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Giampaolo viene dall’epoca Berlusconi

“Lascio il Brescia e lo faccio con comprensibile amarezza. La mia decisione irrevocabile dipende da uno stravolgimento degli obiettivi della società, non più in linea con quelli programmati. Ho lasciato per non tradire il mio modo di fare calcio. Sono stato fatto passare per un pazzo, invece sono molto lucido: semplicemente, non mi riconosco in questo calcio selvaggio

C’è un concetto che per me non ammette deroghe: la dignità. Viene prima di tutto. Andare a colloquio per rendere conto ai tifosi è stato umiliante, inaccettabile, e la società avrebbe dovuto tutelarmi. Mi sono dimesso la domenica e sono restato a casa a Brescia, ma il mio silenzio è stato manipolato dalla società per creare una sceneggiata»

Marco Giampaolo, settembre 2013

 

Da pochi giorni Marco Giampaolo è ufficialmente il nuovo allenatore del Milan.
È un tecnico voluto fortemente dalla dirigenza rossonera, come non accadeva da tempo. In lui gli uomini di via Aldo Rossi hanno visto qualcosa di un’epoca lontana, di quegli anni d’oro che vedevano i diavoli rossoneri dominare il mondo del calcio intero, sul campo e per stile (il famoso stile Milan).
Quando parliamo dell’ex tecnico della Samp, infatti, possiamo riferirci a valori, come la dignità e l’integrità che l’uomo di Giulianova ha sbandierato spesso durante la sua carriera, entrando in conflitto con più Presidenti, e di un’idea di calcio che è un revival anni 90’ votato al bel gioco e rappresentato da un numero: il dieci.

Quando pensiamo a Giampaolo, ci appaiono in mente almeno sette episodi (o elementi) chiave che hanno caratterizzato il suo percorso professionale e umano. Condizioni che lo fanno apparire come un uomo venuto dal passato e l’allenatore perfetto per il Milan che fu e che magari sarà.

  1. Ascoli-Roma 3-2 (12 marzo 2006)La Roma di Spalletti si presenta ad Ascoli con un filotto di undici vittorie consecutive (record) e in ventuno minuti viene ribaltata dalla squadra di casa. Sulla panchina bianconera siede Massimo Silva ma tutti sanno che è una testa di legno. La testa intesa come mente di quell’impresa è Marco Giampaolo che non ha ancora l’ abilitazione per l’allenare, sarà squalificato per due mesi.
    Il “Picchio” quell’anno si avvicinerà tantissimo alla qualificazione in Europa (a due punti di distanza). Per le strade della città tutti parlano di Marco. Ha talento.
  2. Gennaio 2008Nedo Sonetti siede sulla panchina del Cagliari da appena cinque partite, ha sostituito Giampaolo esonerato da Cellino il precedente 13 novembre. Il Presidente dei sardi richiama Marco, lui risponde tramite il suo legale: “Dignità e orgoglio non hanno prezzo”. Rifiuta un contratto che lo lega ai rossoblù fino al 2010. In ballo c’erano 800mila euro ma ci si trovava difronte a “comportamenti e contratti assurdi per i miei collaboratori”.
    Siamo dinanzi ad un personaggio di grande spessore in un mondo dove domina il dio denaro.
  1. Settembre 2013Giampaolo sparisce per circa 72 ore. Il mistero nasce dal momento in cui non accetta di scendere a patti con gli ultras che costringono Fabio Gallo a rinunciare all’incarico di vice. Lo società non difende le scelte del tecnico e non prende posizione contro i tifosi. Ancora una volta c’è la sua “dignità” da rispettare.
    La gara persa contro il Crotone, che aveva portato ad un faccia a faccia tra l’allenatore e una rappresentanza degli ultras, c’entra fino ad un certo punto. Non sono state mantenuto le promesse estive e, oltre ai rapporti, a Giampaolo non va giù di non aver ricevuto una squadra che possa combattere per la promozione come d’accordi. Si dimette.
  2. La CremoneseÈ il 2014. Giampaolo accetta di scendere in C ad allenare la Cremonese, compiere un grosso passo indietro per la sua carriera non è un problema. Conta il progetto, non la serie. Bisogna divertirsi.

    “La mia missione principale è quella di divertirmi. Il giorno in cui non succederà più per me sarà un bel problema”

    Marco Giampaolo, solo qualche mesa fa a Dazn

  1. Empoli 2015/2016, il ritorno in Serie ASarri lascia la Toscana in direzione Napoli, la società sente il bisogno di continuare la strada del bel gioco. L’attuale tecnico della Juve, prima di andare via, passa in società: “se posso farvi un nome per la mia successione questo è Marco Giampaolo”.
    L’uomo di Giulianova torna in massima serie compiendo un doppio salto in avanti ma firma solo per una stagione: “Ho firmato per un anno perché tra dieci mesi voglio che siano loro ad offrirmi un rinnovo”.
    Fa talmente bene che l’Empoli non può trattenerlo.
    46 punti finali, quattro in più di Sarri l’anno precedente, senza 3/4 della vecchia squadra: Sepe, Valdifiori, Hysaj, Rugani, Verdi, Vecino e Tavano non ci sono più.
    La spina dorsale viene costruita su un vertice basso (Paredes) una mezz’ala (Zielinski) e un trequartista (Saponara).
    Si mantiene la base creata dall’allenatore toscano ma si restringe il perimetro del rombo di centrocampo e si organizza un gioco più diretto e verticale.
    Possesso ed equilibrio stregano la Serie A, soprattutto Galliani che prima ci prova, poi firma con Montella. Il momento rossonero sarebbe arrivato più tardi.
  1. Il giocoLa principale caratteristica del gioco di Giampaolo è, per farla spicciola, costruzione bassa che parte dalla difesa, in verticale si cerca l’attacco (uno dei due attaccanti dedito a venire in contro), la punta appoggia per il vertice basso (mediano) o per quello alto (trequartista), quest’ultimo fronte porta o cerca la definitiva verticalizzazione o prova il tiro. Un passo avanti, uno indietro e uno avanti. Ad elastico.

