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Cosa resterà della difesa all’italiana?

“Il calcio moderno è velocità. Gioca veloce, corri velocemente, pensa velocemente, marca e smarcati velocemente”.

La massima di Helenio Herrera sintetizza al meglio l’evoluzione che il gioco del pallone ha avuto negli ultimi anni. E, non a caso, a pronunciare tale massima è stato proprio un ex difensore. Se vi state chiedendo il perché, basta osservare come un papà ed un figlio commentano una partita di calcio. Per un cinquantenne di oggi è quasi un’agonia guardare un match in TV; per un millenials, invece, è pura libidine.

E pensate, invece, se a guardare una partita di calcio di oggi è un oracolo plurisecolare. Un vero e proprio stillicidio. Quaranta e passi anni dopo, le parole di Herrera risultano essere più attuali che mai.

Concentriamoci sull’Italia. In un calcio sempre più attento alla fase offensiva, vincere difendendo è una delle più grandi sfide con cui un allenatore deve confrontarsi. Non a caso, in Serie A, sulla cresta dell’onda, ci sono allenatori che hanno smesso da poco e che fanno del loro punto di forza la velocità ed il possesso palla. D’altronde, per un addetto ai lavori, guardare ai migliori, conformarsi ai tempi ed aggiornarsi risulta essere di vitale importanza.

Facciamo, però, un passo indietro. Perché l’Italia è, da sempre, famosa nel mondo per l’attenzione alla fase difensiva e per i tatticismi del reparto arretrato. Nel 1986, in occasione dei Mondiali in Messico, la Nazionale di Enzo Bearzot poteva contare su un pacchetto difensivo incommentabile (ovviamente in senso positivo, ndr): Bergomi, Cabrini, Collovati, Nela, Scirea e Vierchowod. L’imbarazzo della scelta, insomma. Ad Italia ’90, invece, Azeglio Vicini convocò: Baresi, Bergomi, Ferrara, Madini, Ferri, Vierchowod e De Agostini. Anche in quell’occasione, scegliere i titolari non era affare da poco. Ad USA ’94 parteciparono diverse nuove leve della Nazionale, tra cui Costacurta, Minotti, Apolloni, un giovane Maldini, ovviamente accompagnati dagli espertissimi Baresi e Tassotti. Nel ’98 si aggiunsero alla lista anche Cannavaro e Nesta.

Questo elenco per sottolineare la qualità dei difensori sfornati dal bel paese, negli anni più recenti. Calciatori, non a caso, finiti nei libri di storia, vanto per la Nazione ed ambasciatori del calcio d’Italia nel mondo. Negli ultimi dieci anni, però, la musica è cambiata: le melodie sono completamente diverse ed anche chi si era mostrato più coraggioso, si è dovuto piegare, per forza di cose, ai venti del cambiamento.

La Serie A ha vissuto, tutt’ora vive, una parabola discendente che ha fatto venire i complessi ai massimi organi calcistici. Il considerevole interesse alla Premier League, alla Liga spagnola ha fatto sì che mutasse la visione e la considerazione delle tifoserie. E, non a caso, anche l’idea calcistica di tecnici e calciatori è cambiata. Anche tra i confini nostrani, adesso, si esalta il gioco veloce, il tiki-taka importato dalla Spagna e la moderna concezione di correre fino al fischio finale, anche se il blasone dell’avversario che ti ritrovi di fronte è decisamente maggiore del tuo. Difficile trovare, nella Serie A 2019/2020, una squadra che non palleggi in faccia all’avversario e che si chiude a catenaccio, storico marchio di fabbrica made in Italy.

E così cambia il ruolo della difesa, sempre più tattica e con calciatori sempre più tecnici. Registi difensivi dai piedi buoni, pronti a far ripartire l’azione d’attacco direttamente dal limite della propria aria di rigore. Tutto giusto se l’obiettivo è stare al passo con i tempi, un po’ meno se si è deciso, di punto in bianco, di eliminare una peculiarità che ci ha reso celebri sul globo.

Considerazioni oracolari basate su statistiche ben chiare a tutti: dopo la vittoria della Nazionale ai Mondiali del 2006, il ciclo azzurro si è concluso drasticamente, dando il via ad una rivoluzione che non ha ancor visto la sua miglior primavera. Per la spedizione in Sud Africa di dieci anni fa furono convocati, oltre all’oramai storico capitano Fabio Cannavaro, Chiellini, Bonucci e Bocchetti come centrali di difesa; Zambrotta, Criscito e Maggio come ali/terzini. La Coppa del Mondo FIFA del 2014 segnò il definitivo cambio di rotta. Cesare Prandelli diede largo spazio a terzini veloci come De Sciglio, Darmian ed Abate, sintomo che la nuova visione calcistica era già entrata nelle vene degli italiani.

Il fallimento della Nazionale di Giampiero Ventura ha fatto venire a galla tutti gli errori commessi negli anni addietro. Con l’addio dei senatori degli spogliatoi di Coverciano, i soli Bonucci e Chiellini non sono riusciti, ovviamente, a dettare il gioco da dietro, complici nuovi compagni con caratteristiche tutte diverse da quelli delle annate passate.

Un fallimento annunciato, figlio di mancata programmazione e di improvvisazione estemporanea. E’ davvero solo un caso che tra i difensori che potrebbero essere nel giro della Nazionale, ad oggi, ci siano solo Romagnoli, Rugani e Mancini? Secondo noi, no.

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