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La competitività è l’oro dello sport

Dopo aver familiarizzato con le differenze strutturali intrinseche presenti tra il sistema sportivo europeo e quello americano, è dunque giunto il momento di procedere con l’illustrazione delle varie componenti che caratterizzano l’equilibrio presente nel sistema d’oltreoceano. Iniziamo dal draft, ovvero il meccanismo che gestisce le scelte dei giocatori non ancora contrattualizzati, generalmente provenienti dai college o da altri campionati internazionali. Un draft è composto solitamente da due turni (giri) e ogni squadra, esclusivamente durante il secondo periodo, avrà la possibilità di scambiare le proprie scelte con altri team interessati a fare trade (significato del termine letterale: trafficare).

Ogni diversa lega ha regole specifiche, tuttavia, in via generale, ogni squadra ha il diritto di effettuare una pick (scelta) di un atleta in base all’ordine che viene stabilito da un sorteggio, denominato lottery, o dall’andamento del campionato precedente. L’estrazione del team destinato alla scelta viene fissato in base al ranking dell’anno prima, partendo dalla peggiore delle squadre, le quali avranno maggiore possibilità di scegliere i giocatori migliori. Nella NFL, per esempio, sono previsti sette round di scelta. Le squadre che non si sono classificate ai play-off sceglieranno in base al maggior numero di sconfitte dell’anno prima, le altre invece secondo l’ordine in cui sono state eliminate. I vincitori del Superbowl, ossia la finale del campionato di football americano, avranno quindi la possibilità di scegliere per ultimi; così facendo il “talento” rimane equilibrato tra le diverse squadre. Nel caso in cui venga introdotta una nuova squadra (expansion team), quest’ultima avrà il diritto alla prima scelta in automatico.

Ogni squadra alla chiamata del draft dovrà avere un proprio rappresentante, poiché i vari round della lottery hanno tempi che vanno dai dieci minuti del primo ai cinque minuti degli ultimi tre round. Se un team non effettua una scelta entro il tempo stabilito, potrà farlo successivamente, con l’ovvio rischio che possa perdere un giocatore migliore rispetto quello che ha scelto. Nella NBA invece il sistema si svolge in due turni. Entrambe le leghe sono composte da trenta squadre dove, alla fine della stagione regolare, le quattordici squadre che non si sono classificate per disputare i playoff vengono inserite in un sorteggio, per determinare l’ordine di scelta al primo turno del draft. La struttura per determinare le scelte è un po’ complicata, a causa del ricorso al classico metodo delle palline, dove a seguito di quattro estrazioni si ottiene una combinazione che viene assegnata ad una squadra. La squadra giunta per ultima ha il 25% di chance di vincere il sorteggio, la penultima classificata ne ha il 18,8%, e così di seguito fino allo 0,5% di possibilità di vittoria della squadra giunta appena fuori dalla zona play off durante la stagione regolare.

Vengono sorteggiate solamente le prime tre chiamate (i tre talenti migliori), dalla quarta
in poi si segue l’ordine inverso di classifica, secondo il rapporto vittorie e sconfitte dell’anno precedente. La squadra che è arrivata ultima l’anno prima pertanto, ha la certezza che anche in caso di malaugurata sfortuna ha il quarto pick possibile. Nella determinazione dell’ordine di scelta per le prime sedici che si sono qualificate ai playoff. questo viene stabilito, andando sempre dal peggiore al migliore, tenendo conto del rapporto tra vittorie e sconfitte nella stagione precedente, pertanto non necessariamente la squadra che ha vinto il titolo sceglierà per ultima. Il draft in tutti gli sport è stato creato appositamente per portare potenziale equilibro competitivo ad una Lega, la quale da sempre ha fatto capire di mettere in primo piano la competitività tra le squadre (vero motore del marketing). Attraverso il draft, le squadre ogni anno mantengono “teoricamente” lo stesso equilibrio nel corso degli anni, concedendo la scelta dei giocatori migliori alle squadre peggiori dell’anno prima, ed equilibrando così il talento tra le diverse squadre. Il draft, a differenza dei campionati europei, impedisce che le squadre più forti possano concedersi ogni anno i giovani talenti migliori solamente perché dispongono di capacità finanziarie maggiori.

Altro strumento fondamentale affinché si salvaguardino gli equilibri generali di competitività è il salary cap, o tetto salariale. Il salary cap, consiste in un accordo, o regola, che pone un limite massimo alla spesa che i team possono sostenere nello stipendiare i propri giocatori. Esistono dei limiti imposti per ogni giocatore, nei salari complessivi della squadra, o in entrambi i casi. Questo limite complessivo viene calcolato anno per anno, tenendo conto di una percentuale sui ricavi totali dell’anno prima, e viene negoziato tra la lega e il sindacato dei giocatori. Come si è potuto osservare negli USA attraverso i numerosi scioperi, l’introduzione di tale regola non è priva di problemi: i giocatori migliori, ovviamente non desiderano un limite al loro stipendio, pertanto non gradiscono questo meccanismo. Tuttavia sono innegabili i due vantaggi principali da tale sistema retributivo: oltre alla garanzia di parità tra le diverse squadre, impedendo ad una ricca di potersi assicurare tutti i migliori giocatori a discapito delle altre, il tetto salariale è anche uno strumento efficace quanto necessario nel contenimento dei costi. Con un monte stipendi tutte le squadre sono considerate alla pari nel cercare di attirare i giocatori migliori e, approssimativamente, ogni squadra avrà un talento di simile valore alle altre, portando benefici economici sia al campionato che ai singoli team.

