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Il dadaista Charles Leclerc

Nessuno probabilmente si sarebbe aspettato un esito simile per le qualifiche del Gp d’Italia. Chi infatti avrebbe potuto prevedere che la spasmodica ricerca della scia perfetta, andata avanti per tutto il weekend in qualsiasi categoria, avrebbe portato ad un ultimo tentativo della Q3 in cui ben 8 piloti su 10 avrebbero preso bandiera prima di poter iniziare il proprio giro lanciato?

Da questo marasma, comunque, esce vincitore Charles Leclerc, che agguanta la Pole Position davanti alle Frecce d’Argento di Hamilton e Bottas ed alla SF90 di Sebastian Vettel. Benissimo le Renault, peccato per Giovinazzi, male Grosjean – soltanto un 16esimo posto – e pessimo Verstappen, rilegato in ultima posizione non facendo segnare neanche un tempo in Q1.

L’attesa trepidante per questo Gran Premio italiano sta per giungere a termine. Siamo lì, in pista. Sono le 15 e mancano 10 minuti prima del consueto giro di prova guidati dalla Safety Car. Le gomme sono bollenti. L’asfalto è rovente. Dopo un weekend all’insegna di ottime temperature – come mai prima d’ora a Monza – queste nuvole che paradossalmente rendono il cielo terso possono essere un arma a doppio taglio. 

Vettel è cupo, ma non è una novità. É dal primo Gran Premio che il tedesco non è riuscito a vincere il confronto psicologico con l’eterno rivale, Lewis Hamilton. Un confronto perso in partenza che ha permesso al giovane monegasco di insinuarsi, così come inizialmente fece Bottas, e di destabilizzare passo dopo passo il 5volte campione in carica. 

Il semaforo si accende. Rosso, rosso, rosso, rosso, rosso … partiti. Un concerto di motori V6 si apre nel Parco di Monza. La gara è iniziata. Verstappen alla prima curva va lungo, dimenticandosi l’A B C del pilota di F1.

Non passano neanche due giri che Sebastian Vettel prova a superare sull’esterno Hamilton ma questo lo chiude abilmente e lo fa girare a mo’ di trottola impazzita. Testacoda e alettone mobile danneggiato. Prova a rientrare in pista con una manovra scellerata che gli costa 10 secondi di penalità. Neanche 10 giri e il tedesco ha già effettuato 2 pit stop. Che brutta giornata.

La paradossale situazione vissuta in Qualifiche si sta riproponendo: le prime 3 posizioni avanzano indisturbate e il gruppetto di mezzo è un limbo in cui si è risucchiati senza aver la possibilità di poterne uscire. 

Charles è ancora primo. Lotta con le unghie e con i denti per questa prima posizione. Sa di avere una macchina non prestante quanto la tedesca, ma sa anche di avere una marcia in più: un pubblico carico, pronto a supportarlo ad ogni curva.

Leclerc, Hamiton e Bottas iniziano, senza sorprese, con le gomme Soft. Se ne danno poche di sportellate nella prima parte della gara. É una gara fatta di attese. Il momento per l’azzardo arriverà, lo sanno bene.

Hamilton, stranamente, è il primo a fare rientro ai box al 19esimo giro. In casa Mercedes decidono di puntare su gomme Medie. L’obiettivo è quello di riuscire a superare Bottas e Leclerc e guadagnare un sostanziale vantaggio, a discapito dei due, che consenta un secondo rientro ai box senza affanni. Un solo treno di gomme Medie non è sufficiente a garantire la bandiera a scacchi.

Charles rientra al giro successivo. Gomme Hard per lui. Al box Ferrari sono sicuri di quello che fanno: inutile rischiare un secondo pit-stop, Charles è più veloce. Lo staff di ingegneri ci crede, Mattia Binotto ci crede. 

Charles rientra in pista proprio davanti ad Hamilton. La strategia Mercedes inizia a vacillare.

Entrambi risalgono la china e si portano dietro a Bottas. Il finnico li tiene a debita distanza ma, com’è giusto che sia, li perde una volta che rientra ai box per un cambio gomme: Medie per lui. Alla Mercedes ci credono, se non lo si farà con Hamilton, il sorpasso a Leclerc deve almeno essere provato con Bottas.

Il monegasco e l’inglese si allontanano e iniziano l’interminabile inseguimento. Un gap di circa 2secondi divide i due.

