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Tutto ricomincia, prima o poi

Tutto ricomincia, prima o poi. L’ultimo GP di AbuDhabi ci dà la possibilità di tirare le somme di quella che è stata una stagione motoristica travolgente ed eccitante, ma con un finale già scritto.

Lewis Hamilton si è preso anche gli Emirati Arabi, e fin qui nulla di nuovo, ma questa volta a fare compagnia sul podio al campione iridato non sono più Valtteri Bottas e Sebastian Vettel, ma – rispettivamente – Max Verstappen e Charles Leclerc. 

Questo cambio intergenerazionale – forse – è proprio ciò che mancava al Circus, da un bel pò di tempo. Perché, sebbene tutti noi ci siamo affezionati ai volti di quelli che nel corso di questi ultimi anni ci hanno garantito uno spike emozionale di livello, è tempo che la vecchia guardia passi il testimone. E, da come abbiamo avuto l’opportunità di vedere nel corso di questa stagione, la nuova guardia pare essere altrettanto capace di regalarci una decade ventura piena di twist sul campo di battaglia.

Fatta questa importante sottolineatura, andiamo a vedere chi sono i Top e i Flop di questo Mondiale appena conclusosi.

Top

Lewis Hamilton

Beh, “Luigino” ha concluso il suo decimo anno di partecipazione nella massima serie del Campionato Motoristico assicurandosi il suo sesto titolo iridato in carriera e stracciando record su record, tra gli ultimi: l’aver aumentato il suo score di poleposition (88).

Il britannico quest’anno ha condotto la prima parte di stagione in maniera dominante: la sua leadership non è mai stata messa in discussione, e il fatto che il suo inseguitore per la lotta al Titolo Mondiale fosse Bottas ne è la prova.

Durante la seconda parte di stagione la Ferrari ha sfoderato  una serie di upgrade alla vettura che hanno permesso al suo pilota più talentoso (lo dico con tutte le precauzioni del caso, Charles Leclerc, di rendersi pericoloso in più di un’occasione, facendo questionare l’opinione pubblica sulla possibilità di una contesa finale del titolo piloti. Ma Lewis – a quanto pare – per nulla influenzato dai media, ha continuato dritto per la sua strada inanellando prestazioni sempre più positive, le quali non gli hanno garantito sempre la vittoria finale, che hanno messo a tacere le insinuazioni sul suo conto.

Ad Austin, con ben 3 gare d’anticipo, Lewis Hamilton con un secondo posto alle spalle del suo teammate Valtteri Bottas mette la parola fine alla corsa per il titolo piloti: tra fuochi d’artificio e migliaia di tifosi britannici e tedeschi corsi in USA per festeggiare insieme a lui, Hamilton celebra il titolo Mondiale.

Un anno pieno di soddisfazioni e pieno di remunerazioni, sul tracciato e fuori, si è concluso nella speranza che il britannico si possa ripetere quantomeno nelle prestazioni anche l’anno prossimo, magari con i competitori pronti a dargli filo da torcere sin dal primo Gran Premio d’Australia.  

Lewis Hamilton festeggia la sua ultima vittoria del 2019 ad AbuDhabi

Charles Leclerc

La stagione di Charles non inizia benissimo. Lui, forzato ad un ruolo da gregario del ben più affermato Sebastian Vettel, si ritrova a smanacciare e a lottare durante i primi Gran Premio per poter portare a casa risultati sempre più soddisfacenti.

Il talento e la tempra morale ci sono, e sono queste infatti le caratteristiche che contraddistinguono il giovane monegasco che riesce, dal Canada in poi, ad aumentare sempre di più la sua presenza nei pressi del podio. Il punto di svolta arriva in Belgio: a Spa. Il giorno prima della gara della domenica il suo migliore amico, Anthoine Hubert, perde la vita durante la gara di Formula2. Una tragedia. Il giovane monegasco pare essere perso nel dolore. Affrontare un lutto è sempre difficile, ma in questo caso è stato quasi impossibile visto l’enorme impegno che gli si veniva chiesto nel mettere da parte la sua parte irrazionale per continuare a “lavorare” anche a distanza di 24h. Charles non si perde. Charles interiorizza il lutto e lo fa suo. Charles domina Spa dal primo all’ultimo giro. Charles Leclerc mette a segno la sua prima vittoria della sua carriera in Formula1, e il suo più grande rimpianto è il non poter condividere questa gioia con il suo amico di sempre.