La necessità principale della lega, che impone una certa parità tra le varie squadre, è quella di rendere i match entusiasmanti per i tifosi, con una conclusione non scontata e che non riduca la qualità del prodotto sportivo. Nel secondo caso un limite salariale può contribuire a mantenere e controllare i costi di ogni squadra, evitando contratti spropositati che raccolgano solamente benefici di successo immediati, ma che nel lungo periodo possono determinare difficoltà finanziarie. Senza tale limite, vi è il rischio che ci possano essere enormi costi per vincere nel breve periodo, a scapito della stabilità o sopravvivenza sia della squadra stessa nella sostenibilità di lungo periodo, sia dell’intero campionato. Esistono due diversi limiti che vengono imposti a seconda della lega di riferimento, uno di tipo “hard” ed uno di tipo “soft”. Per hard cap si intende un importo massimo che non può essere superato per nessun motivo; in caso di violazione pena l’annullabilità del contratto con i giocatori e sanzioni amministrative di tipo pecuniario. In caso di soft cap, invece, può essere superata una certa quantità stabilita, ma comunque in circostanze limitate e in ogni caso pagando una sanzione determinata in anticipo per la parte eccedente il tetto massimo a disposizione. In generale le sanzioni sono di natura finanziaria: la “luxury tax” è generalmente la sanzione più utilizzata nei campionati. La cosiddetta tassa sul lusso corrisponde a un supplemento, generalmente di un dollaro per ogni dollaro speso in più rispetto al limite prefissato nella NBA, o ad un’imposta da corrispondere alla lega, la quale lo distribuirà alle squadre inferiori per consentire loro di avere più disponibilità economica per l’acquisto di giocatori migliori. Tra le quattro maggiori leghe americane solamente nella Major League Baseball (MLB) e nella NBA è prevista la luxury tax.

Oltre ad un importo massimo spendibile, esiste anche il “salary floor”, ossia un importo minimo che deve essere speso dalla squadra nel suo insieme e aiuta ad impedire che i team utilizzino il tetto salariale minimizzando i costi con il solo scopo di massimizzare l’utile, attraverso l’acquisto di giocatori con scarso talento e un salario minimo. La National Basket Association aveva introdotto il salary cap nel 1940, ma dopo una sola stagione fu abolito. Per cercare di garantire un miglior competitive balance all’interno del campionato, esso è stato ripristinato nel 1984 con un tetto massimo di 3,6 milioni di dollari. Esistono tuttavia diverse eccezioni a seconda dell’uso del salary cap fatto da una squadra; la più importante è la “rookie exception”, in cui viene consentito il superamento della soglia massima nei contratti con i nuovi giocatori provenienti dal draft tenendo conto che lo stipendio delle scelte dovrà decrescere allo scalare delle posizioni; per esempio una seconda scelta non potrà ricevere meno di una terza scelta. Nella NBA inoltre, come spiegato in precedenza, è prevista una tassa di un dollaro per ogni dollaro speso in più del previsto.

Dopo aver illustrato a grandi linee il sistema salariale e di selezione dei giovani talenti negli USA, non si può non partire da una considerazione di carattere profondamente culturale: lo sport è parte integrante dell’educazione scolastica, e come tale coadiuva a sviluppare i fondamentali non solo in campo, ma soprattutto fuori. Gli studenti-atleti non percepiscono alcuno stipendio fino al draft, e non possono essere sedotti da megacontratti offerti da agenti intermediari per conto di team interessati. La cultura sportiva europea è purtroppo a nostro avviso decisamente ancora di stampo “colonialista”, si tende a pensar di poter depredare terreni fertili altrui con collanine di perle e la promessa di affari futuri, impoverendo così il panorama Geosportivo. e andando a creare aree calde di flussi di denaro e talento che in breve tempo si cristallizzano in una sorta di aristocrazia gerarchica. La corsa all’oro può essere intrapresa anche nel vecchio continente, a condizione che si riconosca il vero filone importante, la vena maestra dello sport, e conseguentemente dei profitti che ne deriverebbero: la competitività. Se è vero che il calcio è l’attività sportiva più seguito al mondo, il potenziale da sviluppare intorno alla positiva incertezza dei candidati al successo nelle varie competizioni sarebbe davvero enorme. Non resta che intraprendere il cammino, con coraggio, e senza timore dei gattopardi, ingenuamente sicuri sulle loro torri d’avorio.

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