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Un obbiettivo per una mentalità vincente

Si è soliti dire che vincere aiuta a vincere. Ma la semplice vittoria non può che rasserenare gli animi di giocatori, allenatori e società. Ottenere una mentalità vincente è cosa ben diversa e assai più complicata. La si può guadagnare esclusivamente attraverso il raggiungimento di un obbiettivo prefissato a inizio percorso. Ogni individuo percepisce questa sensazione in maniera differente, ma una cosa li accomuna: la sicurezza nei propri mezzi. La consapevolezza di sapere ciò che si sta facendo traspare già attraverso il linguaggio non verbale dei soggetti, il che, inevitabilmente, tende a far vacillare le sicurezze dell’avversario. È ovvio che più l’obbiettivo sarà posto in alto dai vertici societari, più sarà arduo conquistare quella mentalità vincente ricercata. Una semplice equazione direttamente proporzionale.

“Allenati come se non avessi mai vinto. Gioca come se non avessi mai perso”. (cit. Michael Jordan)

Juve mentalità da conquistare

Accantoniamo le bandiere e il tifo becero per un istante e cerchiamo di fare una breve analisi partendo dai numeri, i quali difficilmente mentono. La Juventus vanta 277 presenze in Coppa Campioni/Champions League, di cui 140 vittorie, 69 pareggi e 68 sconfitte. È la terza miglior formazione di sempre per finali raggiunte in questa competizione con 9, tuttavia, con solo 2 vittorie, ha solamente il 22% di successo. I 35 campionati nazionali vinti, con un filotto clamoroso nell’ultima decade, al contrario dimostrano come si sentano più a loro agio all’interno dei confini. Ci sarà una differenza evidente? Io credo di sì. Ogni anno l’obbiettivo della Juventus, intesa come società in toto, è vincere la Champions, e per quanto i vertici possano dissimulare l’ossessione per quella coppa, è innegabile che vi sia. Gli investimenti sono aumentati, il credito come squadra ai nastri di partenza è ormai d’élite, ma ancora manca quel blasone europeo. Quando gli avversari dei bianconeri scendono in campo non si sentono vacillare, neppure di fronte ai campioni come Cristiano Ronaldo. Il loro linguaggio del corpo non mente. Perché la sensazione che trasmettono le avversarie di fronte Real Madrid, Barcellona, Liverpool è palesemente di attenzione e pericolo? Ovvio, è la storia che si portano dietro. I grandi gruppi hanno segnato cicli importanti e hanno poi potuto trasmettere la mentalità agli innesti che venivano aggregati di volta in volta. Una vittoria è per sempre. E quando si è campioni, la sensazione di essere nella squadra migliore, circondato da tuoi simili, nel confronto con un tuo potenziale e agguerrito concorrente, fa la differenza tra la vittoria e il pareggio. Sfortunatamente per la Juventus, pur vantando sempre grandi squadre, composte da grandi gruppi, non sono mai riusciti ad aprire un ciclo di vittorie in Champions. E ciò è proprio di cui una squadra avrebbe bisogno per creare il proprio blasone europeo, e ottenere quella mentalità vincente da tramandare.

Atalanta mentalità in proporzione

La Dea dall’arrivo di Gasperini nel giugno 2016 ha iniziato un percorso di crescita che, strabiliando tutti, in primis per il gioco, poi per i risultati, ancora non appare avere limiti. Se in tutto ciò poi la Dea Atalanta viene assistita dalla Dea Fortuna, come nel girone di Champions, allora davvero diventa ogni cosa più esaltante. Il Milan lo sa bene, avendone pagato uno scotto pesantissimo nell’ultima di campionato. Il feeling creatosi tra società, tifoseria e campo alimenta il fuoco avvampato in quel di Bergamo. Ma quando è scoccata la scintilla? Proprio in quel primo anno di gestione Gasperini nel 2016. L’obbiettivo era l’Europa, ed Europa è stata. L’anno seguente, pur non superando i sedicesimi di Europa League, hanno maturato esperienza sul doppio fronte e recuperato una partenza lenta in campionato, riacciuffando per la seconda volta consecutiva l’Europa League. Inoltre possono vantare una semifinale di Coppa Italia lo stesso anno. Fino ad arrivare all’anno scorso, vero anno consacrazione per una squadra cresciuta come gruppo, e che, in proporzione ai loro mezzi, hanno raggiunto quella mentalità vincente che incute rispetto. La cavalcata 2018-2019 si è conclusa con un terzo posto raggiunto al cardiopalma, guadagnandosi il sogno Champions a spese del Milan. Metafora della decadenza di fronte alla leonina determinazione dell’Atalanta. Sempre l’anno scorso sono riusciti a migliorarsi in Coppa Italia, arrivando in finale contro la Lazio ma non riuscendo ad avere la meglio sui biancocelesti. Ogni anno uno step in più. Quest’anno la festa della partecipazione in Champions, giocare in casa nello stadio di S. Siro, contro squadre di livello internazionale. Sembrava non poter chiedere altro la Dea dal destino. Ma il raggiungimento degli ottavi di finale, oltre a un attuale quinto posto in campionato a sole 4 distanze dalla Roma, sembra poter dare nuova linfa a questo processo di acquisizione di mentalità vincente. Verosimilmente già in via di consolidamento . Probabilmente non siamo di fonte alla nascita di una nuova “Big” nel nostro campionato, ma la consapevolezza nei propri mezzi dell’Atalanta ne fa la squadra più “europea” dell’intera Serie A.

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