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Milano e il calcio alla soglia degli anni ’20

Sul tetto del bel paese

Milano è la città più vincente d’Italia e seconda solo a Madrid in Europa. È stata luogo di eccellenza calcistica per decenni interi. Le ultime Champions e gli ultimi mondiali per club che si sono registrati nel bel paese portano la firma del Milan (2007) e dell’Inter (2010). Milano e il calcio sono un binomio di altissimo livello. Ma senza voler guardare troppo al passato, è bene che si rifletta sullo stato di salute attuale di questi due club.

Diavolo che guai!

Giampaolo rischia grosso

Iniziamo dalle note dolenti: il Milan.

Al momento attuale si trova per lottare per il primo posto, anche se della parte destra della classifica. Come ci si è arrivati? Come è successo che la squadra europea più titolata al mondo sia caduta così in disgrazia? E, soprattutto, come se ne esce? Secondo il parere di chi scrive la soluzione è una sana dimenticanza. Sì, perché sono circa sei anni che tifosi, società, giocatori ed allenatori si cullano nell’idea che “siamo il Milan”. Temo che questa sententia non abbia più alcun significato. Il Milan non c’è più. Il Milan è una squadra di metà classifica che fatica a proporre una idea di gioco e a portare a casa dei risultati degni di questo nome. Cosa ha comportato questo aggrapparsi a tale massima? Si è, in breve, perso ogni contatto con la realtà.

La questione paradossale

Si è cominciato nella gestione Allegri, con la speranza che smontando la squadra per due, tre anni di fila si potessero mantenere i risultati. Quando le cose sono iniziate ad andare male si è guardato al passato: ritorno di vecchie glorie, ex campioni sulla panchina, una finta politica sui giovani e qualche errore di troppo sul mercato. Non è da intendersi come una critica all’ultimo periodo di Galliani e Berlusconi, è troppo facile scaricare il barile, ancora una volta al passato. No, la responsabilità è da ricercarsi nella spocchia implicita che ha colpito, più o meno scientemente, tutte le componenti del mondo rossonero. Noi siamo noi e voi non siete… Non siamo volgari, per carità.

Poi è cominciato il valzer degli allenatori: periodo massimo di sopravvivenza 18 mesi. 7 anni 9 allenatori diversi, con il punto più grottesco di un esonero dopo 7 partite di campionato, manco il tempo di svuotare le valigie e imparare i nomi di tutti: imbarazzante.

Di chi la colpa?

Chi ha ottenuto il maggior numero di punti e il miglior piazzamento? Gennaro Gattuso. Toh, che caso, proprio quello che ha avuto a disposizione più tempo. Quinto posto, un punto dalla Champions.

Gli allenatori a Milanello vivono col terrore di sbagliare e sanno che devono portare subito risultati, altrimenti via. Come si fa programmare in queste condizioni? Come è possibile che si passi 3 mesi a descrivere Marco Giampaolo per quello che è, cioè un maestro di calcio, per poi cacciarlo dopo 7 settimane di campionato? Come se fosse possibile trasmettere chissà quali concetti in così poco tempo.

Parliamo poi dei giocatori. Una parte arriva a Milanello, considerandolo o un punto di arrivo (sempre per il “siamo il Milan” sopra citato) e si siede. Un’altra invece lo vede come un modo per mettesi in mostra e non collabora più di tanto con i compagni. Grazie a Dio, poi, c’è una parte significativa dei ragazzi che arrivano a Milanello, che si mettono di impegno e ci mettono tutto quello che hanno. Solitamente tutti quelli che i tifosi criticano perché non eccelsi tecnicamente.

Ed ecco un altro colpevole: i tifosi. Abituati troppo bene, non hanno risparmiato critiche, anche inutili, a tutti coloro che non hanno ritenuto “da Milan”, altra litania che condanna l’ambiente milanista alla mediocrità.  I dirigenti, infine, si sono adattati all’andazzo generale del mercato e hanno cominciato a vendere giocatori per un niente e a strapagare tutti i giocatori che si vanno ad aggiungere alla rosa.

Ciliegina sulla torta cessioni di giovani della primavera per due soldi, per fare cosa, ancora non si è capito.  Per non parlare del fatto che, come sopra, gli allenatori vengono trattati come fazzoletti usa e getta.

La soluzione

Quello che manca non è un progetto serio, la società che ha in mano il Milan è obbligata ad essere seria, se vorrà un domani guadagnare dalla vendita del club, ma manca la pazienza. Ogni allenatore dovrebbe avere quantomeno una stagione o due per trasmettere la loro idea di calcio. E senza avere l’ansi dell’esonero ogni lunedì mattina. Si prenda esempio dall’Atalanta, che con il lavoro dura, la testa bassa e soprattutto la pazienza è riuscita a diventare uno dei top club italiani (prendendo, di fatto, il posto lasciato proprio dai rossoneri). Gasperini ha avuto alti e bassi, ma lo hanno lasciato lavorare e i suoi concetti sono passati e hanno funzionato.

