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Iyi şanslar Eljif

“Devo vedere una scintilla. Qualcosa che me ne faccia innamorare calcisticamente. Resisto alla tentazione di rivederli una seconda volta in azione, rischierei di notarne i difetti”. 

Pier Luigi Casiraghi

Queste parole sono state pronunciate da un pezzo di storia dello Scouting italiano e non, forse il più grande osservatore che il nostro paese abbia mai conosciuto: Pier Luigi Casiraghi (solo omonimo del centravanti ex Lazio e Juve). 

Siamo agli albori del nuovo millennio e Pier Luigi Casiraghi, da poco approdato all’Inter, vola in Ungheria per un torneo Under-17. Ad attirare subito la sua attenzione è un giovane attaccante mancino di nazionalità macedone, tanto forte che decide di puntarci, portandolo a Milano.
Quel mancino, 10 anni più tardi, scriverà la storia del Club nerazzurro, conquistando, da protagonista, il celebre quanto insperato Triplete. 

Credo che lo abbiate capito tutti, stiamo parlando di Goran Pandev. 

Ma cosa c’entra Pandev col calciatore di cui andremo a parlare tra poco?

A parte la nazionalità in comune – che comunque non è cosa da poco visto che la Macedonia non brilla certo per il brulicare di talenti significativi – il fil rouge che lega questi due calciatori è da ricercarsi nell’annata, quella del 1999.
È nel ’99 infatti, che Pandev fa il suo esordio tra i professionisti con il Belasica, squadra di Prima Divisione macedone ed è nel ‘99 che una donna di nazionalità turca dà alla luce, nell’ospedale di Skopje, un bambino destinato a raccogliere l’importante eredità, lasciatagli proprio da Goran, da cui potrebbe (il condizionale è d’obbligo) nascere l’investitura di nuovo uomo-simbolo del calcio macedone. 

Lo so, tutti questi preamboli e riferimenti vi stanno annoiando. Bando alle ciance dunque, a quale calciatore ci stiamo riferendo?

L’enfant prodige in questione è: Eljif Elmas.

Elif è quel tipo di calciatore che meglio esprime ciò che oggi il gioco del calcio chiede: versatilità.
Il saper far tutto e saperlo fare anche bene. Come può un singolo calciatore racchiudere nel suo bagaglio tecnico così tante anime differenti?!

In fase passiva, Elmas sembra un calciatore di rottura, alla Kanté o alla Allan, per intenderci. Spezza il gioco avversario con tenacia e sagacia tattica, ma una volta recuperata palla, si trasforma: verticalizza, costruisce, dà respiro alla manovra.
È un perfetto ago della bilancia, un pendolo che oscilla continuamente senza fermarsi mai. La sua più grande dote è la progressione palla al piede, a cui accompagna dribbling semplici quanto efficaci, rapidi quanto funzionali. Corsa, corsa ed ancora corsa. Senza o con la sfera. Per rincorrere un avversario o per trasformare la fase difensiva in offensiva.

È per tutte queste qualità che prima Cocu e poi Yamal, tecnici che si sono avvicendati sulla panchina del Fenerbahce, lo hanno schierato in quasi tutti i ruoli del centrocampo: a 2 davanti alla difesa; mezz’ala nei 3 o ala nei 4 di centrocampo ed addirittura come trequartista. EE99 – così è chiamato in Turchia – non si è limitato a svolgere il compitino di chi è costretto ad adattarsi a più posizioni e che potrebbe trincerarsi dietro mille giustificazioni, ma ha convinto.

Ha convinto soprattutto gli addetti ai lavori, tant’è che le migliori società europee – Atlético di Madrid, Inter, Dortmund e Napoli – si sono dimostrate interessate, visionandolo già dall’anno passato. 

Potrei sembrare troppo di parte, quindi un difetto ve lo dico: la frenesia dei ritmi di gioco che sul lungo periodo, all’interno dello stesso match, può pregiudicarne la lucidità.

Per il resto, Elmas è quello che tu vuoi che sia. Un diamante grezzo plasmabile ad immagine e somiglianza di ciò che serve al gioco della squadra. Nel suo sviluppo conterà tantissimo il coach che lo allenerà, sarà lui ad indicare la strada da seguire per permettere al ragazzo di esplodere. 

Iyi şanslar Eljif. 

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