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La Serie A può ancora sorprenderci

La Serie A può ancora sorprenderci.

Non è una speranza quella che ci muove, bensì la percezione, che dopo otto anni in bianco e nero, il campionato italiano possa vivere tra i colori e alla fine riprenderne uno. Magari ancora nessuno ma darà la parvenza di essere vivo come non lo è stato nelle passate stagioni.

La sensazione del “rimescolarsi” è nata a maggio con l’addio di Allegri, si è rafforzata con l’arrivo di Sarri. I campioni si sono messi in discussione, decidendo di cambiare il proprio codice genetico, la strada maestra. Vincere non basta più, cercheranno il consenso.

È per questo che la Serie A, che inizierà questo sabato al Tardini, ore 18:00, avrà molto da dirci. 

Gli iridati per presentarsi alla grande in una versione diversa da sé avranno bisogno di tempo, studi, tentativi, cadute.

Occorre, per un po’, scendere dal piedistallo e di livello.

In questo lasso di tempo c’è l’opportunità delle altre, quelle che erano un gradino sotto (Inter e Napoli) e hanno avvertito l’urgenza di vivere al massimo delle proprie potenzialità quest’assenza forzata di gap. Sarà un intervallo pesante sulle sorti della stagione.

Subito a ridosso del podio, tanta incertezza.

Juventus
Szczesny, Danilo, de Ligt, Chiellini, Alex Sandro; Ramsey, Pjanic, Rabiot; Douglas Costa, Dybala, Cristiano Ronaldo.

Se dovessimo fermare le nostre discussioni alla tabella “arrivi”, potremmo tranquillamente affermare che i bianconeri sono ancora più avanti di tutte le altre e più forti dell’anno scorso.

La passata stagione fu segnata da una difesa non più al passo del tempo, da terzini ingenui e da un centrocampo mediocre. 

Sono arrivati de Ligt, il centrale più promettente d’Europa, e Demiral, tra i più promettenti e meno chiacchierati, a restituire muscoli e freschezza ad un reparto arretrato completo. Via lo sbadato Cancelo per Danilo, giocatore funzionale e capace. Rabiot e Ramsey, sono acquisti di spessore internazionale, affamati. In attacco c’è tecnica, velocità, gol. 

La ridondanza potrebbe essere l’unico difetto tra gli uomini.

Poi c’è il sistema di gioco e le idee. La mutazione. La Continassa, negli scorsi cinque anni regno della tecnica a servizio della tattica, che apre la porta ai dogmi e all’identità di gioco che ingloba i singoli. È un passaggio stressante ma che compiuto potrebbe rivelarsi meraviglioso

Per tutto questo ci vorrà tempo, quello di cui parlavamo. In tutto questo la possibilità delle seconde su una griglia immaginaria.

Napoli
Meret, Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly, Ghoulam, Allan, Zielinski, Callejon, Fabian Ruiz, Insigne, Mertens.

Gli azzurri, al momento, hanno qualche metro di vantaggio su tutti, sulla stessa Juve. I favoriti nell’anarchia. I sogni e le ambizioni della squadra di Ancelotti si giocheranno le proprie condizioni d’esistenza nei primi mesi della stagione, nella concretizzazione e appropriazione del vantaggio o nello sciupo.

Ci avviamo verso quella che sarà la rappresentazione più vivida del miglior Napoli di De Laurentiis.

Per quanto l’amore dei tifosi si nutra d’insofferenza e indifferenza, sotto al Vesuvio c’è una squadra finalmente fatta, pronta, consapevole.

La coppia di difesa è da prime cinque d’Europa. Di Lorenzo è un acquisto giusto. Lozano porta finalmente precarietà in un reparto che ha trovato i propri limiti troppo spesso nella sicurezza di un posto.

Poi ci sono Ancelotti e il gruppo. Il primo uomo consapevole ed esperto, intelligente da superare quelle che ritiene lacune non con dogmi ma attraverso la fluidità, l’interpretazione.

Il secondo (il gruppo) è cresciuto nei fallimenti, finalmente accettati. Sa cosa serve per vincere, lo ha richiesto e lo ricercherà.

La domanda è se manchi una punta titolare o se Milik troverà il coraggio per esserlo.

Inter
Handanovic, Godin, de Vrij, Skriniar, Candreva, Barella, Brozovic, Sensi, Asamoah, Lukaku, Lautaro.

Dell’Inter al momento si può dire: Conte. 

Il tecnico pugliese è un accentratore di energie, attenzioni, vibrazioni. La sfida dell’Inter è la sua, l’ha lanciata cacciando tre giocatori: Nainggolan, Perisic e Icardi. Voleva un gruppo dal quale partire e ha cacciato i capi-gruppo, perché c’è un padrone ed è lui.

