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A Balotelli non frega niente di noi e del calcio

A Balotelli non frega niente di noi e del calcio.

Maglia dell’Inter scaraventata a terra in gesto di sfida contro i tifosi, parcheggio di un carcere femminile varcato senza autorizzazione, “Why always me?”” sfoggiato fiero dopo un gol contro il Manchester United ai tempi del City, incendio causato con fuochi d’artificio nel bagno di casa propria, litigio fisico con Mancini durante un allenamento, litigio con pettorina,  27 divieti di sosta con una sola Maserati, freccette lanciate sui i ragazzi delle giovanili dei Citizen, giro turistico a Scampia per gioco, 2000 euro offerti ad un napoletano per gettarsi con un motorino in acqua. 

Potremmo continuare.

Immaginiamoci un futuro non troppo remoto.

Un futuro nel quale oramai il 45 avrà dato l’addio ai campi di calcio. Cosa possiamo affermare?
SuperMario a sua figlia Pia, o ai suoi nipoti, potrà raccontare particolari interessanti maggiormente inerenti alle sue avventure extracalcistiche o a quelle strettamente legate al campo?
Vorrà parlargli di calcio? Di quando raccontava di voler vincere il Pallone d’Oro. Rimuoverà quella parte della sua vita? Cosa gli importerà ricordare?

Senza alcuna intenzione di “fare morali” circa le dissennatezza dei suoi gesti, urliamo che ci piange il cuore per un talento immenso al quale giocare a calcio non è mai piaciuto nemmeno un quarto che “cazzeggiare”.
L’ultimo episodio, verificatosi a Napoli, a lui riguardante, non fa che confermare questo.
Che è un coglione? No, semplicemente che SuperMario non si sente un calciatore e perciò non si comporta come tale, come uno che sa di essere, nel positivo o nel negativo, da esempio per chi lo segue. 

Quando parliamo del ragazzo cresciuto a Brescia ci vengono in mente, subito dopo le sue follie, i suoi esordi e le promesse: la sua immensa superiorità tra i pari età ai tempi delle giovanili che gli valse un Campionato Primavera e un Torneo di Viareggio, la maglia titolare in nerazzurro, poco meno e poco più che maggiorenne, che lo porto ad accaparrarsi vari scudetti e un triplete, il trasferimento in Premier, l’Europeo 2012.

Traguardi raggiunti in tenera età e senza alcun impegno che lasciavano presagire di essere di fronte ad uno dei più grandi crack del calcio contemporaneo e, allo stesso tempo, di un giocatore che non avrebbe avuto una lunga vita calcistica a meno che non si fosse drizzato strada facendo.

Passati degli anni, possiamo affermare che Supermario non si drizzerà mai perché tale questione è di chi la solleva ma non sua, non gli interessa della sua onorabilità come uomo né tantomeno del suo talento, quelle capacità immense, che nonostante non siano mai state coltivate, hanno per anni comandato la realtà, dettandola.

Lui è tranquillo cosi, atarassico. Vive come se nulla potesse toccarlo, come se fosse un nessuno, uno sconosciuto.

Prendersela con Balo, tifarlo, difenderlo, odiarlo, nulla ha senso. La sua condizione, per certi versi invidiabile, è incondizionabile.

Non vedremo mai i due “Mario”, quello in campo e quello fuori, scissi. Mai le sue gesta con la palla oscureranno quelle senza, mai viceversa. Mai fuori dal rettangolo vedremo un professionista.

Inutile sarà sperare in suo miglioramento tecnico-tattico o personale. Mario a 28 anni è quello che era a 17, a problemi di posizione sul terreno di gioco, di smarcamento offensivo (non attacca mai la profondità), di partecipazione alla fase difensiva (non torna), d’egocentrismo (è quello che lo spinge sempre oltre). 

Oggi non sappiamo nemmeno dove giocherà l’anno prossimo, se ritornerà in A o in Premier, se resterà in Francia, se finalmente asseconderà i suoi istinti e si darà completamente ad altro, magari all’ozio.

L’unica grande verità è che Balotelli è l’unico calciatore in attività considerabile già ai sensi di un ex calciatore, che calca ancora i prati verdi senza un apparente valido motivo, nemmeno nel interesse al calcio che non ha mai avuto, forse solo nei soldi che questo assicura.

Allontanandoci dai fatti che l’hanno contrassegnato, possiamo cerchiare il termine “interesse” per chiederci quale sia quello reale di un ragazzo che nella tormenta di critiche e discussione è sempre rimasto in piedi saldo, convinto che si trovasse a percorrere il proprio percorso, quello giusto. Noi ci interroghiamo su quale possa essere, lui probabilmente è l’unico che lo conosce

Non resta che auguragli buona fortuna e pace, nel mentre, nostalgici, pensiamo a cosa avremmo voluto nel profondo da lui, cosa ci ha dato e cosa non possiamo più aspettarci.

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