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Zidane sta guidando un rivoluzione galàctica

La rivoluzione non è una mela che cade quando è matura. Devi essere tu a farla cadere.”
Lenny Kravitz

Ora immaginatevi un albero e Zinedine Zidane scuoterlo al ritmo di Are You Gonna Go My Way.

Possiamo cominciare.

Rodrygo Goes, Eder Militato, Luka Jovic, Eden Hazard, Ferland Mendy.
Il Real Madrid al giorno d’oggi ha già ufficializzato cinque colpi di mercato, lasciando uscire dalle casse societarie la bellezza di 303 milioni di euro.

Eduardo Inda, ex direttore di Marca, ieri intervenuto alla trasmissione “El Chiringuito”, ha affermato che settimana prossima diventerà “blanco” anche Paul Pogba.
Il francese sarà la ciliegina sulla torta e arriverà alla fine di una trattativa che vedrà, oltre ad un conguaglio di circa 80 milioni, Tony Kroos e Gareth Bale passare ai Red Devils.

Il Real del prossimo anno sarà quanto più vicino all’unico concetto caro a Florentino Perez: una squadra di galàcticos, fatta di personalità forti, di alti profili, tenuti in relazione e in equilibrio tra loro da un allenatore che ne sappia gestire le diverse esigenze.

Questa volta, però, (per la prima volta nella storia del suo regno) la rivoluzione galàctica non è stata imposta dal Presidente, l’ha subita.

È partendo da questo punto di vista che possiamo spiegare e spiegarci il ritorno di Zidane sulla panchina del Real Madrid.
Abbandonate tutti i sentimentalismi perché dietro al suo rimpatrio ci sono cinismo, strategia e ben poche componenti affettive.

Le sue tre Champions di fila hanno avuto un comun denominatore: un gruppo speciale.

Gruppo arrivato a Kiev a fine ciclo.
L’allenatore francese lasciò non per la paura di aver già vinto tutto ma per staccare e per dimostrare che i suoi successi non erano stati normali. Senza il distacco non ci sarebbe stata comprensione.

La sua gestione delle risorse aveva avuto un peso importante in quelle vittorie ma quello stesso peso sembrava non essergli riconosciuto da quel Presidente che diceva di amarlo come un figlio.

Zizou portava in dote la sua tripletta di coppe e in cambio chiedeva il potere totale, chiedeva una rifondazione, un’epurazione. Via chi era arrivato al capolinea, chi non faceva più del bene a quello spogliatoio. Dentro i nomi altisonanti che avrebbero portato ad una nuova epoca.
Sapeva che non sarebbe stato accontentato. Almeno non subito.

Florentino era troppo attaccato ai suoi uomini, i suoi uomini troppo attaccati al loro status.

La successione fu affidata a Lopetegui, il quale abbandonò la Spagna alle porte del Mondiale, per rincorrere il suo sogno, ignaro che questo si sarebbe trasformato in un incubo.

Lo spagnolo arrivato a Madrid, probabilmente nel momento peggiore possibile, provò a ripartire con un nuovo ciclo proprio come voleva Zidane.
Il cambiamento che aveva in mente non si palesò perché i senatori, disastrosi in campo ma intoccabili nell’undici, gli fecero capire che sarebbe stata la sua fine.
La fine arrivò comunque il 28 ottobre 2018, all’indomani di un indecente manita subita al Camp Nou.

L’ex CT della Nazionale fu esonerato ma si insinuò un dubbio nella testa di Florentino. Forse Zizou aveva ragione. Forse Marcelo, Varane, Casemiro, Kroos, Bale avevano finito il loro tempo a Madrid.

Solari, arrivato per accollarsi la transizione, tracciò un solco in quel dubbio: fuori dai titolari il terzino brasiliano e il gallese, dentro due ragazzi, Reguillon e Vinicius.

La rivoluzione non era cominciata ma il suo vento iniziava a muoversi.
Il vento di marzo portò via i dubbi di Florentino, non c’erano “forse”, la necessità di un rinnovamento era palese.

Zidane viene richiamato per sostituire l’argentino, a Madrid non si può perdere tempo, bisogna mettere le basi per la stagione ventura che dovrà essere trionfale.

Al francese, ora si, viene dato il potere contrattuale e gestionale. Zizou può scegliere qualsiasi cosa e fare tutto a modo suo, proprio come voleva nemmeno un anno prima.

Andato via in punta di piedi da Generale, il francese è tornato da salvatore della patria e Imperatore.
Se gli acquisti delle merengues scoppiano come bombe di un cannone possiamo dire che è merito suo.

La rivoluzione galàctica non era matura e lui l’ha fatta cadere.

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