was successfully added to your cart.

Carrello

Sans-serif

Aa

Serif

Aa

Font size

+ -

Line height

+ -
Light
Dark
Sepia

È arrivato il momento di Lopetegui?

È arrivato il momento di Lopetegui? Questa è stata la domanda che ci siamo posti quando l’ex e fuggitivo Ct della Spagna ha ricevuto il secondo incarico della sua vita nella Liga spagnola.

Erano giorni d’estate a Siviglia, roventi e movimentati proprio dagli arrivi dell’ex Real, desideroso di rilanciarsi dopo il flop blanco, e il ritorno di Monchi, anche lui uscito a pezzi dall’avventura romana.

Con il passare dei mesi il club andaluso, convinto delle proprie scelte, ha onorato la presenza di questi due personaggi, ritenuti di spessore dalle parti del Sánchez-Pizjuan, con un investimento, stimato da transfermarkt, di circa 158,75 milioni, ovvero la cifra più alta mai impegnata sul mercato in entrata della propria storia. 

Guardando la lista degli acquisti non salta agli occhi nessun nome di rilievo ma è evidente l’intento della società di fornire al nuovo tecnico un mix di giovani non acerbi e di giocatori esperti in cerca di rilancio.  È cosi che affianco ai nomi di Koundè (98’), Rony Lopes (95’), Óliver Torres (94’) e Reguilón (96’) troviamo quelli di Nemanja Gudelj, di ritorno dall’esperienza in Cina, Fernando, stufo della Turchia, il Chicharito Hernandez e Luuk de Jong, incapace fino ad oggi di fare bene anche lontano dal PSV.

Il risultato finale è stato un organico, secondo i piani del club, perfetto per il profilo del nuovo tecnico ritenuto allenatore adatto a formare i giovani, rivalorizzare i meno giovani e plasmare una squadra in grado di lottare per il quarto posto. Tutto giusto se fosse arrivato il momento di Lopetegui. Se fosse, aggiungiamo, il momento definitivo per misurare la distanza tra Lopetegui e il suo ideale calcistico.

I primi passi di Lopetegui

Il primo passo dell’ex Ct della Spagna è stato il suo solito primo passo: individuare una colonna vertebrale definita e la ricerca di un piano alternativo al gioco precedente al suo arrivo, dunque, nel contesto particolare, al Siviglia di Machin.

La spina dorsale

L’asse portante è stato chiaro già dalla tournée nelle Americhe: Vaclik in porta, Carriço perno difensivo, Fernando equilibratore, Banega faro e Luuk de Jong al centro dell’attacco. Tutti gli altri sono importanti ma possono ruotare. Spina dorsale solida sulla quale costruire uno dei più tipici 4-3-3, il quale può diventare un imprevedibile 3-3-3-1 in fase di possesso o un 4-2-3-1 in fase di attesa, con la mezzala che diventa mediano (compito che spetta a Joan Jordan, l’acquisto che avuto l’impatto più forte e che si è preso le copertine con un rendimento di altissimo livello).

Il piano di gioco

Per quanto riguarda il piano di gioco parlavamo di una ricerca dell’alternativa. Lopetegui non ha mai amato l’esaltazione del lato estetico del calcio pur essendo cresciuto all’interno del movimento calcistico che ha portato all’esaltazione del bello quasi più dei risultati.

Il Siviglia di Machin faceva brillare gli occhi dei tifosi per poi inciampare clamorosamente quando meno lo si aspettava, Julen ha messo la qualità alla base per poi individuare il giusto mezzo tra l’esaltazione tecnica e i brutali numeri. Quindi calcio pulito e lineare ma solido. Tecnica superiore al sistema come da credo.

L’inizio

L’inizio è stato incoraggiante, con la squadra di Lopetegui capace di approfittare degli avvii stentati delle big per ritrovarsi alla quarta giornata prima in classifica, poi due passi falsi: il primo in casa contro l’odiato Real, il secondo inaspettato, fuori, con l’Eibar. La ritrovata vittoria con la Sociedad, tra le mura amiche, significa un attuale quinto posto, in linea con gli obiettivi iniziali, se consideriamo l’exploit del Granada come provvisorio (ma potremmo sbagliarci).

Di ottimo livello sono state anche le due gare giocate in Europa League e i sei punti messi a bagaglio: tre in Armenia in casa del Qarabag e tre contro l’Apoel.

Le impressioni

L’impressione è che questo Siviglia sia una squadra opportunista. Un undici conscio dei propri limiti e dei propri punti di forza, consapevolezza questa derivata di riflesso proprio dalle esperienze non felici del proprio allenatore giunto, per forza di cose, all’ennesimo e forse definitivo turning point del suo percorso professionale, al momento in cui fare i conti con la propria idea di calcio e le possibilità di attuarla in maniera concreta.

Volendo o nolendo, a Siviglia l’ex Real dovrà superare le prove di maturità calcistica e macinare i chilometri che lo separano dalla realtà che vuole imporre.

La sfida del Camp Nou

La squadra di Machin si perse in fretta dopo aver raggiunto le vette della classifica. Noi, crediamo, che questa, invece, possa vivere di prospettive differenti, dimostrando d’ avere il passo per dare battaglia agli avversari superiori. Superiori come il Barcellona, che domenica aspetterà al varco l’ex Ct e i suoi.

La sfida del Camp Nou ci parlerà del destino dei Nervionenses e magari ci dirà se è arrivato il momento di Lopetegui.

Lascia un commento