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Il Cagliari può sognare in grande con un Radja da “Libro Cuore”

La vita riserva continuamente sorprese e situazioni imprevedibili che cambiano il corso degli eventi nel giro di poche settimane, alcuni giorni o una manciata di ore. L’unico porto sicuro di fronte a sconvolgimenti, talvolta difficilmente affrontabili solo con le proprie forze, è rappresentato sempre dalla famiglia e dagli amici, legami indissolubili su cui fare affidamento quando c’è bisogno di un consiglio o anche solo di un semplice confronto per non perdere l’orientamento in caso di periodi burrascosi.

Non è poi per nulla facile e scontato ascoltare il cuore, farsi guidare dall’istinto quando la ragione direbbe il contrario pur di mantenere lo status quo acquisito dopo tante fatiche, mille battaglie e innumerevoli sacrifici per svettare in modo netto rispetto alla massa che ristagna nella mediocrità e si accontenta dei discreti traguardi raggiunti senza avere la benché minima voglia o ambizione di puntare più in alto.

La vita dovrebbe essere un continuo raggiungimento di nuovi obiettivi possibilmente superiori e garanzia di miglioramenti tangibili rispetto alla condizione precedentemente abbandonata. E, anche se l’opinione pubblica e tutti coloro che credi ti siano vicino cercano di utilizzare a spron battuto l’arma della persuasione pur di fuorviare il tuo animo dalla necessità e dalla volontà di cambiamento, in fin dei conti solo tu e nessun altro sa bene cosa è meglio per te e per il tuo futuro.

Ora, non sapremo mai con inappellabile certezza se Radja Nainggolan abbia fatto una scelta dettata più dai suoi sentimenti e da un’improvvisa onda emotiva partita dentro di sé oppure abbia ascoltato soprattutto il parere di amici e parenti. Sta di fatto che il suo trasferimento al Cagliari in prestito secco e annuale dall’Inter è stato ufficializzato questo lunedì dopo il superamento delle visite mediche di rito.

Quello del centrocampista belga era un ritorno utopistico fino a non molti giorni fa nella terra che, come accade solo in una vera famiglia, lo ha accolto a braccia aperte poco più che ventenne e lo ha fatto diventare uomo e marito di Claudia.

Ecco, secondo il parere di buona parte degli addetti ai lavori e dei media, il pensiero di un rientro nella squadra del cuore è iniziato a balenare nella testa di Radja solo dal momento in cui ha avuto conferma dei problemi di salute seri che sua moglie dovrà affrontare tra cicli di chemioterapia per via del tumore al seno e la paura di svegliarsi ogni mattina, come da lei stessa affermato, in un toccante messaggio social.

Dopotutto, che ci sarebbe di male se Nainggolan avesse accettato di riabbracciare la sua vecchia e amata squadra soprattutto per stare vicino alla sua donna e ai familiari di lei? Come detto sopra, il cuore spesso può prevalere legittimamente sulla ragione e non c’è nulla da biasimare per questo. A scanso di equivoci, è stato lo stesso giocatore a confermare l’esistenza di «questioni extracalcistiche che tutti conoscono che hanno facilitato la scelta».

Poi, a mio avviso, ci possono essere anche importanti ragioni sportive alla base del clamoroso rientro a casa, nella sua isola, da parte del Ninja, soprannome onnipresente nella carriera calcistica del belga per via delle sue origini indonesiane e per il caratteristico tackle con cui il tenace centrocampista arpiona il pallone dai piedi degli avversari senza commettere fallo.

Un giocatore della tempra e dell’orgoglio di Nainggolan non potrà mai accettare di essere trattato come uno qualunque o come un elemento scomodo, causa di mancanza di armonia all’interno di uno spogliatoio similmente a quando accaduto anche alla Roma.

Fin dall’insediamento di Antonio Conte sulla panchina dell’Inter, la situazione di Radja in rosa è cambiata drasticamente passando dall’essere un calciatore imprescindibile sotto la gestione Spalletti a ritrovarsi in un amen ai margini della squadra nerazzurra senza motivi apparentemente validi ed eclatanti fin dall’avvento del tecnico leccese. Per un giocatore di lotta e di governo come il Ninja ritrovarsi nella medesima situazione del suo vecchio capitano Mauro Icardi, reo quest’ultimo di aver affidato con troppa leggerezza la sua carriera nelle mani di una moglie con discutibile esperienza da procuratrice, è stata forse una condizione inaccettabile e difficile da mandar giù.

