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El derbi madrileño es más que un partido de fútbol

“Atletico squadra del popolo? Anche qui la gente si alza all’alba e lavora tanto. Non posso cambiare il fatto che gli altri dicano che noi siamo i ricchi e loro i rappresentanti del popolo. Quello che i nostri tifosi vogliono è essere orgogliosi dei propri giocatori.”.
Zinedine Zidane

Uno degli elementi più potenti e affascinanti del calcio è la narrazione. Ogni sfida, ogni stracittadina, nasconde una storia. Una storia che vale la pena raccontare. Un modo per convincere gli scettici che questo sport non è solo campo ma emozioni, rivalità, identità e appartenenza. Spesso anche favola. Atletico-Real, ad esempio, il derbi madrileño è un concentrato di vissuti, rivendicazioni e qualche bugia. El derbi madrileño es más que un partido de fútbol.

La retorica odierna

Il derbi madrileño è molto più anche della retorica odierna quella che si concentra sulle origini, facendolo in maniera sbagliata. Il Real, elegante in maglia bianca, è la squadra superiore, quella trionfante e rappresentante i concetti di ricchezza e potere. I borghesi che mostrano lusso e muscoli nel calcio. Poi, c’è l’Atletico, la squadra del Manzanares, dove sorgono i quartieri popolari. I colchoneros sono quelli anti-establishment in Spagna e in Europa, guidati da un condottiero dal fare cheguevarescho.
Insomma, ricchi contro poveri, potenti contro rivoluzionari: ritratto avvincente ma c’è qualche errore.

Lo status reale

Se lasciamo da parte la differenza economica che intercorre tra i due club e ci concentriamo sulla storia potremmo accorgerci, ben presto, che i biancorossi ne hanno davvero pochi di tratti proletari e sovversivi.

Il discorso non vale per il Real. Ciò che le merengues hanno rappresentato nel corso del 900’, e nei primi anni del nuovo millennio, è sotto gli occhi di tutti. Durante il periodo della dittatura franchista, dal 1939 al 1975, il Real da normale squadra di calcio si appropriava dello status “strumento di propaganda del caudillo”. I Blancos spadroneggiavano in Spagna e in Europa. Addirittura cinque furono le Coppe Campioni vinte consecutivamente tra il 1956 e il 1960.

I successi del Real erano quelli del gèneral Francisco Franco, della Capitale, dell’unità, del potere centrale e della stessa monarchia (Real).

Eppure l’Atletico rappresentava la stessa città. Eppure nella sponda biancorossa, durante la dittatura, non ci fu ribellione, né tantomeno una spinta indipendentista dal sapore catalano. L’Atletico non condivideva lo status reale ma era ugualmente protetto da Franco e ne godette.
I tifosi del Real non l’hanno mai dimenticato e usano ancora questa carta per replicare all’accusa di borghesi.

L’Atletico de Madrid era in segunda division prima dell’arrivo del gèneral e durante il franchismo è riuscito a mettere in bacheca sette campionati spagnoli, cinque coppe del Re, una coppa delle coppe e un intercontinentale: ovvero la maggior parte dei trofei vinti dalla sua fondazione.

Questo perché i colchoneros divennero la squadra dei militari, quella che vinse il primo campionato della sua storia nel 1940. I migliori giovani calciatori spagnoli in età di servizio erano prelevati da ogni parte della Nazione e costretti a giocare nella rappresentativa franchista. Nel 1941 arrivò la replica, secondo titolo in due anni. Le altre coppe tirate per le orecchie e il resto ve lo abbiamo accennato.

Abbiamo poco spazio e tempo per dilungarci ma una cosa vi risulterà palese: la storia evidenzia spesso il contrario di quanto crediamo e el derbi madrileño es más que un partido de fútbol.

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