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Cosa ne sarà di Pierre Gasly?

Dopo esser stato rimpiazzato alla RedBull da Alex Albon a partire dal prossimo Gran Premio di Spa, come evolverà la stagione motoristica di Pierre Gasly? Diamo un occhiata alla stagione del giovane talento francese a ridosso della sua retrocessione dalla RedBull alla ToroRosso.

Se si volge lo sguardo al recente licenziamento di Dan Ticktum come pilota della SuperFormula Giapponese per conto della RedBull, la retrocessione di Pierre Gasly non dovrebbe apparirci come una sorpresa – anche se il team ha già espresso i propri malumori per una decisione ritenuta troppo repentina e sconsiderata nei confronti di un ragazzo che proprio in questi ultimi gran premi aveva iniziato un percorso di continuità che aveva trovato terra florida intorno a lui. 

Ma la Formula1 è una competizione difficile e lui sapeva che sarebbe stato arduo essere il compagno di squadra di Max Verstappen; lui ha lottato sin dall’inizio, o almeno ci ha provato. 

Il pilota francese ha inizialmente fatto i conti con un forte senso di inadeguatezza che si è procrastinato nel tempo, nel mentre che il suo compagno di squadra racimolasse 181 punti iridati con due vittorie, due terzi posti, cinque quarti posti e due quinti posti.

Sul versante opposto in casa RedBull il francese è riuscito ad ottenere uno scarno bottino di 63 punti con svariati posizionamenti in sesto posto come quelli ottenuti in Bahrein, in Spagna e in Ungheria. Solo un ottimo quarto posto, ottenuto durante il Gran Premio di Silverstone, ha riacceso le speranze della scuderia nella continua lotta per un buon piazzamento nel merito del “titolo costruttori” contro la poco competitiva Ferrari. 

Quindi, cosa ci lascia il giovane 23enne di Rouen?

Per larghi tratti il suo destino è ancora ben saldo tra le sua mani, per altri invece no. 

D’adesso in poi ha ben 9 gare per disfarsi della competizione con Kyvat della ToroRosso – cosa che è obbligato in qualche modo a fare per poter in qualche modo riacquistare la reputazione “persa” in questa prima parte di stagione. 

Allo stesso tempo deve sperare che Albon affronti le stesse difficoltà che gli sono apparse durante la sua esperienza in RedBull e sperare che Marko Helmut – driver advisor per la RedBull – non metta gli occhi su un’altra stella nascente della Formula1, al sol fine di poter sperare (ancora una volta) in una chiamata di ritorno dalla scuderia austriaca. 

Ma se la partenza di Albon si convertisse in una prova convincente contro l’uomo che è saggiamente considerato l’unico pilota ad avere le carte in regola per poter in un paio d’anni detronare Lewis Hamilton, Pierre Gasly si ritroverebbe a dover affrontare un futuro tutt’altro che roseo in Formula1.

Di nuovo, se non ci fosse alcuna scarpa che calzasse a pennello al piede del francese, l’idea di un’altra stagione da comprimario alla ToroRosso potrebbe essere più che una possibilità. Tuttavia, guidare per il junior team della RedBull da stella cometa è tutt’altra esperienza che guidare come stella nascente.

In questo caso, a 24anni, Gasly si ritroverebbe a contemplare un sogno prematuramente infranto, questionandosi sulla possibilità di trovare spazio in realtà minori come la FormulaE, facendosi forte della speranzosa esperienza dei predecessori RedBull Sebastien Buemi e Jean-Eric Vergne.

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