Anche se non siamo a conoscenza di eventuali ruggini o bisticci nati tra Nainggolan e la società cinese nell’ultima parte di stagione chiusa in crescendo dal calciatore, sembra quasi paradossale che Antonio Conte abbia tagliato così a cuor leggero un giocatore che lui ha sempre fortemente voluto e ammirato quando era nelle vesti di allenatore della Juventus. Se poi il belga non ha mai avuto l’opportunità di indossare la divisa della Vecchia Signora, il suo mancato trasferimento in bianconero è imputabile soltanto al suo malcelato “disprezzo” verso un ambiente sempre noiosamente vincente e in cui vige il pieno rispetto delle regole. Un habitat non molto adatto, quindi, a un guerriero in campo e ad un amante della bella vita e della movida al di fuori del rettangolo verde.

La vita, come detto, è sempre all’insegna dell’imprevedibilità e, se fino a qualche settimana fa era impensabile persino per il presidente Giulini la possibilità di un Nainggolan che calcasse nuovamente il centro sportivo di Asseminello, ora il sogno di tutti i cagliaritani si è trasformato in realtà almeno per questa annata. Lo stesso Radja, un po’ scherzando in conferenza, ha detto di essere disposto a restare nella sua terra di adozione per l’ultima parte della sua carriera sempre se il Cagliari abbia la forza economica di trattenerlo e di convincerlo. Conoscendo, però, dal di fuori, il giocatore belga, un personaggio spesso guidato dal suo istinto nel bene e nel male e mai banale, non è così remota la possibilità di una sua permanenza a vita in Sardegna, considerando anche che il calciatore ha rifiutato su due piedi le allettanti e ricchissime proposte cinesi. In Estremo Oriente, il Ninja, date anche le sue origini testimoniate dagli occhi a mandorla, sarebbe diventato il portabandiera perfetto per promuovere l’importante crescita del calcio asiatico in giro per il mondo.

Invece, un passionale ed impulsivo come il combattivo Nainggolan ha deciso di sposare per la seconda volta il progetto del suo Cagliari, la sua seconda pelle, tornando a rappresentare allegoricamente lo spirito del “Quinto Moro” nella bandiera simbolo dell’indipendentismo e dell’orgoglio da sempre tipico di tutto il popolo sardo. E, badate bene, la scelta di riabbracciare la sua famiglia rossoblù non può essere così superficialmente considerata come un ridimensionamento del Nainggolan calciatore, né l’inizio della parabola discendente del forte funambolo con la cresta.

Come detto anche dal presidente cagliaritano Giulini, la sua squadra ha ritrovato un giocatore diverso rispetto a quello che nel 2014 ha salutato in lacrime il popolo del vecchio Sant’Elia. Il Radja di allora era ancora in cerca della definitiva consacrazione poi ottenuta negli indimenticabili anni vissuti a Roma, dove non ci ha messo molto per essere osannato dall’esigente popolo dell’Olimpico, finendo presto per diventare un simbolo della romanità accanto a mostri sacri come Totti e De Rossi. A 31 anni, il Cagliari riaccoglie un calciatore più maturo «nel pieno della sua carriera» secondo Giulini, un cambio netto di filosofia societaria rispetto a pochissimo tempo fa quando sull’isola sono giunti spesso campioni al canto del cigno come i Bruno Alves o i Darijo Srna di turno, tanto per fare due nomi.