    Il modulo di riferimento è sempre lo stesso: 4-3-1-2 a rombo, 2-5-1-2 in fase di possesso, fatto di corsa e tecnica, maniacale nella fase difensiva esposta, gioco-forza, a rischi considerevoli.

    Sulle fasce sono preferiti dei terzini molto fisici dotati di una buona tecnica di base, uno dei due deve avere spinta per dare soluzioni alla manovra di gioco. Al Milan sia Conti che Rodriguez sembrano adatti a tale sistema. La coppia di centrali difensivi deve completarsi, se a uno dei due sono richieste delle buone caratteristiche fisiche e un lavorare ottimale in marcatura, l’altro ha il compito di sapere impostare il gioco. Con Caldara in ripresa, potremmo immaginare una coppia rossonera costituita dall’ex atalantino e Romagnoli. A centrocampo il fulcro del gioco è il mediano, in quest’ottica l’acquisto di Sensi si sarebbe rivelato perfetto, con le due mezzali che devono attaccare lo spazio. Il trequartista, che tratteremo a parte, viene in contro al portatore di palla, sia che questa arrivi dalla difesa, sia che provenga da un appoggio degli attaccanti. Punte: una va dentro, una viene dietro. Se c’è difficolta nelle triangolazioni si procede al lancio lungo e successivamente la palla si rimette a terra di sponda, questo è il lavoro fatto da Zapata e Defrel negli ultimi due anni alla Samp. Nè Piatek, né Cutrone ci sembrano adatti a questo lavoro, tantomeno appaiono come una coppia che si possa alternare nelle giocate corto/lungo. Il polacco resterà a fare da finalizzatore, l’under 21 sarà ceduto.

    Il grosso limite del calcio di Giampaolo sta nelle transazioni difensive. L’elemento più bloccato del centrocampo è il vertice basso, lo abbiamo visto con Ekdal. Gli altri tre centrocampisti accompagnano sempre l’azione: il trequartista centralmente, le due mezzali si alternano, al vertice dell’area e all’interno. Stessa cosa per i terzini che avanzano di almeno 30 metri dalla posizione di partenza. Questo modo maniacale di accompagnare l’azione in tanti, unito ad un maniera stretta di creare gioco, comporta spesso il lasciare le fasce scoperte e molto campo agli avversari in ripartenza.
    Con tale mole di giocatori schiacciati ai limiti della difesa avversaria, in caso di perdita palla, si è costretti a coprire uno spazio di 50 metri in pochi secondi.
    Il nodo da sciogliere principalmente sta nel fatto che un certo disequilibrio difensivo, con le parti esterne del campo libere, persiste anche in fase di post-transizione a difesa riassestata. 

  1. Il numero 10Se le squadre di Giampaolo riescono a mantenere un tasso d’imprevedibilità non comune tanto si deve alla cultura dell’arte del trequartista.
    In un’epoca in cui il dieci classico è merce rara, il gioco del nuovo tecnico del Milan non ha mai rinunciato ad un fantasista puro. Un trequartista che sia punto focale, che possa sopperire alla mancanza di un vero regista venendo incontro al pallone, favorendo il possesso e liberando quegli spazi che saranno poi occupati dalle mezzali e dalle punte, e che sia costantemente alla ricerca di verticalità, funzionale al gol.

    “Questo è un Milan con un gioco non funzionale al gol, vinceremo poco”

    Le parole di Berlusconi sul Milan di Liedhom

    Parlando di Milan e di numeri 10 non possiamo che ritornare all’era Berlusconi, un collezionatore di trequartisti, pensatore convinto nella preservazione dell’unicità del talento. Ex Presidente che, di sicuro, in privato avrà avallato la scelta Giampaolo, per portare il suo Milan ad essere “padrone del gioco, del campo, giocando e divertendo, facendosi applaudire anche dai tifosi avversari”. Un Milan che dovrà tornare a giocare palla a terra perché “quando il pallone si alza e diventa cross, ci sono 9 possibilità su 10 di perderlo”.
    Da Arcore a Giulianova passano chilometri di amore incondizionato per il bel gioco e per i fantasisti che giochino un calcio individuale, come non lo si vede più.
    Un amore comune anche nel posizionare il numero più romantico del mondo dietro a due punte: “Andare in campo con due punte significa, io sono qui per vincere, per costringerti a difendere”.

Dicevamo, Giampaolo è stato voluto fortemente dalla dirigenza rossonera che ha visto in lui qualcosa di un’epoca lontana, probabilmente dell’epoca Berlusconi, la più vincente della storia rossonera. Per Marco è un grosso augurio e una grande responsabilità.

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