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I ritratti di Darwin Pastorin

Opporre la poesia alla vile realtà grazie alla conservazione intatta della propria infanzia e dei ricordi.
“I ritratti di Darwin Pastorin” sono questo, non una video intervista ma racconti. 

La storia di grandi campioni che hanno influenzato, condizionato, la vita di Darwin Pastorin, un grande giornalista certo ma, soprattutto, un amante del calcio. Di quel calcio che Edilberto Coutinho paragona alla letteratura perché se ben praticato è forza di popolo.

Ed è sempre una forza infantile quella che ci lega al calcio, non conta l’età che abbiamo quanto ci approcciamo ad esso o ad un suo interprete. È una forza infantile perché, se non ci riporta cronologicamente all’infanzia, riesce comunque ha restituirci gli effetti che essa ha avuto su di noi: la furia, l’energia, la sicurezza, la passione.

Cinque campioni protagonisti

Garrincha, Anastasi, Riva, Maradona, poi Dybala, sono i campioni protagonisti de’ “I ritratti di Darwin Pastorin”, quelli che lo hanno accompagnato nel diventare adulto e, che per la potenza delle storie, ci rimandano a mondi abitati cosi lontani e avulsi da una precisa collocazione spazio-temporale.

L’angelo dalle gambe storte, idolo d’infanzia, mito che accompagna l’arrivo in Italia di un ragazzino brasiliano emigrato. Un giocatore cantato da poeti e musicisti, capace di regalare momenti eterni per il suo modo d’interpretare il linguaggio degli uccellini, di suscitare la confusione che possiede le dimensioni del vero e del bello, per dirla alla Sorrentino.

Anastasi, Pietruzzo, il primo mito italiano. Il centravanti dalla rovesciata proletaria, colui che riesce, anche per soli 90’ minuti, ad istituire una tregua tra i suoi fedelissimi ammiratori operai della Fiat e il padrone Agnelli. L’attaccante che per un bambino rappresenta il più grande personaggio del 900’, chi non ci crede deve vederlo giocare.

Gigi Riva, l’eroe dai tratti salgariani donati da un’impresa unica: vincere lo scudetto a Cagliari. Lui che a Cagliari ci è arrivato dalla nebbia, diffidando, e che poi ha amato quella terra e per quella terra ha speso tutta la sua classe, la sua generosità e la sua forza.

Poi lui, Diego, il borges della pelota. Il più grande di tutti, anche più di Pelè. Il diez che è semplicemente simbolo del gioco, al gioco si approccia in maniera fanciullesca, naturale. Quello è il suo gioco, autentica risorsa per ammirarlo e sentirsi in armonia con la vita.

Infine Dybala, la Joya che rapisce esteticamente e che per le qualità che possiede potrebbe conquistare tutto e segnare anch’esso la vita di altri ragazzini che come Darwin non possono fare a meno di amare il calcio.

2 Comments

  • Lino
    19 Febbraio 2020 at 14:44

    Bravissimi, bel lavoro. Complimenti. Grande Darwin.

    • Carlo Iacono
      19 Febbraio 2020 at 20:53

      Grazie Lino 🙂

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