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Inghilterra maledetta per i Reds

Questa domenica, ore 17:30, ad Anfield andrà in scena l’ennesimo capitolo di una sfida che negli ultimi anni sta monopolizzando l’interesse della Premier League: Liverpool contro Manchester City. Reds contro Cityzens, Klopp contro Guardiola. 

Un duello questo che, contestualizzato in UK, ha visto spesso i padroni di casa competere alla grande, arrivare al punto di crederci, ma poi clamorosamente soccombere. Soccombere sempre per la regola dell’ Inghilterra maledetta per i Reds.

Gli scontri diretti dicono Klopp

Non stiamo parlando di scontri diretti, perché se lo facessimo i numeri incontrerebbero i favori degli Klopp’s boys. Questi ultimi hanno vinto 4 degli ultimi 7 scontri diretti contro il City. 2 volte, una all’andata e l’altra al ritorno, in Champions lo scorso aprile. Sempre due sono stati i pareggi, come quello arrivato l’ultima volta che abbiamo visto le due squadre affrontarsi: nella Community Shield. Coppa che poi, guarda caso, è finita nelle mani di Guardiola. Ci ritorneremo.

I confini del Regno di Elisabetta

Si, perché la storia recente di questo duello ci dice che se si resta nei confini del Regno di Elisabetta a vincere è sempre il City, o, almeno non è il Liverpool. “Inghilterra maledetta per i Reds”.

Prova lampante sono i 97 punti racimolati nello scorso campionato, tantissimi ma che non sono serviti per la vittoria.
Di mezzo c’è stata la stagione perfetta, in ambito domestico, dei Cityzens, con la conquista di tutti e quattro i trofei inglesi a disposizione.

La verità è che il mago Klopp non è riuscito, da quando siede sulla panchina Liverpool, a spezzare la maledizione britannica che condanna il proprio club. Il Liverpool non trionfa in campionato dalla stagione 1989-90, gli anni del “Ghost” Ian Rush.

La FA Cup manca dal 2006, come la Community Shield. Insomma, l’ultimo trofeo alzato sul suolo reale è rappresentato da una misera Carling Cup nel 2012, quella che oggi è chiamata English Football League Cup e ha cambiato 8 nomi, a seconda degli sponsor, nei 38 anni dalla sua apparizione.

Is this a good year?

Nella città che fu dei Beatles si augurano che questo sia l’anno buono. Se la Champions è arrivata dopo 14 anni, ora spetta alla Premier.

La classifica al momento sorride, i Reds sono davanti a tutti, anche allo stesso City. In 11 partite ne hanno vinto dieci e l’altra l’hanno pareggiata. Vincere alla prossima significherebbe staccare Guardiola di nove lunghezze, farlo quando non siamo nemmeno a metà novembre.

Il pensiero avanguardista catalano

Di fronte, però, ci sarà Pep che proprio nell’ultima Community Shield ci ha fornito alcune indicazioni tattiche interessanti per comprendere come mandare fuorigioco il gegen-pressing.

La prima ci è arrivata dalla costruzione su rinvio dal fondo e sul modo in cui sfruttare il nuovo regolamento IFAB. L’idea è stata quella di costituire un quadrilatero formato dal portiere, i due centrali e il mediano.

Lo scopo, raggiunto, era quello di mandare al bar il pressing ultra-offensivo di Klopp: Firmino finiva in mezzo a Stones e Rodri, così, quando Henderson e Wijnaldum si alzavano, si creava una superiorità posizionale, con De Bruyne e David Silva a doppiare Fabinho. 

In pratica il gioco era semplice: il City invitava i Reds a pressare, per trovare tranquillamente l’uomo libero.

Klopp ha pensato di non cambiare e continuare a difendere con il solito esagono difensivo composto dal tridente d’attacco e il centrocampo. Il pressing, però, non è stato effettuato coi tempi giusti e ha lasciato spazi di ricezione immensi ai terzini avversari.

Ma c’è di più. Gli uomini di Guardiola hanno approfittato di un altro punto debole del Liverpool: la profondità concessa dalla linea alta. Le capacità tecniche di Bravo (con Ederson funziona ancora meglio) permettevano al portiere di trovare quasi sempre l’uomo alle spalle della difesa. Il gol del vantaggio di Sterling arrivò proprio da una fuga di Sanè, messo poi a terra come a riparare la mancanza di soluzioni difensive.

(Guardate al minuto 0:45)

Era calcio estivo, questo è vero. Fu una partita più equilibrata di quanto si possa immaginare, però meravigliosamente ricca di spunti tattici.

In fin dei conti stiamo parlando di Liverpool e City, di Klopp e Guardiola. Se il primo round 2019/2020 se lo è aggiudicato il pensiero catalano, ora non dobbiamo far altro che aspettare la risposta dell’idealismo tedesco: se la Premier può essere pensata, allora, può essere conosciuta e magari vinta.

Inghilterra maledetta per i Reds potrebbe diventare un pensiero passato.

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