Hamilton sulla carta dovrebbe spingere di più con gomme molto più prestanti. Infatti, il riavvicinamento non tarda ad arrivare. Il distacco si porta sotto la soglia del secondo. La tensione è alle stelle.

Charles non gli concede corridoi liberi per passarlo. Lo chiude magistralmente con la freddezza di un veterano. Pare militi a questi livelli da un decennio. Inutile ricordare come questo sia solo il suo secondo anno ai massimi livelli.

Giro 36, ecco l’errore: alla prima chicane Leclerc va lungo e la taglia. Un brivido scorre lungo la schiena dei ferraristi sugli spalti. Leclerc riesce a rientrare in pista davanti ad Hamilton. Il gap si riduce ancora di più. Lewis è pronto a sfruttare questo errore.

Primi problemi sullo stato delle gomme di Hamilton. L’inglese sta perdendo grip ma questo non inficia le sue possibilità di sorpasso, non può gettare alle ortiche questa possibilità. 

Hamilton in curva 5 e 6 affianca Leclerc prima dall’interno e poi dall’esterno. Chiuso, non si passa. Ovazione dal pubblico, il monegasco si tiene ancora stretto il primo posto. Hamilton ritorna a 0.9secondi mentre Bottas si avvicina: solo 1.5secondi lo distanziano dal duo.

Stessa chicane, diverso pilota. Giro 42 Hamilton taglia completamente la chicane. Nulla da fare per il 5volte campione mondiale. Bottas lo supera e Leclerc scappa in volata raggiungendo le prime vetture da doppiare. Non ha pagato l’azzardo della Mercedes sulle gomme Medie.

Ora tocca a Bottas: gomme più fresche possono impensierire il pilota Ferrari.

Bottas si avvicina e si porta al di sotto di un secondo. Charles procede spedito e grazie alle vetture da doppiare riesce ad usufruire del DRS per poter aumentare il passo gara.

In casa Mercedes ci credono, Valtteri deve vincere. Meno di 5 giri. Il finnico tenta di tutto per entrare in scia. Leclerc gli rende la vita impossibile. Paradossalmente sembra che Charles monti gomme più fresche, anche di Bottas. 

Le Mercedes dietro, vicine. Molto vicine. Col fiato sul collo fino all’ultimo metro. A provare a mettere un altro sigillo lungo la loro striscia vincente in terra italiana e strozzare in gola l’urlo dei ferraristi.

Gli ultimi giri sembrano non voler finire mai.

Anche se quelli lì in pista vanno a velocità assurde, il tempo sembra rallentare. Fermarsi.
Anche il caldo ha dato una tregua in questa domenica, eppure sembra che manchi l’aria. Il respiro è affannoso, i movimenti apparentemente lenti. Sembra di venire gradualmente avvolti da una sorta di melassa.

Che ti blocca. Ti stringe. Soffochi.

È la “paura” che cresce velocemente e ruba energia alla gioia. È il timore che ciò che hai prefigurato, assistendo a quel miracolo in pista, scompaia in un niente. È la tua mente che ti sta avvisando di tenere in considerazione anche un’altra opzione.

Ma, come ha detto un tempo qualcuno, “i limiti, come le paure, sono spesso solo delle illusioni”.

E così all’ultimo giro, mentre Charles corre verso la bandiera a scacchi, quelle illusioni svaniscono rapidamente. Lasciando spazio alla realtà che mai come oggi è stata dolce per il Cavallino e per le migliaia di persone che affollano le tribune. Charles taglia il traguardo e quelle sensazioni negative volano via in un istante. Qui è tutto vero.

La tensione, i timori, la gioia, i ricordi tutto si mescola ed esplode in un boato che risuona in tutto il Parco di Monza. 

Charles ha vinto. Spa e ora Monza. 

C’è stato un altro che all’esordio con la Scuderia Ferrari ha trionfato nelle stesse due gare. Ma non scomodiamo paragoni ingombranti. Non ce n’è neanche bisogno. Leclerc non ne ha bisogno. E nemmeno noi.

Charles sta scrivendo una storia importante. E queste prime pagine non ci sembrano niente male. Ma oggi non vogliamo fare inutili previsioni. Non vogliamo caricare questa vittoria di significati ulteriori, inventati, più di quelli che ha già. Ci basta ciò a cui abbiamo assistito.

Il Cavallino è tornato a vincere in casa. Non succedeva da 9 anni.

Charles, Monza ti ha chiamato. E tu hai risposto nel migliore dei modi.

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