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Parametro Juve

Parametro Juve.

Otto scudetti consecutivi non si vincono per caso. Non c’è trucco, non c’è inganno. Perché per arrivare ad alti livelli, come quelli raggiunti dalla Juventus, non c’è polemica che tenga. Cristiano Ronaldo, Gigi Buffon, l’Allianz Stadium, il Museo nella pancia dello stadio: è tutto contorno. Il vero segreto del club bianconero è una eccelsa gestione societaria.

Non a caso la Vecchia Signora è tra le forze più grandi, economicamente parlando, del mondo del calcio. Andrea Agnelli, con la complicità degli scorsi anni di Beppe Marotta e Fabio Paratici, ha messo in piedi un Impero. Tra colpi ad effetto, campagne acquisti faraoniche e tifosi sempre più affamati di vittorie, c’è un fattore che troppo spesso, forse, viene sottovalutato.

A costituire la vera forza della Juventus sono stati i colpi a parametro zero, che hanno fruttato al club milioni di euro risparmiati e plusvalenze da capogiro.

Dando un’occhiata agli almanacchi della lontana stagione 2011/2012, c’è un nome che spicca su tutti: Andrea Pirlo, storico centrocampista del Milan, si trasferì a Torino. Dato per spacciato dai più, sotto la Mole Antonelliana il Maestro visse la sua seconda giovinezza. Pagato praticamente zero euro dalla società bianconera, l’ex rossonero alzò il valore del reparto centrale della squadra, al centro di una spina dorsale da far invidia ai maggiori top club europei. Guida della squadra allenata da Antonio Conte, nel palmarés bianco e nero ben quattro scudetti.

L’anno successivo toccò ad un anonimo Paul Pogba, svincolatosi dal Manchester United. A Torino l’esplosione, la maturazione totale che lo proiettò nell’Olimpo del calcio mondiale. Dopo quattro anni di onorato servizio in Piemonte, fu tempo di ritornare nella casa calcistica. Il Manchester United, infatti, dopo averlo perso senza guadagnarci un soldo, fu disposto a tutto per il centrocampista francese. Servirono ben 70 milioni di euro per strapparlo ai bianconeri: capolavoro targato Marotta-Paratici.

Nella stagione 2013/2014 toccò a Fernando Llorente, el Rey Leon, giunto in scadenza dall’Athletic Bilbao. Attaccante di grido ai tempi, fece più che bene nella prima stagione; in parabola discendente, invece, nelle ultime due stagione. Salutò la Juventus alla scadenza del contratto.

Nelle due stagioni successive furono ben tre i calciatori arrivati a Torino senza mettere mano al portafoglio. Kingsley Coman, ceduto poi al Bayern Monaco per 30 milioni di euro, Norberto Neto, trasferitosi al Valencia per 7 milioni e Sami Khedira, ancora oggi perno fondamentale del centrocampo a strisce.

Dopo vittorie su vittorie, svariati titoli da Campione d’Italia, l’obiettivo societario diventò la Champions League. Per questo il primo colpo della stagione 2016/2017, ovviamente a parametro zero, fu Dani Alves. Lo stoico terzino del Barcellona salutò la Spagna dopo circa 250 presenze per provare ad alzare la coppa dalle grandi orecchie con la casacca della Juventus. Nulla da fare per il club, nulla da fare per il brasiliano.

Nell’ultimo campionato, tifosi ed addetti ai lavori hanno apprezzato da vicino le giocate di Emre Can. Direttamente dalla Premier League alla Serie A, filo diretto Liverpool-Torino. A suon di gol e prestazioni convincenti, il tedesco è diventato perno inamovibile del reparto di Massimiliano Allegri.

Cambiano gli interpreti ma non la sostanza. Da Allegri a Sarri, da Marotta alla coppia Nedved-Paratici. Aaron Ramsey e Adrien Rabiot, per ora, sono i due colpi arrivati a parametro zero. Un’accoppiata niente male per il centrocampo della Vecchia Signora.

Programmazione, organizzazione e fiuto degli affari: è questo il segreto della Juventus.

 

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