Il Nainggolan odierno è un leader oramai riconosciuto in ogni spogliatoio che lo ha accolto, una personalità perfetta da affiancare a Nandez, Rog e Oliva, volti nuovi e in rampa di lancio nel centrocampo di un Cagliari ambizioso, uscito forse addirittura rinforzato dalla cessione inevitabile di Nicolò Barella. Una zona centrale del campo composta dal trio Nainggolan-Nandez-Rog rappresenta, almeno sulla carta, un mix esplosivo di spirito di sacrificio, tecnica, visione di gioco, dinamismo e notevoli capacità di inserimenti offensivi per una squadra che non può più nascondersi dietro una semplice salvezza tranquilla. Tocca al Ninja dare tutta la sua esperienza in dote ai suoi compagni di reparto per trasformare un’anonima stagione di metà classifica in un’annata indimenticabile da concludere, perché no, con la conquista di un posto in Europa League.

Un fattore per nulla trascurabile nella buona riuscita degli obiettivi di squadra anche un po’ scaramanticamente nascosti dal presidente Giulini sarà l’esempio sia dentro che fuori dal campo che Nainggolan dovrà riuscire a fornire al resto dei suoi compagni. Un elemento che ha frenato il Ninja in alcune situazioni negli anni, vedi l’eterna diatriba con la Federazione belga e la sua uscita anzitempo dall’orbita Nazionale, è stato spesso il suo carattere bizzoso, lunatico, quasi indolente nei rapporti instaurati con gli allenatori o anche con gli arbitri senza dimenticare il suo spirito libero che lo ha portato spesso nelle grinfie dei paparazzi pronti ad immortalare le sue notti “brave”.

L’allenatore Rolando Maran potrebbe ritrovarsi con una bella gatta da pelare nell’arco dell’intera stagione ormai alle porte, ma, se Nainggolan dimostrerà di aver raggiunto un suo equilibrio tra la carriera di calciatore e uno stile di vita un po’ “bohemien”, allora il pubblico della Sardegna Arena si potrà solo che divertire e sognare in grande nell’anno del Centenario dalla fondazione del Cagliari.

Tutto il popolo sardo si stringerà intorno al suo cavallo indomabile e ribelle di nome Radja Nainggolan nella speranza di assistere ad un’annata memorabile grazie soprattutto all’inesauribile trascinatore belga che, a mio parere, ha ancora molto da dare alla nostra Serie A. Basti considerare già soltanto il suo apporto decisivo nella seconda parte dell’ultima stagione vissuta all’Inter con il raggiungimento della Champions League grazie anche ai suoi gol decisivi e risolutori. Ecco, proprio l’annata da montagne russe in maglia nerazzurra è l’emblema dell’indole del Ninja.

Nella prima metà del campionato Nainggolan ha forse un po’ subito il trauma da distacco forzato dall’ambiente della Roma con un amore reciproco tra lui e la gente della Capitale che resta intatto ancora oggi. Dopo diversi ritardi agli allenamenti di Spalletti e notti passate a fare le ore piccole nei club milanesi, il Radja calciatore decisivo per le sorti della sua squadra è uscito fuori nei mesi determinanti per sancire il destino dell’Inter tra Serie A e un posto nell’Europa che conta. Tra grandi gol da fuori area e contrasti risolutori nel cuore del campo tutti abbiamo ammirato il ritorno del Ninja tra i centrocampisti più importanti del nostro campionato.

Tenendo fede al coraggio che lo ha sempre contraddistinto, non appena nelle scorse settimane Nainggolan si è reso conto di rappresentare un elemento di disturbo in casa Inter, il giocatore non ha esitato un istante a rimettersi in gioco in una squadra meno competitiva ma che sente come casa sua, la sua amata Sardegna, l’unico luogo sicuro per ritrovare la piena tranquillità. Ora il guerriero con la cresta si troverà ad affrontare da una parte la battaglia contro il cancro diagnosticato a sua moglie, mentre dall’altra farà di tutto per spingere il suo Cagliari verso traguardi prestigiosi e sorprendenti.

A differenza di tanti altri posti in cui ha giocato, Nainggolan non dovrà guadagnarsi nulla perché ha già l’affetto incondizionato dei tifosi sardi nei suoi confronti che andrà sempre al di là del suo essere genio e sregolatezza allo stesso tempo. Il Ninja è una personalità che o si ama o si odia, ma, in fin dei conti, dalle parti della Sardegna Arena non sembrano esistere molti dubbi sui sentimenti che tutti provano per lui.
Non resta che dire «Bentornato a casa, Radja».

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