Sans-serif

Aa

Serif

Aa

Font size

+ -

Line height

+ -
Light
Dark
Sepia

A lezione da Sinisa

Non confondiamo i piani. Un personaggio pubblico diventa spesso nel nostro immaginario un rappresentante dell’effimero e della frivolezza, anche perché spesso associato alla presunta ricchezza che la notorietà gli avrebbe procurato. 

Fermi un attimo. 

Quelli che vedete in tv, sui campi da gioco, agli eventi mondani, non sono tutti associabili ai personaggi della “grande bellezza” di Sorrentino. Non hanno la brama che pensate, né tantomeno il potere che li rende cinici e famelici o atarassici.

Esistono anche uomini che, per le competenze nel loro settore o per lo spessore della propria personalità, diventano public figure capaci di utilizzare la loro posizione sociale per offrire alla comunità messaggi positivi che possano influenzare comportamenti e pensieri. 

Il mondo dello sport è pieno d’esempi: Muhammad Ali, Jesse Owens, Magic Johnson.

Per chi non lo sapesse, l’ultimo citato, da quando ha scoperto la sua sieropositività ha dedicato la sua vita alla beneficenza, per contribuire alla lotta di questa malattia.

Senza andare troppo lontani possiamo dire che quel mondo così luccicante e abbagliante non è di soli omini, burattini, montati, spietati.

Esistono anche i Sinisa Mihajlovic. Uomini consapevoli della loro funzione sociale che utilizzano anche eventi terribili della loro vita per dare speranze a chi si sente solo ed abbandonato e magari non ha più la forza per combattere per la vita.

Quegli uomini che i comuni mortali credono irraggiungibili quando sono sotto i riflettori per le loro attività e che diventano poi addirittura esempi da commiserare se incappano nelle normali tragedie della vita.

Perché ciò che a loro capita ha un peso diverso, come se solo la fama o la ricchezza possano togliere senso a tutto anche ad un male, uno di quei mali con il quale milioni di persone hanno dovuto fare i conti, uno di quei mali che tanti di noi hanno visto da vicino magari in famiglia o tra le amicizie.

Quei mali che non auguriamo a nessuno, perché sono un ostacolo altissimo. Eppure se riguarda loro, per gli abitanti di quell’universo che crediamo cosi lontano e cosi diverso, diventa nel nostro immaginario più basso l’ostacolo o “normale”.

“Hai visto cosa è successo a Sinisa?”

“Capita a tutti”.

Non snobbiamolo. Guardiamo a fondo. Osserviamo la forza che ieri ha mostrato l’allenatore serbo, quella è anormale, viene da uno spirito grande.

Il fato conserva le stesse sorprese che capitano a noi comuni mortali anche a quelli con i soldi o di successo.

Ma è proprio in quel momento che si vedono gli Uomini (con la U maiuscola) come Sinisa o come Gianluca Vialli (da leggere il suo libro Goals), uomini che entrano in campo per diventare esempi di speranza per tutti quelli che soffrono come loro. 

Usano la propria visibilità in maniera positiva, in quel momento combattono la loro battaglia e, allo stesso tempo, sono uno stimolo per tutti gli altri che non sono sotto le luci dei riflettori. 

La vita è un bellissimo cerchio. Nel cerchio siamo tutti uguali, nessuno è davanti a noi, nessuno è dietro, nessuno è sopra, nessuno è sotto, siamo tutti sulla stessa linea, nel perfetto equilibrio. Il cerchio è unità, il cerchio è democratico. Il cerchio da coraggio.

Grazie Sinisa, hai già vinto la partita del coraggio e da grande mister hai chiesto di farlo a coloro che se la stanno giocando come te. Hai dato carica.

Ora tifiamo tutti per te e metti la palla in quell’incrocio dei pali della bellissima porta della vita, come solo tu sapevi fare con il tuo magnifico sinistro.

Lascia un commento