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L’Inter ha perso la guerra con Icardi

Nell’epoca del calcio moderno non c’è giorno che passi senza segni di lotta.
Una continua battaglia tra società e tesserati che ha in palio sopravvivenza, status e autorità.

Gli uni e gli altri non fanno che i propri interessi. Vince o il più furbo o chi non sbaglia.

Se prendiamo in considerazione la guerra tra l’Inter e Mauro Icardi, possiamo affermare che i nerazzurri l’hanno già persa. Erroneamente, hanno creduto di poter esser scaltri.

La “questione Maurito” era piovuta dal cielo. 

La nuova dirigenza, nella persona di Beppe Marotta, aveva un disperato bisogno di fare la voce grossa, di dotarsi di “potestà”. I tempi degli interessi dei singoli, che governavano la Pinetina oramai da anni, erano finiti. Era arrivata una proprietà forte, dei manager consapevoli e audaci, “dispotici”.

Bisognava farlo capire a tutti, bisognava trovare il modo. Ci pensò Wanda.

L’11 febbraio 2018, la moglie-agente di Maurito si macchiò dell’attentato di Sarajevo.
Le sue parole, poco sagge, da moglie e non da agente, da Gavrilo Prinicp, risuonarono forti come i colpi che uccisero l’arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie Sofia, scatenando la prima guerra mondiale.

La prima guerra dei Zhang e del nuovo ad.

«Vorrei che Mauro fosse più tutelato dalla squadra, perché a volte escono delle cattiverie da dentro» e continua «Icardi i suoi gol li ha sempre fatti. Lautaro Martinez ha fatto gol anche per un grande movimento di Mauro, che è stato servito poco in questo periodo. Magari Spalletti poteva mettere prima Martinez». Al rinnovo preferirebbe che l’Inter comprasse dei giocatori capaci di mettere buoni palloni al marito. Per il resto c’è tempo, ci sono altri due anni di contratto.

Non aggiunse, che se le trattative per il rinnovo non fossero andate in porto, aveva già un accordo di massima con la Juve.

Marotta sapeva tutto. Sapeva che nella battaglia era coinvolto il giocatore più forte della rosa. Il giocatore con più mercato, con più appeal e, soprattutto, con quello con la fascia da capitano.

Vincere il braccio di ferro con il numero 9 avrebbe avuto una risonanza pazzesca all’interno dello spogliatoio.

Lo stallo che si perpetuava da settimane nelle contrattazioni, con i nerazzurri incapaci, fino ad allora, di guadagnarsi una posizione di vantaggio rispetto al loro centravanti, fu spezzato proprio dal più grande alleato dell’argentino. La “Wanda” dal cielo.

Adesso nessuno poteva vietare l’offensiva dirigenziale. L’opinione pubblica, anche quella interna allo stesso ambiente Inter, sarebbe stata dalla parte della società.
Non soltanto per lo sciagurato intervento “della Nara” a Tiki Taka, non solo per le scuse di Maurito che non sarebbero mai arrivate, ma perché lo stesso Maurito aveva un terreno sotto i piedi estremamente friabile.

L’argentino, agli occhi tutti, è sempre stato quello dell’affair Maxi Lopez, legato indissolubilmente alla figura Wanda, con tutto ciò che ne comporta: una macchia morale e una cattiva sensazione del percepito, con rimandi di cinismo, opportunismo e vigliaccheria. 

Bisognava fare leva su elementi extracalcistici, perché sulle cose di campo c’era poco da obiettagli.

La strategia era segnata, prevedeva attacchi aspri alle richieste e allo status del giocatore, il quale avrebbe accettato determinate condizioni. Avremmo assistito ad un gesto cosi forte da impressionare l’intera Pinetina.

Sappiamo che non è andata così. 

Icardi ha perso prima la fascia, poi la numero 9, ma non la guerra.

La guerra, semmai, l’ha persa l’Inter, che non ha mai provato a fare un passo verso Icardi, a ricucire, a capire che si era spinta troppo oltre. Hanno preso sempre più le distanze. 

Ora si ritrovano con un giocatore deluso, distratto, che non vede il prato da mesi, completamente svalutato. Avrebbero potuto trovare un punto d’accordo.

Avrebbero potuto venderlo a 100-110 milioni prolungandogli il contratto attraverso un gentleman agreement, oggi non è detto ne prendano 50.

Hanno acquistato Lukaku, il forte belga che non ci sembra più forte del miglior Maurito.

Addirittura potrebbero vedere Icardi indossare la maglia bianconera. Tu quoque.

Nel mentre, è arrivato Conte al quale hanno dovuto cedere parte di quel potere che dovevano conquistarsi e per il quale hanno dovuto cedere parte del patrimonio.

Così, hanno regalato Nainggolan, lo scorso luglio per portare il Ninja sopra le guglie del Duomo davano via al cuor leggero un certo Zaniolo e 24 milioni. È stato scaricato un anno dopo.

Ugualmente hanno impacchettato Perisic. Il croato per il quale rifiutavano offerte di 80 milioni, sempre lo scorso luglio, è stato mandato in prestito al Bayern.

Volevano dotarsi di autorità, ne sono usciti più deboli.

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