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Hockenheim ai raggi X


Prima di catapultarci in Ungheria per il prossimo Gran Premio, diamo un occhiata più analitica a quello che è stato il Gran Premio più emozionante dell’intera stagione.

Il grand prix tedesco del 2019: un thriller per gli spettatori, ma – propriamente – un lavoro duro per i piloti che hanno trascorso sui nervi quasi due ore nella cockpit (beh, quelli che sono arrivati alla fine, in ogni caso). Di seguito, le (possibili) considerazioni di un pilota che spiegano le difficoltà di una gara come quella vissuta ad Hockenheim.

Nel bagnato ci sono tre fattori principali che rendono la cosa più difficile che sull’asciutto. Facciamo crollare quei fattori, per vedere come mai il grand prix tedesco del 2019 fosse così impegnativo.

Fattore #1: meno Grip

In primo luogo c’era semplicemente meno grip. In Germania questo è stato particolarmente difficile d’affrontare poiché i piloti non avevano testato la pratica sul bagnato per tutto il fine settimana. Il primo assaggio che hanno avuto è stato in un paio di giri in griglia e poi in condizioni di gara.

Durante un weekend di gara convenzionale, i piloti hanno quattro ore di pratica per battere intorno ai ritmi di impostazione, ma ad ogni giro affinano i loro punti di riferimento per frenata, utilizzo dell’ingranaggio e uso del cordolo.

In una gara sull’asciutto, anche se le auto immagazzinano 100 lt di carburante, i piloti dovrebbero sapere dove frenare dalle lunghe accelerazioni provate durante le libere e le qualifiche o anche senza questo, perché sono abituati all’offset a basso consumo di carburante.

In una gara sul bagnato, tutto questo è buttato alle ortiche. I piloti hanno dovuto imparare in gara dove fossero i loro “momenti di frenata”, quali assett usare, quando usare il kerbs o procedere senza.

Ciò ha sorpreso Antonio Giovinazzi nella curva 2 durante il primo giro, e alcuni giri dopo anche Gasly nella curva 6, mentre perdevano i loro punti di frenata e andavano lungo, perdendo posizioni.

Fattore #2: diversi livelli di Grip

La seconda questione rende ancora più difficile la vita del pilota in pista: il grip sul bagnato porta con sè un’imprevedibilità che sfida le capacità di guida. Con ogni giro, la pista cambia, diventando più asciutta nella maggior parte delle zone, ma alcune zone più di altre. 

Così, a differenza dell’asciutto dove si conosce  il proprio riferimento alla prima coppia di giri e dove – quindi – si può semplicemente spingere più forte a seconda del carico di carburante che viaggia contro i risultati del pneumatico; nel bagnato si può spingere più duramente in alcune parti, ma altre parti rimangono umide e insidiose, come la curva 16 ad Hockenheim, che ha colto sempre impreparati un numero sostanzioso di piloti.

La pendenza che corre sulla chicane T14/15 è pur essa molto insidiosa poiché gli enormi agglomerati d’acqua presenti sul tracciato tendono a condizionare i piloti verso una guida più sicura rispetto ad una guida più aggressiva e capace di sfruttare al meglio le dinamiche del tracciato. 

Hamilton ha pagato un enorme scotto quando è uscito fuori dalle curva 16, ma – fortuna per lui – è riuscito a non sgarrellarsi troppo fuori il tracciato e perdere ulteriore tempo nei confronti dei suoi diretti avversari.

Riguardo gli episodi come quelli di Charles Leclerc e Lewis Hamilton, entrambi sono  andati qui con gomme slick, entrambi in un giro esterno. Hanno guidato gran parte del giro e stabilito un feeling per le condizioni di gara tale da tornare alla curva 16 alla fine del giro e sottovalutare quanto fosse bagnato, scivolando fuori dal circuito.

L’incidente di Hamilton era – in realtà – sotto regime di Safety Car, situazione che mostra quanto bagnato l’angolo fosse. Le temperature dei pneumatici diminuiscono rapidamente quando si guida un’auto di Formula1 a un ritmo ridotto. Hamilton stava girando per il settore dello stadio, ma è bastato solo un leggero accenno sul pedale dell’acceleratore fuori dalla curva 15 per far sì che l’auto acquisisse troppa velocità e precipitasse fuori il tracciato. 

Factor #3: Scarico

Il terzo problema che di solito si ottiene sul bagnato è lo sversamento dei gas di scarico. In realtà in Germania questo non sembrava essere un grosso problema dopo i primi giri. Ma,  potenzialmente, l’uscita di  Gasly alla curva 6 può essere attribuita a questa motivazione. 

Quando sei al centro classifica, intrafficato in svariate monoposto che cercano l’un l’altra di superarsi in condizioni anche moderatamente umide, i gas diventano intensi. Non si nota mai con la Safety Car, ma non appena le auto sono scatenate a vere velocità di corsa si diventa quasi ciechi sui rettilinei e le monoposto devono fare un sacco di lavoro di lettura preventiva su dove curve e rivali possano essere.

Dagli shots dell’onboard la situazione sembra brutta, ma è facilmente intuibile che essa sia ben peggiore dall’elmetto del pilota che si ritrova un accumulo di terra, aria di scarico e detriti a meno di 20 cm dalla sua faccia. 

Gasly non avrebbe avuto questo problema se avesse mantenuto la sua posizione al quarto posto fuori dalla linea, un altro vantaggio che hanno avuto i primi. 

Nel decelerare si è ritrovato invischiato in un turbinio di vetture e nel bel mezzo di un flusso di scarico, e si è dovuto – di conseguenza – allontanare per provare una manovra particolarmente rischiosa intorno a 4 auto all’esterno della curva 6. Di sicuro ha subito il disagio di ritrovarsi in una situazione in cui non è riuscito semplicemente a giudicare bene il suo grip e i suoi tempi di frenata.

… e i piloti sono dovuti rimanere al top della concentrazione

Infine, oltre a tutto questo duro lavoro per tenere la macchina sulla pista, hanno continuato a imparare e a migliorare la loro conoscenza del tracciato con ogni angolo e ogni attacco duro ruota a ruota. 

Cambiare i giusti pneumatici al momento giusto è critico in condizioni climatiche miste,  e non possiamo ottenerne un esempio più chiaro che da Hockenheim.

Lance Stroll ha chiamato il suo pit per delle slick, ed è riuscito a farsi protagonista di una cavalcata dal retro della fila fino alle prime posizioni, siccome è riuscito a vincere perfettamente la scommessa con sé stesso.

Daniil Kvyat e Kevin Magnussen sono stati i primi a seguire le indicazioni trapelate dal pit di Lance Stroll e ne sono usciti vincitori, in particolare Kvyat (ricordiamo il suo 3º posto finale). 

Dall’altra parte, Hamilton e la Mercedes si sono frantumati piano piano. Hamilton ha percorso due giri extra sugli inters, al fine di scontare la penalità di cinque secondi, ma quando è uscito dalla pitlane, era precipitato – ormai – da terzo che era alla no-points zone.

Così, in condizioni confuse, mentre noi ci siam seduti e abbiamo assistito ad una gara emozionante, i piloti e i team hanno dovuto lavorare ferocemente per due ore, cercando di massimizzare tutto. 

Ma alla fine a Hockenheim, si trattava più di minimizzare gli errori, perché c’era così tanto che poteva andare storto in una gara come questa.

 

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