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Sognando Sheva

Prima il 10, poi il 9, infine l’8. Da Seedorf a Inzaghi, per arrivare a Gattuso. Oggi c’è Pioli, figura in contrasto con la parata di bandiere che si è susseguita sulla panchina rossonera negli ultimi. Auguriamo a Stefano il meglio ma, se fossimo in un mondo idilliaco e tifassimo Milan, oggi staremmo vivendo un “Sognando Sheva”: il 7, il numero della completezza.

Il pensiero stupendo nasce osservando le gesta dell’odierno Andrij Ševčenko, 43 enne nato Dvirkivščyna, villaggio a 100 chilometri ad est dalla Capitale.

Si, perché quello che è stato probabilmente il giocatore ucraino più forte di tutti i tempi, il bomber per eccellenza del Milan targato Ancelotti-Berlusconi, si è fatto allenatore e anche qualcosa di più.

Sheva si è insediato sulla panchina della Nazionale durante la crisi diplomatica con la Russia e tra le sue prime mosse c’è stato il taglio di Yaroslav Rakitskiy, granitico difensore centrale, oggi dello Zenit prima dello Shakhtar, che si rifiutava di cantare l’inno alla patria. Insomma una scelta politica di non poco conto per un novellino, una scelta senza precedenti e di forte impatto mediatico.

I numeri

Ma non facciamo politica, il “Sognando Sheva” nasce dai numeri.

Con l’ultimo successo casalingo contro il Portogallo, l’Ucraina si è presa di diritto un posto alla fase finale dell’Europeo 2020, staccando anzitempo il famigerato “biglietto” per il prossimo torneo continentale.

Mica male vien da pensare se consideriamo i precedenti: gli ucraini hanno partecipato solo a due edizioni degli Europei dal 2006 a oggi e a quello del 2012 si ritrovarono in corsa solo perché Paese ospitante insieme alla Polonia

Ma non è tutto qui. La vittoria ottenuta contro i campioni d’Europa in carica, per chi sta seguendo le sorti di questa Nazionale, non può essere etichettata sotto la categoria epifania, né, tantomeno, sotto quella “impresa”: l’evento topico, che solo basterà a ripagare la sete di rivalsa di questa selezione e il lavoro svolto negli ultimi mesi, non è questo.

Un nuovo inizio

La vittoria di Kiev è la chiusura perfetta di un cerchio e, allo stesso tempo, di un ciclo per la squadra di Andrij Shevchenko. Il superamento di uno step, un nuovo inizio per tecnico e squadra.

Un inizio al quale si arriva da imbattuti. In un girone strano, che oltre al Portogallo di CR7 comprende anche Serbia, Lussemburgo e Lituania, l’Ucraina si è posizionata prima ottenendo sei vittorie e un pareggio. Filotto al quale dobbiamo/possiamo aggiungere la qualificazione nella Serie A della Nations League.

A conti fatti negli ultimi due anni hanno messo in tabella sei vittorie, un pareggio e una sola sconfitta in gare ufficiali. Se aggiungiamo le amichevoli i risultati dello Sheva Ct sono: 18 vittorie, otto pareggi e cinque sconfitte in 31 partite. Gol fatti che quasi doppiano quelli subiti (47-24).

I numeri parlano e dicono ciò che sembrava quasi non auspicabile per un allenatore che allenatore è diventato nel giorno in cui è stato incaricato alla guida tecnica della Nazionale. 

La scelta Sheva

Quando la Federazione scelse Sheva, ai più, non parse altro che l’ultimo grande atto di ossequio di un sistema calcio nei confronti del più grande calciatore del Paese. La storia era piena di riferimenti simili.

E Invece no. Sheva sta dimostrando di avere ottime capacità come allenatore e come selezionatore. Sheva sta dimostrando che un “Sognando Sheva” è legittimo.

Nonostante le difficoltà, soprattuto esterne al suo ruolo, Andrij ha posto le basi per la rinascita del calcio ucraino, capace di cavalcare l’onda di una nuova generazione di talenti.

Un gruppo dall’età media di 26,3 anni, al quale, nei prossimi mesi, potrebbero innestarsi i ragazzi terribili (quelli della semifinale contro gli azzurrini) che hanno vinto il Mondiale Under 20.

Gioventù ed esperienza perché non mancano i senatori, volti noti all’Occidente: Piatov, Stepanenko, Malinovskyi, Yarmolenko, Konoplyanka. 

L’avventura di Sheva si è rivelata diversa da come tutti la immaginavano.
Lui si è rilevato più grande di quanto pensassimo, si è affidato ad assistenti italiani e rossoneri, tra cui Tassotti e Maldera. Ha preso polveri e le ha trasformate in fenice.

Il calcio ucraino che si risveglia, una nuova carriera che nasce dopo l’addio al calcio giocato.

Questa è una storia che che si fregia di nuove nascite: quella del calcio ucraino, quella di una carriera dopo l’addio al calcio giocato. Quella che da troppo tempo servirebbe al Milan e ci fa vivere un “Sognando Sheva”.

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