Questa è stata la cura, per portare il suo effetto, per far si che la squadra avesse un obiettivo, il suo. Un richiamo ad essere viscerali, trascendentali. Non si gioca con Conte, si va in guerra con lui. 

L’Inter sarà una squadra tosta e pronta, nuovamente continua. Dimenticatevi del dialogo e degli smarrimenti targati Spalletti, vedremo lavoro e corsa. C’è poco da imparare e quel poco sarà assorbito in fretta. Pochi protagonisti da copertina. 

C’è un undici inferiore alle prime due e migliore di tutte le altre, un allenatore capace di alzare oltre modo la percentuale reale di successo.

Roma
Pau Lopez, Florenzi, Fazio, Mancini, Kolarov, Pellegrini, Veretout, Under, Zaniolo, Perotti, Dzeko.

I giallorossi sono una squadra nuova, alleggerita dalle partenze di Totti e De Rossi.

Per il primo anno, oltre Manolas che voleva andare via, non abbiamo assistito ad uno sconvolgimento degli uomini.

Ci sono facce nuove e promettenti, positive. C’è finalmente un portiere abile. La difesa è da collaudare e Rugani sarebbe utile alla causa. Veretout è un buon giocatore, adatto ad un reparto composto da Pellegrini, Cristante e Diawara. Non mancherà El Sheraawy. Dzeko è il vero leader, Zaniolo potrebbe esplodere.

Il principi tattici di Fonseca cominciano ad attecchire, troviamo un undici verticale e veloce. I movimenti offensivi funzionano. La squadra è diretta e ricerca, in fase di possesso, continuamente gli uomini alle spalle delle difese avversarie. Potrebbe stupirci.

Si respira un’aria serena e di rinnovamento.

Milan
Donnarumma, Calabria, Musacchio, Romagnoli, T.Hernandez, Kessie, Bennacer, Paquetà, Suso, Leao, Piatek.

I rossoneri sono l’ennesima squadra alla ricerca d’identità, dopo le numerose stagione vissute senza anima e ambizioni.

La mano di Marco Giampaolo è già evidente, segna un solco rispetto al passato fatto d’improvvisazione e approssimazione.

C’è finalmente un modulo, il 4-3-1-2. Sono cambiate le idee iniziali.

La prima riguarda lo status dei giocatori in rosa. Suso da sfogo del gioco è diventato pallino del gioco, fulcro. Lo spagnolo è stato spostato dalla fascia alla trequarti. 

Paquetà, nei primi mesi promettente ma vano, è stato portato lontano dalla suo origine, da mezz’ala. Bonaventura sarà il jolly. Kessiè, che si diceva non essere adatto alle idee di gioco di Giampaolo, ha conquistato un posto lavorando.

È arrivato Theo Hernandez, un buon terzino. Poi Bennacer, Krunic, Leao. Uomini funzionali al progetto e non colpi a sensazione.

Piatek resta una garanzia.

L’impressione è che il Milan possa in questa stagione crogiolarsi non più su ciò che stato, non credersi ancora appartenente a quei fasti e finalmente ricominciare da zero, con un progetto tecnico-tattico preciso.

C’è normalità e buone speranze.

Lazio
Strakosha, Vavro, Acerbi, Radu; Lazzari, Milinkovic-Savic, Lucas Leiva, Luis Alberto, Lulic, Correa, Immobile.

L’ultima stagione dei biancocelesti ha lanciato degli importanti segnali di declino. È arrivato, infatti, un ottavo posto, il peggior risultato in termini di piazzamento del triennio di Simone Inzaghi.

I numeri più preoccupanti sono quelli che hanno evidenziato un calo di gol segnati e occasioni create, che hanno gettato ombre sia sul collettivo che sui singoli.

La percezione è che Lazio non sia mai cambiata, sia qualcosa di già visto nelle riproposizioni tattiche e negli uomini, adagiandosi sul medesimo stile di gioco delle stagioni passate e le stesse certezze: lancio lungo, esterni alti, dialogo tra gli attaccanti, profondità e cross.

Ad oggi ci sembra sia rimasto tutto abbastanza immutato.

Da apprezzare l’idea di intervenire sul pacchetto di esterni, importantissimi nel 3-5-2. È arrivato Lazzari, perfetto per Inzaghi e il suo gioco, poi Jony che potrebbe portare ad una certa indipendenza da un Lulic non più giovanissimo.

Milinkovic, uomo chiave, ha deciso di restare e potrebbe farlo con un piglio diverso rispetto alla scorsa stagione, Immobile deve conquistarsi l’Europeo, Correa potrebbe diventare un giocatore definitivo.

Venendo via dalle speranze, la Lazio dovrà fare i conti con squadre di medio/alta classifica uscite rinforzate dal mercato e desiderose di ribalta e riconoscimenti: Fiorentina, Torino e Cagliari. 

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