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Challenge e VAR: l’Italia è pronta davvero?

Challenge VAR – Non accennano a placarsi le polemiche. L’introduzione del VAR sembrava poter dare il via ad una rivoluzione calcistica attesa da anni. Stop alle controversie in merito agli errori arbitrali. E’ calcio di rigore? E’ fuorigioco? Stop alle indecisioni, si va allo schermo presente a bordo campo per decidere, tranquilli.

Così, però, non è stato. A distanza di tre stagioni dall’introduzione della tecnologia applicata al mondo del calcio, nulla o poco è cambiato. Le polemiche restano un fiume in piena, ogni week-end è costellato di moviolisti pronti a smentire le decisioni degli arbitri presenti sui terreni di gioco d’Italia.

E quindi? Che si fa per quantomeno ridurre le controversie? Si propone l’utilizzo del challenge, ovvero la chiamata del VAR da parte di una squadra di Serie A. L’Italia è pronta? Sembra di sì. L’on field review a chiamata potrebbe dare una svolta in merito.

Nei giorni scorsi la Federcalcio italiana ha anticipato in via informale alla FIFA la disponibilità all’utilizzo del challenge, La FIGC, in una nota ufficiale, ha sottolineato:

“L’Italia è stata uno dei primi Paesi al mondo a sperimentare la tecnologia nel calcio. L’adozione del Var da parte dell’IFAB, infatti, è stata preceduta da un periodo di prova off line nel massimo campionato italiano che ha generato risultati eccezionali, contribuendo in maniera determinante all’implementazione del protocollo definitivo. Animata dallo stesso desiderio di innovare e con il medesimo spirito di servizio dell’epoca, la FIGC si è fatta interprete delle richieste pervenute nelle ultime settimane da numerose Società di Serie A ed ha anticipato informalmente alla FIFA la propria disponibilità a sperimentare l’utilizzo del challenge , nei tempi e nei modi che l’Ifab eventualmente stabilirà. La Federcalcio è convinta che, continuando il percorso già intrapreso, si possa portare il calcio in una dimensione sempre più vicina ai milioni di appassionati, senza intaccare l’autorevolezza dell’arbitro bensì fornendogli strumenti concreti di ausilio”.

In sintesi, la Federazione chiede agli arbitri di intervenire di più con l’on field review per evitare le polemiche.

Esigenza condivisa dallo stesso Gabriele Gravina, presidente della stessa FIGC, condivisa con il disegnatore arbitrale di Serie A, Nicola Rizzoli.

Come si è arrivati, però, a tutto ciò? La raccomandazione di essere più attenti al VAR è stata trasferita agli arbitri del bel paese pochi giorni dopo l’ultimo episodio rumoroso: il mancato rigore fischiato ad Arek Milik che ha portato all’ammonizione dello stesso calciatore per simulazione in Napoli-Lecce.

Il challenge funzionerà davvero?

Chissà. Ciò che è certo, però, è che riconoscere alle squadre il potere di azione significa consentire ad un allenatore l’azione di tutela al fine di consentire il depotenziamento delle recriminazioni nei post-gara che minano la credibilità della Serie A.

Tutto giusto. Se non fosse che al momento, la problematica principale non è il mancato utilizzo del VAR, bensì la sbagliata interpretazione data dai direttori di gara agli episodi controversi.

Che il challenge funzioni o meno, nemmeno gli astri possono dirlo. Di certo, però, serve andarci con i piedi di piombo per recuperare l’attendibilità persa agli occhi del mondo sportivo. Della serie: anche gli astri vanno in difficoltà tra VAR ed episodi dubbi.

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