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Siamo gia tornati grandi? Capitolo secondo: l’Under 21

È il momento di dedicare tutto il nostro supporto ai ragazzi dell’Under 21 di Di Biagio che, da poco, hanno dato il via ai primi Europei di categoria ospitati dall’Italia e che questa sera affronteranno il Belgio in una partita decisiva in vista qualificazione. Un’occasione unica da non farsi sfuggire per salire a quota 6 titoli vinti a livello di Under 21 come mai nessuna Nazionale giovanile è riuscita nella storia.

Una Nazionale che, a detta di molti, è una delle più forti di tutti i tempi con in porta uno tra Meret e Audero, in difesa nomi come l’atalantino Mancini, Bonifazi, Bastoni, Calabresi e Romagna senza contare l’assenza di un terzino già con una certa esperienza in Serie A come Davide Calabria del Milan. 

Se poi a centrocampo puoi permetterti giocatori del calibro di Lorenzo Pellegrini, Barella, Zaniolo, Mandragora, Locatelli e Tonali mentre in attacco hai a disposizione frecce quasi inarrestabili e gente tenace come Kean, Chiesa, Cutrone e Orsolini (protagonista indiscusso del Mondiale Under 20 di due anni fa concluso con il terzo posto dell’Italia) si capisce come non possiamo proprio più nasconderci. 

Tanto per capirci, la quasi totalità dei calciatori convocati da Gigi Di Biagio per conquistare l’Europeo Under 21 giocano titolari inamovibili in Serie A con almeno già una trentina di presenze alle spalle in squadre che vanno dalla prima all’ultima fascia e, inoltre, futuri campioni come Chiesa, Mancini, Pellegrini, Barella, Zaniolo e Kean sono stati “retrocessi” al bisogno in Under 21 ma fanno ormai parte in pianta stabile della squadra allenata da Roberto Mancini. 

Abbiamo potuto ammirare le qualità indiscutibili degli Azzurrini di Di Biagio già qualche sera fa quando, nella partita inaugurale dell’Europeo di casa giocata a Bologna, abbiamo avuto ragione di una Spagna come sempre tra le favorite assolute per alzare il trofeo di categoria. 

Dopo la prima metà del primo tempo in cui abbiamo un po’ sofferto il fastidioso palleggio che contraddistingue la Roja a tutti i livelli e dopo essere andati anche sotto con una magia da fuori area imparabile sfornata dal madrileno Dani Ceballos, grazie soprattutto alla spinta del nostro uomo simbolo Federico Chiesa siamo riusciti ad impattare la partita intorno alla mezz’ora di gioco con una sgroppata sulla fascia sinistra del figliol prodigo di Firenze degna di un grande fuoriclasse. 

Nel secondo tempo, tutta la squadra non ha mai mollato la presa sugli avversari e un po’ le perfette chiusure difensive di un muro di nome Gianluca Mancini, un po’ il centrocampo che ha sovrastato fisicamente gli iberici hanno portato al 2-1 azzurro sempre per mano di Chiesa. Un rigore successivo concesso giustamente in nostro favore ci ha regalato anche il terzo gol con Lorenzo Pellegrini, uomo imprescindibile per personalità nel cuore del gioco italiano alla pari con Barella.

Il 3-1 alle giovani Furie Rosse è stato servito, dimostrando a noi stessi che non dobbiamo precluderci nessun traguardo se vogliamo tornare nell’Olimpo del calcio mondiale parso per troppo tempo irraggiungibile ai nostri occhi. 

La sconfitta contro la Polonia non può e non deve portare fuori strada, consideriamolo come un incidente di percorso e rendiamolo tale superando il Belgio in maniera pregevole, sperando, magari, che la Spagna vinca con la Polonia (passare da migliore seconda attualmente sarebbe molto difficile). Quella che abbiamo visto è stata una squadra sempre propositiva, mai doma, che ha giocato a calcio ma non ha trovato il gol. Gli errori di gioventù vanno sempre perdonati.

Se vogliamo, quel che ancora manca per incrementare le nostre possibilità di trionfo a tutti i livelli delle Nazionali azzurre sta in una visione comune del modo di giocare e di disporre in campo l’11 titolare. 

Se la Nazionale maggiore di Roberto Mancini fa del bel gioco corale la sua arma vincente cercando la partecipazione di tutti gli interpreti nell’azione offensiva che deve partire fin dalle retrovie, non si può dire lo stesso dell’Under 21 e dell’Under 20. 

La prima, come si è chiaramente visto nella prima partita contro la Spagna e nella seconda con la Polonia, va alla ricerca della giocata del singolo per sbaragliare le difese avversarie puntando sul carisma di alcuni trascinatori, mentre i ragazzi di Nicolato costruiscono il gioco appoggiandosi soprattutto sugli esterni che devono mettere più cross possibili per la punta centrale che sia Pinamonti o Scamacca oppure provando i lanci lunghi dalla difesa sempre diretti all’attaccante-boa del momento. 

Mi sembra giusto prendere come esempio la Spagna per il modo in cui esiste un coordinamento condiviso tra i ct delle varie Nazionali iberiche per far sì che tutte giochino valorizzando il tiki-taka senza uscire mai dallo spartito imposto dall’alto nemmeno in situazioni di punteggio deficitario. Se una Nazionale si ritiene grande tra i grandi non deve adattarsi al gioco degli avversari ma deve succedere esattamente il contrario, pur non dimenticando le importanti capacità dei tecnici italiani nel cambiare modulo e stile di gioco in corsa. 

Siamo tornati a puntare fortemente e in modo anche coraggioso sui giovani che stanno trascinando con largo anticipo le nostre squadre nelle competizioni di categoria. Non resta che darci un sistema e raggiungere gli obiettivi prefissati. La rinascita del calcio italiano è già cominciata e da quanto possiamo vedere siamo tornati grandi senza nemmeno accorgercene

To be continued.

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