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Sport, una avventura da vivere sul serio

Leggende, eroi, atleti, uomini. Spesso dimentichiamo la natura delle star dello sport, dimentichiamo che sono fatti di carne. Lo facciamo perché vanno talmente oltre la semplice umanità che ci sembra impossibile possa succedergli qualcosa di ordinario, qualcosa che può succedere anche a noi.Davide Astori

Poi, una mattina di marzo ti svegli, prendi in mano il cellulare e leggi che Davide Astori, 33 anni, atleta professionista è morto nel sonno. Un giorno stai andando al lavoro, una notifica ti ferma: Kobe Briant è morto in un incidente. Guardi una partita, come altre decine, centinaia e ad un certo punto vedi un ragazzo di 25 anni che si accascia, non ci credi perché, cosa potrà mai succedere a Piermario Morosini? Invece non si alza più, ci ha lasciato. Non riesci a credere che sia possibile che un Marco Simoncelli, che di gare ne ha fatte centinaia, possa non tornare mai più ai box, eppure è successo. Io non c’ero quando la stella di Ayrton Senna si è spenta, ma tutte le volte che si nomina il suo nome c’è una atmosfera di rimpianto che aleggia.

Ayrton Senna

La vita è breve. Facile a dirsi così, scontato anche. Però, è anche una lezione. Una di quelle che ci deve far tenere mente che i nostri eroi nello sport vanno tutelati. “Guadagnano milioni, dovrebbero farlo 24 ore su 24 e senza fiatare”. Facile da fuori, facile pensare ai soldi, facile pensare che la loro vita sia meno complicata della nostra. Un po’ troppo forse.

Tutte le volte che ci verrà di insultare un calciatore che sbaglia un tiro, pensiamo al fatto che c’è chi dopo un tiro è caduto è non si è più rialzato. Prima di chiamare Dio un cestista ricordiamoci che c’è chi non potrà più tirare da tre, perché era umano e fragile.

Diciamo spesso di essere affezionati a un atleta, ma poi lo siamo finché segna per noi e fino a quando ci fa comodo. Recuperiamo affetto, ma affetto vero per coloro che corrono, saltano, guidano, tirano, dribblano. Non diamo nessuno per scontato.

È la lezione dello sport dopotutto. Non è finita finché non fischia l’arbitro, puoi vincere fino all’ultima curva, un canestro vale anche sulla sirena. Lo sport va vissuto attimo per attimo, anche quelli in cui la propria squadra del cuore perde e la settimana già inizia male. C’è un motivo se lo sport c’è dappertutto, c’è un motivo se, in un modo o nell’altro non possiamo farne a meno: ci fa sentire vivi.

Oggi vi chiedo di urlare una volta in meno e applaudire una in più. Per Kobe, per Davide, Marco, Ayrton e tutti coloro che ci hanno lasciato senza che ce l’aspettassimo. Quello che loro ci hanno insegnato è che lo sport è un po’ come la vita, un giorno sei il Leicester di Ranieri e l’altro sei un tifoso di basket che sente che il suo sport non sarà più come prima. Una mattina siamo veloci come Hamilton e alla sera siamo fermi immobili come Davide Astori nella sua camera d’albergo.

Kobe Briant

Viviamo gli sportivi come viviamo lo sport: con rispetto e una forte emotività. Con lealtà ad una maglia e soprattutto con l’amore per una disciplina che ci fa sognare.

Non vi dico addio ragazzi, dicono che non ci siete più, ma vi portiamo tutti dentro.

 

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