was successfully added to your cart.

Carrello

Sans-serif

Aa

Serif

Aa

Font size

+ -

Line height

+ -
Light
Dark
Sepia

Siamo già tornati grandi? Capitolo terzo: l’Under 20

Il Mondiale Under 20 disputato in Polonia e terminato pochi giorni or sono ci ha fornito un’ulteriore conferma di quanto il nostro movimento calcistico stia finalmente tornando nelle posizioni che merita, essendo già da ora in grado di dettare nuovamente legge alla pari di altre Nazionali storicamente riconosciute come favorite in ogni torneo a cui prendono parte.

“Siamo nell’elite del calcio europeo”

Roberto Mancini

Così come nell’ultimo Mondiale giovanile al quale abbiamo avuto modo di assistere un paio d’anni fa, i nostri Azzurrini hanno visto il sogno di salire sul tetto del mondo spezzarsi sul più bello in semifinale a un passo dall’atto conclusivo. E sempre come accaduto nel 2017, la squadra che ha bloccato le nostre ambizioni di successo si è poi rivelata la stessa che ha alzato il trofeo di campione del mondo Under 20. 

Due anni fa l’Inghilterra, quest’anno l’Ucraina dei miracoli, hanno cancellato le nostre speranze di giocarci la prima finale mondiale Under 20 assoluta della storia della FIGC.

D’altro canto, proprio la continuità di risultati mostrata dai nostri giovani talenti nelle ultime due edizioni del Mondiale giovanile dimostra come si sta muovendo qualcosa di importante nei vivai delle squadre di Serie A, caratterizzati da una maggior predisposizione a valorizzare i possibili futuri campioni nostrani prima ancora che andare a rinforzare giocatori di nazionalità diversa da quella italiana. 

C’è da sottolineare il dato per cui la maggior parte della rosa a disposizione del ct Under 20, Paolo Nicolato, risulta aver giocato l’ultima stagione tra Serie B e Lega Pro in prestito da alcuni dei principali club di Serie A, eccezion fatta per capitan Pinamonti e per Luca Pellegrini, ma, paradossalmente, fino a qualche tempo fa i giocatori italiani appena maggiorenni restavano impantanati nelle squadre Primavera dei grandi club di Serie A senza alcuna possibilità di mettersi alla prova in campionati professionistici e avere una reale possibilità di crescita. 

Ad oggi, fortunatamente, la Serie B, in particolare, ricopre il ruolo di bacino imprescindibile per la definitiva maturazione di giocatori poi pronti per il grande salto sui grandi palcoscenici calcistici nazionali e un plauso va certamente ad Andrea Abodi, l’ex presidente della Serie cadetta, negli anni grande propugnatore di norme che concedessero sempre maggior spazio ai nostri giovani ragazzi per avere un ruolo da protagonisti assoluti nei campi di Serie B. 

Il Mondiale Under 20 che ci ha tenuti incollati davanti al piccolo schermo per alcune settimane è stato un torneo di outsider sorprendenti come si è visto dalle due finaliste Ucraina ed Ecuador, Nazionali sulle quali nessuno avrebbe puntato nemmeno un centesimo ai nastri di partenza. 

La competizione in terra polacca ha esaltato il talento di alcuni nostri giocatori già pronti almeno per l’Under 21 come il portierone milanista Plizzari, i terzini tutta corsa e sacrificio come Tripaldelli a sinistra e l’emigrato francese del Bordeaux Raoul Bellanova, senza dimenticare gli inserimenti offensivi vincenti di Frattesi e Pellegrini, quest’ultimo titolare inamovibile nel Cagliari visto da gennaio in poi. 

E poi, in attacco, accanto al trascinatore scuola Inter Pinamonti, per lui ottima stagione in Serie A al Frosinone con 5 gol timbrati, non bisogna trascurare le possibilità di crescita nei piedi di Christian Capone, attaccante di fascia brevilineo che, a sprazzi, ha già fatto la differenza in maglia Pescara nelle due stagioni abruzzesi finora giocate in Cadetteria. 

Da evidenziare anche il contributo di Gianluca Scamacca, attaccante forte fisicamente su cui ha puntato il Sassuolo quando ha deciso di riportarlo in Italia dopo un periodo trascorso al PSV. È stata sua la rete del pareggio contro l’Ucraina nei minuti di recupero della semifinale mondiale Under 20, annullata dietro consulto del VAR con noi tifosi che siamo stati costretti a tirare indietro l’urlo di gioia per un gol che ci avrebbe portato ai supplementari. Un gol, tra l’altro, splendido, iniziato con uno stop di ginocchio volante in area dopo un’azione convulsa e terminato con una girata sotto la traversa degna del miglior Ibrahimovic. 

A fine gara, si è vista tutta la rabbia mista a disperazione di Andrea Pinamonti davanti ai microfoni, il che fa capire quanto ci tenessero gli Azzurrini ad arrivare fino in fondo, perché più che una coppa era in ballo il loro futuro, la vetrina attraverso la quale mettersi in mostra e mettere in mostra i nuovi valori riscoperti dai nostri giovani, sui quali costruire la grandezza di domani. Una grandezza ricercabile non più solo sulle qualità tecniche ma nella fusioni di queste ultime a quelle umane, alla consapevolezza.

“Quel gruppo non si è mai arreso. Ed è questo quello che volevamo trasmettere. Perché molto spesso anche nello sport finisce con una sconfitta. Ma bisogna chiarire il concetto.
Vince solo uno, ma non è che tutti gli altri sono imbecilli. C’è modo e modo di perdere e di partecipare. In Italia consideriamo bravo solo chi vince e questo si riflette su molti aspetti della vita quotidiana: se la mamma è contenta solo col 10 in pagella, magari pur di ottenerlo un ragazzo si mette a copiare. Bisogna attribuire merito all’impegno e alla prestazione.
Il risultato a tutti i costi è specchio di una società in cui o vinci o sei fuori. Ma non è un modello giusto né per ottenere grandi risultati né per educare. L’esclusione di chi non vince non è corretta: si creano frustrazione e scompensi che paghiamo nella vita di tutti i giorni».

Davide Nicolato al Corriere della Sera

Lascia un commento