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Siamo già tornati grandi? Capitolo quarto: la Nazionale femminile

In questo quadro finalmente florido per le nostre Nazionali maschili una menzione speciale la merita anche la nostra selezione femminile allenata da Milena Bertolini. Inutile ricordare come siano passati 20 anni dall’ultima apparizione delle Azzurre in un Mondiale, dato ripetuto fino allo sfinimento dai telecronisti e dai giornalisti italiani che stanno seguendo da inviati le gesta delle nostre ragazze. 

Per via di un’attesa così lunga, l’obiettivo minimo da centrare nel Mondiale di Francia di quest’anno era il passaggio del girone e l’ingresso nella top 16. Traguardo raggiunto da prime del girone in maniera sorprendente nonostante nello stesso gruppo dell’Italia siano state pescate le più blasonate Australia e Brasile, più avanti di noi non solo nel ranking FIFA ma anche dal punto di vista dell’attenzione dedicata alla crescita del calcio femminile e al livello delle infrastrutture a loro disposizione.

L’Italia prima è stata capace di superare in rimonta la più forte Australia in una partita epica risolta all’ultimo minuto dalla juventina Barbara Bonansea, autrice di una doppietta storica. Poi, nel secondo match giocato contro la squadra apparentemente più debole del girone, le italiane non hanno abbassato la loro soglia di attenzione rifilando alla Giamaica ben 5 gol e dimostrando quanto sia cresciuto il calcio femminile tricolore nel giro di pochissimi anni. Solo col Brasile, la Nazionale, che tanto ci sta inorgogliendo e sta facendo ricredere in molti sul livello raggiunto dalle donne di casa nostra nello sport forse più androcentrico al mondo, ha subito uno stop indolore perdendo con il passivo minimo contro le portentose brasiliane capeggiate dalla classe di Marta. 

Nonostante la sconfitta patita per via di un rigore dubbio concesso alle calciatrici verdeoro, abbiamo chiuso in testa in modo autoritario il nostro girone e ora aspettiamo di incontrare la Cina che dovrà vedersela con la grinta e la voglia di stupire di un gruppo di ragazze italiane meritatamente alla ribalta mondiale. 

Il successo anche di ascolti raggiunto dalla nostra Italdonne nel calcio non è arrivato in maniera casuale né è frutto di coincidenze. Da quando, nell’ultimo lustro in particolare, i club maschili più importanti della nostra Serie A hanno iniziato a capire l’interesse crescente attorno al calcio femminile, le rispettive proprietà non hanno esitato a creare una sezione dedicata appositamente alle donne anche nel tentativo di veder aumentare il proprio bacino di pubblico. 

Ed è così che sono nate la Juventus, il Milan, la Fiorentina, la Roma tanto per citare le squadre che, grazie alle loro strutture di primo livello e ad importanti disponibilità economiche già sfruttate per il settore maschile, hanno portato nella Nazionale di Bertolini buona parte delle calciatrici pronte a sfidare avversari anche importanti con meno paura del passato. Giocatrici come la Girelli in attacco, la Bonansea a centrocampo, la Giuliani in porta, il capitano Sara Gama o Elena Linari in difesa (l’unica delle italiane a giocare all’estero nel prestigioso Atlético Madrid in Spagna) sono elementi che di dilettantistico ed amatoriale hanno poco o nulla rispetto alle loro colleghe del passato.

 Ora è compito della classe politica al potere in Italia eliminare definitivamente la discriminatoria normativa n° 91 del 1981 inerente il carattere di dilettanti con cui sono ancora riconosciute le nostre calciatrici dalla Serie A a scendere. L’essere considerate delle professioniste a tutti gli effetti è di fondamentale importanza per far sì che le nostre atlete non debbano più dividersi tra l’universo calcio e un secondo lavoro pur di guadagnare uno stipendio degno per il proprio mantenimento e quello della propria famiglia.

Una svolta importante già avvenuta, invece, è stata l’introduzione di un fondo maternità per le atlete italiane che così hanno finalmente il sacrosanto diritto di restare a casa nel periodo di gravidanza e in quello subito successivo, ricevendo un reale aiuto economico da parte dello Stato. 

Il momento più che positivo che stanno vivendo tutte le nostre Nazionali partecipanti a diversi tornei importanti nell’ultimo periodo deve essere sfruttato non per sedersi sugli allori, ma per favorire un impegno e una sinergia ancora maggiori da parte delle istituzioni politiche e sportive affinché l’Azzurro che indossano gli sportivi e le sportive italiani appaia più vivo che mai. 

Pur di uscir fuori anche solo per un attimo dalla critica situazione economica che ancora attanaglia il nostro Paese, sarebbe importante darci la possibilità di urlare a squarciagola CAMPIONI DEL MONDO altre volte ancora o di gioire per vittorie anche minori, quel che basta per ripartire con un piglio diverso nella spesso alienante vita di tutti i giorni.     

                                                       

    

                          

 

               

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