Il monegasco si ripete dopo due settimane in Italia, a Monza, dove la Ferrari ritorna a vincere dopo ben 9 anni. Charles Leclerc è ormai il predestinato. Queste saranno le uniche due vittorie per lui in questa stagione. Un numero scarno ma “forse” tutto sommato cospicuo per un giovane pilota che ha dovuto affrontare tanto durante questa stagione: dalle manie autolesioniste di un compagno di squadra ormai preda di sé stesso, alle scelte scellerate di un team che non ha saputo come valorizzare al meglio il talento del giovane monegasco. Il futuro per Charles Leclerc è roseo, “his time has come”.

Il primo pensiero di Charles Leclerc dopo la vittoria a Spa va ad Anthoine Hubert.

Max Verstappen 

Il miglior anno di Max Verstappen, da quando 17enne ha calcato i suoi primi passi nel Circus della Formula1, si è appena concluso: 3 vittorie (Austria, Germania e Brasile), 278punti e la terza posizione nel Campionato Mondiale Piloti. Il giovane olandese pare abbia messo da parte quel suo spirito caparbio e travolgente che nei suoi primi anni alla RedBull lo ha contraddistinto.

Max sembra essere rinato: da questo suo anno di attività è innegabile che traspaia maggior maturità e consapevolezza dei propri mezzi e dei propri limiti. Max Verstappen oltre ad aver costantemente infastidito nel corso della stagione il record-breaker Lewis Hamilton, si è reso protagonista di un duello molto acceso con il secondo pilota della Ferrari, suo prossimo rivale, Charles Leclerc. I due non si sono risparmiati nel corso della stagione, dandosele di santa ragione, e mettendo in scena svariati testa a testa che hanno tenuto gli spettatori neutrali attaccati al televisore.

Il giovane Verstappen pare abbia trovato una sua dimensione – forse quella finale – che gli permetterà di confermarsi come miglior pilota in circolazione nei prossimi anni, se e soltanto se il britannico dovesse appendere i guanti e lo sterzo al chiodo (cosa che i giovani piloti un pò si auspicano). Il Max Verstappen mina vagante è ormai solo un lontano ricordo. 

Tutta la grinta di Max Verstappen dopo la sua prima vittoria nel 2019

 Carlos Sainz e Lando Norris

Il duo di casa McLaren convince. Grazie alle prestazioni dei due piloti della casa automobilistica inglese, la McLaren si conferma come quarta forza del Campionato Costruttori battendo di 54punti la rivale Renault (che aveva fatto all-in sull’esperto Daniel Ricciardo). Il mix di esperienza – sebbene Carlos Sainz abbia solo 25 anni – e giovane età – con il 20enne Lando Norris – è risultato perfetto nella creazione di una sinergia che si è vista tutta in pista.

I due si sono confermati – rispettivamente – come sesto e undicesimo nel Campionato Mondiale Piloti e hanno dato nuova verve ad una scuderia che, da quando Lewis Hamilton ha lasciato per approdare alla rinata Mercedes, aveva vissuto anni bui privi di alcuna soddisfazione. L’esperimento è riuscito e si spera che già dall’anno prossimo, con una vettura motorizzata Mercedes, la scuderia possa lottare sempre più per la conquista del Campionato Mondiale Costruttori, o quanto meno per un piazzamento sempre migliore.  

Sainz e Norris dopo esser stati riconfermati come driver della McLaren per il 2020

Gasly e Albon

La storia di questi due piloti è fatta di intrecci e disavventure, ma andiamo con ordine. Ad inizio anno il promettente pilota della ToroRosso, Pierre Gasly, viene promosso come seconda guida della RedBull a coronamento di un primo anno di Formula1 molto sopra le aspettative. In casa ToroRosso (team satellite della RedBull) gli scout si muovono per rimpiazzare questa perdita adocchiando il vincitore del titolo piloti Formula2 2018, il thailandese Alexander Albon.

