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Matteo Gabbia: così il calcio va avanti

Lo sport dei sogni

I ragazzi che giocano al pallone sono tanti, il sogno è grande e sembra sempre lì alla portata. Il sogno non è vincere, ma giocare. Una volta qualcuno mi ha detto che per fare un campo bastano 4 felpe, è lì, alla portata. Tra i ragazzini che sono cresciuti con quella sfera sempre tra i piedi c’era sicuramente anche lui, Matteo Gabbia.

Oggi non si parla della sua breve carriera, non mi interessa ricordare a tutti dove ha giocato, cosa ha fatto e quanti minuti è rimasto in campo, non sono Transfermarket. No, oggi si parla di cosa sia il calcio, si parla dello sport più bello del mondo che va avanti. Molti dicono grazie alle magie dei campioni, i dribbling di Messi, i gol di Ronaldo. Nulla da togliere, ma qua si parla di qualcosa di più profondo.

Matteo Gabbia il milanista

Matteo Gabbia

Il sogno va avanti perché ad un certo punto dalla panchina del Milan si alzano 189 centimetri di cuore rossonero, si alza un tifoso che si ritrova con una maglia addosso, il numero, il nome sono i suoi, solo che non li ha fatti stampare lui. Matteo non è un neo arrivato, è qualche tempo che se ne sta lì in panchina, di fianco al suo amico Brescianini, con il piede e la testa sempre pronti. Lui il campo con quella maglia l’ha già sperimentato, in amichevole, in Europa League, ma la serie A dà altre sensazioni.

La tradizione prosegue, il calcio vive. Prima di lui altri si sono trovati nella stessa situazione, basti guardare a quel gigante col 99 sulle spalle che difende la porta. Proprio così, classe 1999, sembra che oramai ci siamo abituati a vedere questi ragazzotti esordire nel massimo campionato, forse abbiamo perso il senso e la potenza di questi fatti.

Il calcio vero

Il sogno vive perché Matteo è una realtà. Non è un campione, né un fenomeno, glielo auguriamo tutti certo, ma ora è solo una realtà. Non basta certo, ci vuole costanza e talento, ma il primo passo è fatto. Per chi sa cosa vuole è tutto quello che serve. Matteo sa bene che vuole quella posizione, ora che ci è arrivato non se ne staccherà facilmente. La concorrenza, nonostante le eccellenze in rosa non siano tante, è alta. Kjaer si è ben integrato, Musacchio la sa lunga ormai sulla serie A, non serve neanche parlare di quell’uomo che è diventato Alessio Romagnoli, il capitano.
Eppure, Gabbia sembra aver capito, che l’occasione va solo sfruttata al meglio e che a Milanello, persino questo Milanello che sembra una zona disastrata, le magie capitano spesso. Ma voi ve lo immaginate il momento in cui Mihaijlovic ha chiamato il presidente Berlusconi e gli ha detto “O mi fai schierare Donnarumma o mi cacci”? Io a pensarci ho i brividi. E qualche settimana fa, che quel ragazzo con la 98 ha esordito facendo piangere papà Paolo? Pelle d’oca. Ma sulla fascia chi c’è? Calabria, 1996, una settimana fa è sceso in campo per la centesima volta col rossonero cucito sul cuore.

La trappola è dietro l’angolo

Ecco solo un monito per Matteo Gabbia e per il club meneghino: attenzione a fretta e scarsa pazienza.

La prima porta a sprecare quanto si è fatto di buono e la seconda porta a non voler capire che sbagliando si impara. Non è solo il Milan a non dover avere scarsa pazienza, ma anche il giovane difensore; quando si arriva a certi livelli si vuole tutto e subito. Non arriverà Matteo, fidati, non ora. E non è solo lui a non dover avere fretta, a non voler strafare, ma anche il Diavolo a doversi ricordare che il mondo è frenetico, in fondo c’è un ragazzo del ’98 che alza da protagonista la coppa del Mondo, il prossimo è Gabbia, giusto?

No, la pazienza è tutto quando si parla di far crescere un giocatore. Senza quella produci una serie infinita di meteore, belle da vedere eh, ma lasciano poco.

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