was successfully added to your cart.

Carrello

Sans-serif

Aa

Serif

Aa

Font size

+ -

Line height

+ -
Light
Dark
Sepia

Non basterà il CIES a legittimare De Laurentiis

Il CIES può legittimare De Laurentiis? Può attestare una volta e per tutte il suo operato?

Questa è la domanda che ci siamo posti quando il Centre International d’Etude du Sport, società di ricerca nata nel 1995 che incentra il proprio lavoro su dati statistici relativi al calcio, ha pubblicato questo settembre un rapporto dettagliato degli acquisti e delle cessioni, dal 2010 ad oggi, che hanno coinvolto le squadre dei cinque principali campionati: Premier League, Serie A, LaLiga Santander, Bundesliga e Ligue1.

Nel 2019 è stato registrato un nuovo record di spesa sul mercato, pari a 6,6 miliardi di euro: un aumento di circa 10% rispetto al precedente record del 2017. In dieci anni, gli investimenti effettuati dai club sono cresciuti di oltre quattro volte. Solo in due casi, nel 2012 e nel 2018, gli importi erogati sono stati inferiori a quelli dell’anno precedente.

Non è una sensazionale scoperta che una rilevante parte dei tifosi napoletani non sposa il progetto di Aurelio De Laurentiis. Quali sono le vere motivazioni e perché vi è la percezione che il patron non sia uno che investe così tanto non è dato sapersi o almeno non sono rintracciabili nei numeri.

Le classifiche dei club che hanno investito di più in commissioni di trasferimento dal 2010 dimostrano l’incredibile influenza finanziaria di alcune squadre dominanti.

Sebbene nessun club abbia speso quanto il Manchester City (1,638), altre otto squadre hanno investito oltre un miliardo di euro in dieci anni: FC Barcellona (1,525), Chelsea FC (1,428), Paris St-Germain FC (1,392), Juventus FC (1,272), Manchester United FC (1,265), Real Madrid CF (1,236), Club Atlético de Madrid (1,110) e Liverpool FC (1,075).

In questa speciale griglia, al 19° posto spunta anche il Napoli. La squadra azzurra ha investito 693 milioni in nove anni. Tra gli acquisti più costosi: Hirving Lozano (38 milioni + bonus), Gonzalo Higuain (38), Arkadiusz Milik (32) e Fabian Ruiz (30), ma anche Simone Verdi, Nikola Maksimovic e Leonardo Pavoletti (62,5 milioni in tre). 

La società partenopea non è quella che ha investito di più in quest’ultimo decennio. Oltre alla Juventus quinta, anche Inter, Roma e Milan precedono il Napoli, ma stiamo parlando di proprietà diverse, organizzate su strutture e capitali differenti rispetto al patrimonio di un solo uomo.

Un singolo individuo che nel 2004 è diventato presidente del Napoli Soccer, dopo il fallimento e la retrocessione in Serie C1. Singolo che in soli tre anni ha portato il Napoli in Serie A ed un livello competitivo continuo probabilmente mai raggiunto nella storia della società, manca solo lo scudetto ma sotto il Vesuvio quello lo ha portato solo Maradona, non uno qualsiasi.
Se prendiamo in esame il famoso “ultimo decennio”, gli azzurri, dal 2011 ad oggi, non si sono mai classificati al di sotto del quinto posto. Negli ultimi quattro campionati, con Sarri prima ed Ancelotti poi, per ben tre volte hanno raggiunto la seconda posizione. 

Risultati questi, di campo, che le avversarie in Italia, quelle che precedono negli investimenti, non possono certo vantare se escludiamo la Juve. Vantarsi degli investimenti profusi, poi, senza raggiungimento degli obiettivi converrete risulterebbe decisamente deprimente.

Se ci soffermassimo sull’Inter, dalla memorabile Champions League dell’anno 2009/10, quello dei nerazzurri è un percorso tutto in salita. Tra nuovi presidenti e continui cambi d’allenatori, l’ultimo trofeo nerazzurro risale al 2011, quando la squadra milanese vinse la sua settima Coppa Italia contro il Palermo. Discorso simile per il Milan: i rossoneri trionfano in campionato e in Supercoppa Italiana nel 2011. Nel 2016 si impongono sulla Juventus, vincendo la Supercoppa Italiana. Una bacheca “vuota” per una delle squadre più titolate di sempre. Per la squadra capitolina invece, sono stati anni di puro fallimento. Al termine della stagione 2010-2011 la Roma è stata ceduta a un gruppo di imprenditori statunitensi guidato inizialmente da Thomas DiBenedetto e poi da James Pallotta, i cui migliori risultati sono tre secondi posti e una semifinale di Champions League.