Per una promessa che va ce n’è un’altra che arriva. I due sentono la concorrenza delle loro prime guide: da una parte la stella nascente Verstappen e dall’altra il navigato Kvyat. Gasly ci mette un pò prima di entrare in confidenza con la vettura, forse troppo tempo – a detta del team junior manager RedBull. Infatti quest’ultimo era ormai tentato nel dare sfogo ad una sua particolare quanto irriverente idea: uno switch tra Pierre Gasly ed Alex Albon. Helmut Marko era da ormai un pò di tempo che stava osservando gli enormi miglioramenti che Alex Albon aveva raggiunto con la ToroRosso, e la poca stabilità alla guida e i risultati non esaltanti ottenuti da Gasly non hanno fatto che confermare i suoi dubbi.

Lo scambio avviene alla vigilia del Gran Premio del Belgio. L’augurio era quello che un declassamento di Gasly potesse giovargli nella acquisizione di maggior sicurezza in sé stesso, cosa che era mancata nelle precedenti 12gare alla guida della RedBull. D’altra parte la promozione di Albon avrebbe dovuto premiare gli enormi passi in avanti fatti alla guida della composta e ridimensionata ToroRosso. Beh, a detta di Marko era una situazione win-win. I media non ne erano convinti, noi non ne eravamo convinti. Ma ci siamo dovuti ricredere.

Gasly alla guida della ToroRosso ha messo in mostra le motivazioni che ad inizio anno avevano spinto il team manager della RedBull a concedergli il secondo sedile: il secondo posto con annesso sorpasso su Lewis Hamilton a 100mt dal traguardo in Brasile ne è la prova. Alex Albon invece, sebbene abbia sofferto la presenza ingombrante di Verstappen, ha avuto la possibilità di posizionarsi in svariate occasioni dinanzi a Verstappen in griglia finale. Alla fine Marko ci aveva visto lungo. Lo conferma anche la bella amicizia nata tra i due piloti, protagonisti passivi delle trame intricate andate in scena tra RedBull e ToroRosso.

Alex Albon e Pierre Gasly prima che lo switch tra le due scuderie avvenisse.

Flop

Sebastian Vettel

240punti, una vittoria (Singapore) e quinta posizione nel Campionato Mondiale Piloti. Il bottino è deludente, molto deludente se si tiene in considerazione che neanche sei anni fa Sebastian Vettel era incoronato come pilota più vincente nella storia della Formula1 per la sua età. Sebastian è reduce da una stagione che non solo ha dato risalto a tutti i punti deboli della sua guida ma che, cosa ben più importante, ha fatto calare un alone di oscurità sulla tenuta mentale di questo ormai non così giovane ragazzo.

Sebastian, come già detto, è stato preda di sé stesso e del suo carattere eternamente volubile. Le sicurezze che aveva acquistato nel corso degli anni in Ferrari, avendo come seconda guida il finnico Kimi Raikkonen, si sono dissolte quando si è reso conto che alla seconda guida di quest’anno andava stretto il ruolo da gregario. Charles Leclerc voleva di più. E se l’è preso, a suon di prestazioni. Vettel non ha saputo imporre la sua leadership in maniera salutare a Maranello e ne è seguita una “alquanto tragica-comica” fine.

Sebastian Vettel come mai prima d’ora è stato messo in dubbio dai propri tifosi, dai mass media e anche dai propri meccanici. Troppo da sopportare. Troppo da sopportare anche per lui. La scelta poi di Arrivabene di mollare la direzione della scuderia ad inizio anno non ha fatto che incasinare le cose. Si spera che l’anno prossimo il tedesco riesca a ritrovare quella tranquillità perduta, magari affiancandosi a Bottas nel suo viaggio alla scoperta della natura.  

Sebastian Vettel alle prese con il giovedì del GP d’Australia

Ferrari

La scuderia Ferrari non dimenticherà mai questo 2019. Il team di Maranello ha veramente mandato a monte quella che poteva essere una stagione molto promettente, salvo poi salvarsi grazie agli enormi sviluppi della vettura fatti dagli ingegneri del cavallino. Ma procediamo con ordine.

Ad inizio anno la prima bomba mediatica che colpisce in pieno la Scuderia Rossa riguarda il cambio ai vertici: fuori Maurizio Arrivabene e dentro Mattia Binotto come team principal. Il nuovo team principal della Ferrari ha un background interessante; background che gli ha permesso di guadagnare la fiducia del board nell’affidargli un’eredità così pesante come quella di Arrivabene.

