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Quanto è doloroso e paradossale il cerchio della vita

Quanto può essere ingiusta la vita. Quanto dolore possiamo esperire in 5 secondi. Quanto può essere infausto il destino di un promettente ragazzo alle prese con il lavoro più bello e più avventuroso del mondo. 

Con la stessa veemenza cui un bambino impiega per spezzare un ramoscello d’ulivo, la vita di Anthoine Hubert è stata stroncata. Il suo non è solo l’ennesimo nome di un promettente giovane pilota che rimane vittima di un fatale incidente. 

Anthoine Hubert è il volto della sconfitta, dell’ennesima sconfitta di un circus che – pur adottando giorno dopo giorno le dovute precauzioni per limitare episodi scabrosi come questi – nulla può contro la potenza devastatrice del fato. 

Potremmo soffermarci sulla mancanza di vie di fuga cosparse di sabbia o ghiaia sulla famosa Eau Rouge, potremmo parlare di modifiche d’adottare come quella scelta nel 1994 al fine di rallentare il percorso dei piloti in pista, oppure potremmo semplicemente restare in silenzio e dedicare proprio questo silenzio alla memoria di un giovane atleta.

Quanto è amaro il fato. Lo stesso fato che paradossalmente connette il destino di due ragazzi. L’uno, strappato prematuramente alle fauci della vita, e l’altro, in preda ad una gioia che mai potrà esser rimembrata nella sua purezza per via di un evento troppo amaro, troppo ingiusto.

Che la terra ti sia lieve Anthoine (22Settembre 1996 – 31Agosto 2019).

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