Tornando ai numeri, poi, per quest’ultima sessione di mercato, la classifica presenta ancora una volta la squadra partenopea: ventesima con 115 milioni spesi, preceduta, in ordine, da Inter (212 milioni), Juventus (186) e Milan (183).  Al primo posto spunta l’Atletico Madrid: 329 milioni.

Infine è giusto analizzare le squadre che hanno fatto maggiore cassa dal 2010 ad oggi. Tra i primi venti team, vi sono le italiane Juventus (787 M), Roma (726) e Genoa (472). Al primo posto l’inarrivabile AS Monaco, con 1,029 milioni. 

Gli azzurri cedono i pezzi pregiati molto meno delle altre, nonostante il sentimento popolare sia quelle che “si compri soltanto per poi rivendere”.

Insomma ciò che evidente è che il presidente Aurelio De Laurentiis è attivo sul mercato in entrata, più che su quello in uscita, e che il Napoli per investimenti è la diciannovesima tra le squadre più importanti d’Europa, la 20esima per coefficiente UEFA (ranking europeo per club).

Allora da dove deriva la sensazione dei supports azzurri che gli azzurri non siano mai tra le protagoniste del mercato?

Potrebbe essere colpa dei media? Le migliaia di emittenti locali che seguono la squadra azzurra al pari solo della Roma in Italia e che spesso rilasciano notizie deliberatamente infondate.

Prendiamo in esame l’arrivo di Ancelotti, grande investimento di De Laurentiis. Con la presentazione del pluripremiato allenatore, sono stati accostati alla città azzurra diversi top player: Vidal, Benzema, Boateng. Il tifoso, innamorato della propria squadra, ci spera e ci casca. Se poi invece del cileno approda uno “sconosciuto” Fabian Ruiz, miglior giocatore dell’ultimo europeo Under 21 e, ad oggi, amatissimo dai tifosi, quell’entusiasmo si spegne perché si attende il nome. 

Andiamo più indietro: mercato invernale del campionato 2015/16. Tra sogni e realtà, il Napoli è primo in classifica dopo le 19 partite d’andata. Probabilmente serviva un nuovo volto alla squadra, quel nome che avrebbe alimentato le speranze dei tifosi, quel giocatore che avrebbe dato una mano ai nuovi compagni a portare lo scudetto a casa. I due innesti furono discutibili: Vasco Regini e Alberto Grassi, una presenza in due. 

Potremmo continuare con la telenovela Cavani, durata anni, spenta in seguito da una frase iconica del presidente: “sono io il vostro Cavani”. L’uruguaiano, o il suo fantasma, era avvistato ovunque. Noti volti del settore campano giuravano di conoscere accordi, parole, date, la compagnia aerea che avrebbe portato l’attaccante a Napoli. Cavani rimase a Parigi. Si creò ancora più distacco tra le due fazioni “papponisti” (fedeli al Pappone) e “anti-ADL”. Si è arrivati a James Rodriguez quest’estate.  L’accordo era già stato trovato a maggio. C’erano milioni di prove. Ci aveva pensato Jorge Mendes. Stesso discorso per Icardi, i ben informati conoscevano la casa prenotata dell’argenti, perfino gli elettricisti al lavoro per rendere la dimora ultra-tecnologica.

Il Napoli spende, i sudamericani non arrivano. La sensazione dei tifosi è che non sia mai abbastanza. È una sensazione distorta per una brutta immagine, un brutto rapporto creatosi con il Presidente.

Se non arrivano quei nomi la colpa è sola del patron, c’è poca fame di vittoria e tanta di utili a fine anno. Se gli accordi non sono stati trovati è una questione di soldi.

Insomma, il feeling tra ADL e i tifosi sembra non essere mai decollato, non basterà un rapporto del CIES a legittimarlo. 

Il popolo napoletano sembra necessitare di un leader, di qualcuno che difenda città e squadra, senza dare peso alle potenziali conseguenze. Chi gravita intorno agli azzurri ha deciso che quel qualcuno non sarà ADL, mai.

Napoli è vittima quindi vuole affetto continuo, non amore, non presenza, devozione. Se non fai esattamente ciò che si aspettano sei bersagliato. I numeri sotto il Vesuvio non contano a niente. Non basterà il CIES a legittimare De Laurentiis..

Lascia un commento