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Dovreste guardare Senegal-Algeria


Se stavate aspettando che parlassimo di Coppa d’Africa sarete presto accontentati perché è giunto il momento di farlo.

Venerdì 19, alle ore 21, si giocherà la finale tra Senegal e Algeria, una partita che sulla carta potrebbe sembrare scontata ma che nel suo humus custodisce risvolti interessanti, numeri, storie di rivalsa e riscatti gonfi di ragione.

La prima nota che vogliamo fornirvi riguarda le guide tecniche.

Non esiste competizione al mondo che presenti più commissari stranieri della Coppa d’Africa.

In questa edizione il numero di “stregoni bianchi” supera di tre unità quello dei nativi africani: 12 europei e un messicano.

Tra quelli del vecchio continente il 60%  riporta sul passaporto la nazionalità francese, come se l’epoca post-coloniale non fosse mai finita.

Dati questi che probabilmente non riflettono il fastidio dei tifosi delle rispettive nazionali, i quali accusano gli “stranieri” di venire in Africa solo per soldi, portando alla mano numeri (circa gli exploit delle proprie squadre) che non possono sconfessarli.

Senegal-Algeria in tal senso è un eccezione, perché Aliou Cissè e Djemal Belmadi guidano le squadre del proprio paese d’origine.

Possiamo affermare che il cammino delle due abbia risentito positivamente di tale peculiarità, mostrando entrambe un’identità forte e radicata per lo più non rintracciabile nelle altre selezioni.

Anime però diverse quelle de les lions de la Teranga e les guerriers du desert.

Gli algerini hanno superato da poco il periodo più difficile della propria storia contemporanea, che ha visto l’alternarsi in panchina di ben 6 allenatori in 4 anni e la mancata qualificazione a Russia 2018. Tutto ciò prima dell’arrivo di Belmadi, uno che si è fatto le ossa, per gran parte della sua carriera, in Qatar.

La sua Algeria detiene il livello tecnico più elevato di qualsiasi altra squadra della manifestazione riuscendo ad esaltarlo attraverso un modo di tenere palla elaborato.

L’organizzazione di base complessa prevede un grosso sviluppo di gioco sulle fasce laterali, sfruttando attraverso i repentini cambi di versante i punti scoperti e deboli degli avverarsi, e la palla dietro ai terzini da ricercare attraverso verticalizzazioni precise.

Ma non basta, perché è davvero impressionante vedere i guerrieri del deserto applicare un pressing massiccio e aggressivo in fase di non possesso, uno dei tanti modi per assicurarsi di tenere sempre la palla.

Sfera che gli algerini fanno transitare spesso, in costruzione, tra i piedi di Bennacer, promesso rossonero, che dopo il grande campionato ad Empoli si sta rivelando una dei prospetti più interessanti del torneo, grazie alle sue capacità uniche di fornire soluzioni di passaggio.

Passaggi, questi ultimi, indirizzati alle due stelle imprevedibili Mahrez e Feghouli, coloro che cambiano il registro dall’ordinario allo straordinario, assicurando dei lento-veloce difficili da sopportare.

Ed è proprio la dinamicità avversaria che il Senegal dovrà combattere, facendolo allo stesso tempo contro la propria natura.

Parlavamo d’identità, bene. Se il punto di forza degli algerini è il gioco quello dei leoni del Teranga è il non gioco, contemporaneamente punto debole.

Gli uomini di Cissè sono, nonostante le qualità tecniche individuali di discreta fattura, una squadra rocciosa, incassatrice, che gioca male a calcio e non convince tatticamente.

Vi starete chiedendo come possono essere arrivati in finale. Lo hanno fatto con determinazione e di certo non attraverso la costruzione.

Lo sviluppo del gioco, fiore all’occhiello degli avversari, è il punto dolente dei “Verdi”, così come l’intraprendenza.

In questa Coppa d’Africa li abbiamo visti spesso incapaci di contrastare con intensità squadre da ritmi blandi, finendo per subirli.

La partita persa proprio con l’Algeria nel girone ne è prova lampante.

Errori tecnici, mancata esplosività nelle giocate, palle sporche, cross esasperati, tanto Senegal è stato tutto questo.

Inoltre mancherà Koulibaly, diffidato, unico giocatore capace di giocare pulito e togliere le castagne dal fuoco con aggressioni feroci a centrocampo, in fase di non possesso, e conduzione fisica del pallone.

I suoi compagni di reparto non hanno la stessa capacità di lettura e potrebbero trovarsi presi alle spalle.

Note positive Gueye e Manè.

Il centrocampista dell’Everton, nelle prime partite tenuto fuori, è stato, ad oggi, il rimedio di Cissè per ovviare al problema “risalita del campo”, mentre l’attaccante del Liverpool ci sembra l’unico capace di donare imprevedibilità alla manovra con accelerazioni fulmine e abilità di inserimento al di fuori del comune che renderanno il match, per questo, non scontato.

Abbassare la tensione, contro il fresco vincitore della Champions, può costare caro a quelli del deserto.

Ultimo appunto, utile per chi non volesse vedere la finale. Entrambe le compagini vedono la vittoria allo stesso modo degli squali in cerca di sangue.

Ci troviamo di fronte a due squadre non storiche. L’Algeria nella sua vita calcistica ha vinto un solo trofeo, una Coppa d’Africa nel 90’, il Senegal ha la bacheca completamente vuota e si fregia di essere arrivato secondo in questa competizione nel 2002.

Per entrambe alzare questo trofeo avrebbe un significato più ampio, un senso che va oltre il calcio.

A trionfare non sarebbe una selezione ma un Paese intero, desideroso di trovare gioia estraniandosi, per un attimo, da i problemi che lo affliggono.

L’Algeria sta affrontando la più grande crisi istituzionale dalla fine della sanguinosa guerra civile degli anni 90’, in Senegal c’è uno dei tassi più alti al mondo di violazioni dei diritti umani.

In questi casi lo sport ha un valore superiore al mero intrattenimento.

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