportive hanno l’onere di affiliarsi per potere svolgere l’attività sportiva. Queste, sono poi consociate a loro volta in federazioni europee e internazionali, come la UEFA e la FIFA. Le federazioni svolgono la funzione di promuovere, regolamentare e organizzare lo svolgimento sul territorio nazionale, europeo ed internazionale della disciplina sportiva di riferimento, mediante l’indizione di campionati tradizionalmente incentrati su un meccanismo di promozione – retrocessione. Nello svolgimento delle loro funzioni le singole federazioni sono solite delegare compiti organizzativi e regolamentari a leghe, costituite dalle società sportive partecipanti ogni anno ai singoli campionati, a titolo esemplificativo: Lega Calcio Serie A, Liga spagnola, Bundesliga etc, etc. Tali leghe non devono tuttavia essere confuse con quelle americane, le quali stante l’assenza di un sistema federale gerarchico, rappresentano il fulcro dell’attività sportiva professionistica americana di squadra. Ma ci arriveremo più tardi.

Il modo più efficace per assicurare un sufficiente equilibrio competitivo sul campo è quello di limitare il fatto che le squadre più forti, e finanziariamente più ricche, possano prevalere nelle scelte economiche di quelle più piccole e deboli. Questo approccio, che viene principalmente dalle regole della lega, può avere diverse forme più o meno dirette. Dato che l’economia sportiva e il concetto di competitive balance hanno avuto origine e un maggiore sviluppo negli Stati Uniti, la maggioranza delle decisioni che sono state prese e di cui siamo a conoscenza sono state realizzate proprio basandosi sul sistema di organizzazione dello sport professionistico a stelle e strisce.

Ciononostante la realtà dello sport agonistico esercitato in Europa appare oggi, più evidentemente che mai, assai distorta. Storicamente parlando, già dalla seconda metà dell’Ottocento si assiste alla nascita delle prime leghe professionistiche CHIUSE caratterizzanti il sistema americano: la prima a formarsi fu quella di baseball, in seguito nacquero quelle di hockey, basket, football. In tali leghe coloro che stabiliscono le norme da rispettare durante le gare dentro e fuori il campo di gioco sono i proprietari e i dirigenti, e per tale motivo, a partire dai primi anni del Novecento fino ai giorni nostri, nello sport americano si sono verificati numerosi conflitti sindacali, scioperi e serrate dei proprietari causati dai rapporti di lavoro instaurati negli sport di squadra professionistici.

Entrando più nel dettaglio su come un atleta professionistico d’oltreoceano percepisca il suo compenso, bisogna specificare che gli stipendi degli atleti sono fissati in maniera individuale e non rispettano dei precisi parametri: nei contratti collettivi dei giocatori viene stabilita una quota salariale minima e alcuni benefits sportivi. I proprietari, per risolvere questo problema di squilibrio degli stipendi e del potenziale tecnico, hanno deciso di adottare i seguenti mezzi: il draft, la regolazione nelle scelte dei giocatori; il “salary cap” o tetto salariale, consistente in un contratto collettivo che prevede che una certa somma di entrate complessive della lega venga destinata agli stipendi e i benefits degli atleti.

La struttura della lega è fissa e di rado vengono introdotte nuove squadre in un campionato. In passato, solitamente, le leghe americane venivano organizzate da squadre gestite in modo individuale, che si sono fuse tra loro allo scopo di migliorare la loro performance sportiva e incrementare i loro profitti grazie alle sinergie tra le loro. La decisione dei singoli proprietari è molto rilevante nelle gare tra le squadre, sia perché devono reclutare dei giocatori abili in grado di far vincere i tornei, sia per stipulare dei contratti televisivi e commerciali, in modo da raggiungere guadagni elevati. Inoltre, i proprietari dei team possono spostare la squadra da una città ad un’altra sempre che la commissione antitrust non rilevi anomalie. Questi passaggi, tuttavia, messi in atto allo scopo di raggiungere maggiori entrate finanziarie, possono portare gravi perdite sia per le squadre che per la lega nel suo complesso, danneggiando i rapporti di fiducia e affetto che i sostenitori hanno per la propria squadra a livello locale e nazionale, e causando gravi perdite nel settore delle entrate televisive. Non sempre però un mercato che porta dei vantaggi per una squadra può portarne anche alla lega, perciò potrebbero nascere ostilità tra i proprietari che guardano soprattutto ai loro interessi personali, e la lega invece che favorisce l’economicità di tutto il sistema.

Dalla parte dei giocatori, invece, all’interno della maggioranza delle leghe gli atleti vendono ai propri sindacati i diritti per la commercializzazione della loro immagine e quest’ultimi detraggono una parte del salario (fees) ai loro assistiti per promuovere la loro attività al di fuori di quella sportiva. Una cosa simile accade anche per quelle squadre che concedono una parte o l’intero pacchetto di diritti televisivi delle partite e licensing alle leghe competenti, allo scopo di raggiungere il maggior guadagno possibile da un mezzo che fa parte si delle singole squadre, ma che in realtà sussiste grazie alla lega. Singolarmente i team si occupano della commercializzazione dei diritti televisivi in ambito locale, mentre alla lega viene affidato il compito di chiudere i contratti a livello nazionale con le reti. Il modello americano gioca su equilibri sottili e modelli specifici che vengono adottati internamente da ogni lega, dove difficilmente si riesce ad interpretare la complessa realtà, ma offre comunque un particolare paragone, o una possibile guida nell’analisi del modello europeo.

Dobbiamo considerare che quest’ultimo è il risultato di due modelli differenti nati tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta: quello dell’Europa orientale e quello occidentale. Con la scomparsa della potenza sovietica sulla scena politica internazionale, anche il primo dei due modelli cadde, lasciando come unico superstite il modello occidentale in cui la disciplina era in continua trasformazione sia dal punto di vista economico che regolamentare attraverso un modello misto, che vedeva la collaborazione degli enti governativi con le altre organizzazioni private.

Inoltre, ilsistema occidentale (quello attuale) è costituito attraverso un sistema di federazioni nazionali e impostato secondo una struttura piramidale che vede un collegamento tra i livelli non solo per quanto riguarda l’organizzazione, ma anche dal punto di vista della partecipazione alle gare. In altre parole, una squadra, se vincente in una categoria, può essere chiamata a partecipare ad un campionato di livello superiore, conseguendo così la promozione. Al contrario, se una squadra non raggiungerà i risultati sperati e si ritrova tra le peggiori, verrà retrocessa.

Dal punto di vista finanziario il sistema europeo nel corso del tempo ha subito una profonda trasformazione dopo la sentenza Bosman, quando nel 1995 la Corte di Giustizia affermò che non esiste un motivo per cui gli atleti professionisti non possano usufruire dei benefici del mercato unico del lavoro, in particolar modo della libera circolazione dei lavoratori. Questo sistema di finanziamento dunque, che sussisteva nei compensi dati in caso di trasferimenti anche a fine contratto, ha modificato la forma dei finanziamenti passando dalle semplici sponsorizzazioni, ad altri mezzi di comunicazione commerciale e ai diritti televisivi.

Oggi abbiamo illustrato a grandi linee la struttura dei due modelli, quello americano e quello europeo, spostando l’attenzione su quelli che saranno gli aspetti fondamentali che andremo a trattare nelle prossime uscite. Partendo dalla considerazione che nessun modello è perfettamente esportabile vista la natura culturale in cui è nato e stato plasmato, ribadiamo che lo scopo di questa serie di ragionamenti è armonizzare, per quanto possibile, un sistema europeo ormai fuori controllo, con innesti ben pesati introducibili dal modello americano.

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