Le novità non si fanno aspettare: oltre ad una mini rivoluzione nel pacchetto ingegneri, Binotto introduce delle novità in campo ingegneristico che avrebbero dovuto portare nell’immediato un sostanziale vantaggio alla vettura del cavallino. Ed infatti nelle prove libere del Gran Premio d’Australia le Ferrari mettono in scena una forma invidiabile che mette in seria difficoltà la Mercedes.

Le novità introdotte da Binotto si concentrano – molto semplicisticamente – nell’acquisizione di un assetto gara che agevoli la monoposto nei lunghi rettilinei dove la vettura raggiunge velocità molto elevate, a discapito della ripresa dopo frenata.  Un compromesso tuttavia accettabile che pare essere l’arma vincente della nuova SF90. Le cose però non si mettono come si era presagito: il compromesso Ferrari pare non essere sufficiente a colmare il gap che divide la scuderia di Maranello con la scuderia di Brackley.

Il vantaggio tecnico Mercedes addizionato al talento di Lewis Hamilton fanno sprofondare la Ferrari in un limbo in cui solo la bravura dei singoli piloti Ferrari può risollevare le sorti di una scuderia ancora alla deriva. Nella prima parte di stagione, fino a gara 9, la Ferrari è costretta ad inseguire i rivali tedeschi e a fare i conti con un periodo di flessione del suo pilota di punta, Sebastian Vettel. A Spa però accade qualcosa: Charles Leclerc mosso da un moto d’orgoglio, e da un upgrade tecnico soddisfacente, riesce ad ottenere la prima vittoria per la Ferrari di questa stagione. Ne farà seguito una successiva, in casa a Monza.

Per la Ferrari pare mettersi bene. Il duro lavoro degli ingegneri sembra esser ripagato con una vettura in grado di dar filo da torcere alla Mercedes. Ma proprio quando le cose stavano per andare meglio entra in scena tutta l’inesperienza e la mancanza di professionalità di questa nuova gestione Binotto: dopo Monza, messa in discussione dai risultati la leadership di Vettel, il duo Vettel-Leclerc pare rompersi. I due si rendono protagonisti di diatribe in pista che costano caro alla squadra.

La mancanza di una leadership forte e di un piano d’azione lineare mandano allo sbaraglio sia i piloti che i meccanici e gli ingegneri Ferrari. Questa situazione perdura per le restanti gare, ed infatti la Ferrari – oltre all’unica vittoria di Vettel a Singapore – non riuscire mai più a salire sull’ultimo gradino del podio. Sebbene il gap con la Mercedes sia evidente, agli addetti ai lavori e agli appassionati era sembrato possibile una svolta; svolta che sfortunatamente è stata solo fugace. Si spera di rincontrare tra qualche mese la scuderia Ferrari in tutt’altra forma, con maggior chiarezza e una leadership – tecnica e di guida – più salda. 

Mattia Binotto, team principal Ferrari

George Russell (Williams)

19 gare e 0 punti conquistati. Questo è lo score di George Russell, promettete pilota assoldato dalla Williams il Dicembre scorso, che non è riuscito mai a strappare una prestazione degna di nota seppur non godendo di una monoposto competitiva. É veramente straziante vedere un pilota così dotato relegato, se non condannato, alla guida di una vettura totalmente inadatta a competere a questo livello. Perché, sebbene George Russell non sia stato fortunato nel corso di questa stagione motoristica, la vettura Williams è tra le peggiori mai viste calcare la Formula1 moderna.

L’altro pilota Williams, il prossimo al ritiro Robert Kubica, non è riuscito anch’egli mai a far registrare una prestazione decente. Sono anni che la Williams galleggia in questo stato di eterna incompiuta, ed è un peccato visto il glorioso passato che la precede. Sarebbe forse ora di staccare la spina una volta per tutte, onde evitare maggiori figuracce (qualora sia mai possibile). 

George Russell e la sua Williams n°88

E siamo alla fine stagionale di questa prima rubrica motoristica. L’appuntamento è alla prossima primavera con una nuova stagione sempre più emozionante di Formula1. Cari appassionati dei motori buone feste e guidate con prudenza, non come Sergio Perez. 

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