In una parola: umiltà.

Ciò detto, su questo mercato si è fatto già qualcosa, il ritorno di Ibrahimovic è stata una buona via di mezzo fra una operazione nostalgia e una soluzione tecnico-tattica in più. Serve sì chiudere per un difensore centrale e per un centrocampista, ma soprattutto serve investire sui nostri giocatori, loro meritano pazienza esattamente come la merita ogni allenatore che si siede sulla panchina del Milan. Investiamo pazienza e costanza. Diamo la possibilità ai tifosi di affezionarsi ai giocatori. Un tifoso non può più comprare la maglia di un giocatore, senza il timore che questo se ne vada dopo 6 mesi. Il Milan deve dare costanza e uscire da questa costante precarietà, altrimenti si possono anche comprare Messi e Ronaldo, ma non cambierà nulla. Pioli non è un mago e come tutti ha bisogno di tempo, l’auspicio è che gli venga concesso.

 

Biscione in ascesa

Una società che, quantomeno ultimamente, ha dato continuità di progetto e risultati è l’Inter. Anche i nerazzurri hanno avuto i loro problemi e il loro bel numero di allenatori, ma quantomeno hanno risolto questo via vai negli ultimi due/tre anni, arrivando ad un avvicendamento positivo e semplicemente tecnico-tattico tra Luciano Spalletti e Antonio Conte. Quest’ultimo ha avuto la capacità di trasmettere, come fatto sulla panchina della Juventus, un entusiasmo e una idea di calcio molto pervasiva ed efficace. Ora, va detto, l’arrivo di Conte alla Pinetina non ha risolto tutti i problemi dell’Inter, ma certamente ha tracciato una rotta ben precisa.

Il punto

L’inter sta facendo quello che poche squadre nell’ultimo decennio hanno fatto: tenere testa alla Juventus. Ironico il fatto che il dominio bianconero potrebbe finire per via dello stesso uomo grazie al quale è cominciato: Antonio Conte. Sì perché, aldilà del sensazionalismo intorno alle prestazioni della squadra di proprietà della famiglia Zhang, l’impressione è che l’Inter non ci stia ad arrendersi sulla corsa per lo scudetto e dopo quasi un girone completo, nonostante lo scontro diretto perso, è ancora là in vetta.

Oltre a Conte, gli artefici del momento d’oro interista sono certamente calciatori come Lautaro Martinez, Sensi e Lukaku. Il Belga sta dimostrando uno strapotere non solo fisico, ma soprattutto mentale rispetto alla serie A in generale. I gol contro il Napoli ne sono una ulteriore riprova. Sensi, altro giocatore che dimostra la superiorità dell’Inter rispetto ai cugini, ha espresso un calcio di eccellenza, dimostrando di poter essere il tuttocampista che Conte crea in ogni sua squadra e di poter essere presente e futuro della nazionale italiana. Lautaro, invece, ha fornito ulteriore riprova del fatto che c’è bisogno di pazienza nel calcio, senza quella non si va da nessuna parte. Infatti, l’argentino ha avuto bisogno di un periodo di adattamento al calcio italiano, per poi risultare decisivo in questa stagione.

Cosa manca

Certo è il caso che, oltre a tenere testa alla Juventus, l’Inter reimpari a competere a livello in Champions League. Il girone di questa annata era totalmente alla portata ed è stato un gigantesco buco nell’acqua, anche qua manca un po’ la mentalità corretta.

I nerazzurri dovranno essere in grado di risolvere definitivamente le questioni Nainggolan e Icardi, che sono state solo rimandate. La politica tenuta con l’attaccante argentino è stata molto positiva: basta ai ricatti degli agenti dei calciatori. L’arrivo di Marotta, per quanto clamoroso, è stata manna dal cielo da un punto di vista manageriale.

Ora serve che si accontentino le richieste di Conte sul mercato, sa cosa serve per vincere il campionato ed è cosciente che queste forze non bastano.

L’Inter è l’unica vera alternativa allo strapotere Juventino e potrà rompere l’equilibrio tenendo botta. La Juve ha costruito i suoi successi prima di tutto con la resistenza e la costanza, i campioni poi sono arrivati e tutta la prospettiva è stata stravolta. Prima passa tutto dalla testa. Il calcio è uno sport che si domina con il cervello e non coi piedi.

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