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Il Mirò di Zizou

“Real Madrid – Barcellona” è stata per gli spagnoli ciò che per noi italiani avrebbe dovuto essere “Juventus -Inter”: la partita scudetto o, comunque, la gara che sul titolo qualcosa ti dice. Nei tempi del Covid-19, della confusione che regna tra gli organi di Stato e quelli sportivi, abbiamo dovuto fare del loro big match, il nostro big match: è stato uno spettacolo, una sfida d’altri tempi, l’apoteosi del madridismo e il Mirò di Zizou.

Il Real è tornato padrone

La Liga nella notte ha cambiato padrone, perché il Real, dato per morto dopo le sconfitte col Levante e il City, ha deciso di dover ricordare al mondo chi fosse. È tornato padrone del campionato essendo stato padrone di una partita emozionante, molto più emozionante di quanto possa dirci il tabellino.

Il Real ha vinto nettamente, nonostante due gol sporchi, quelli di Vinicius e Mariano. Il brasiliano, che diventerà un giocatore definitivo trasformandosi in un giocatore di scelta, l’ha messa dentro con un tiro deviato da Piquè, mentre il troppo spesso dimenticato Mariano Diaz l’ha colpita semplicemente male, ingannando Ter Stegen.

Nessuno ricorderà le traiettorie. Ciò che resta è la sincerità del risultato, un Clasico (il 180esimo, il 43esimo di Messi), che ci ha impressionato per il ritmo di gioco, figlio del risultatismo e non dell’estetica.

Il piatto è stato più importante della portata

C’è stata una qualità di gioco elevata, dovuta soprattutto alla rara confidenza col pallone che i 22 giocatori in campo portavano in dote, ma è passata in secondo piano. Il piatto è stato più importante della portata. Nell’anno in cui sia il Real che il Barça faticano in Europa, al titolo nessuno vuole rinunciare e l’abbiamo visto.

Il confronto è stato vero da calcio dei vecchi tempi, entrambe le squadre sono riuscite a mettere da parte le ansie che ne hanno caratterizzato le ultime settimane.

Hanno fatto calcio Real e Barcellona, a loro modo e in due maniere diverse. Gli uomini di Zidane hanno badato alla velocità, alla verticalità forsennata, alle ripartenze. I blaugrana si sono lasciati andare al solito possesso, ancor più compassato, ad un gioco d’attesa offensiva: quindi non aspettare l’avversario per rubare palla e ripartire, ma tenere palla ostinatamente per trovare un varco. Il calcio di Setien è una “U” ricalcata fittamente alla ricerca di una diramazione verso il centro.

Il risultato di questo specchiarsi tra due gemelli diversi è fatto di tanti errori, intercetti e transizioni a campo aperto. Per questo è stato un Clasico tra i più belli degli ultimi tempi.

Il Mirò di Zizou: ovvero il capolavoro di Zidane

È stato il Clasico dell’allenatore francese, lo ha vinto lui: il Mirò di Zizou, il suo capolavoro.

Zidane ha preferito Marcelo a Mendy, Vinicius a Bale, Isco alle spalle di Benzema. Ha giocato a coppie in fase difensiva, alla vecchia maniera, ognuno aveva il suo uomo.

È paragonabile a Mirò perché all’immagine ha preferito l’emozione, il punto di partenza per sconvolgere i piani tattici. Ha usato qualsiasi tipo di materiale, la tecnica, la ferocia, l’intuizione, il tatticismo e la velocità. Abbiamo visto un Real essenziale dal forte impatto visivo, fervido.

Quique Setien, invece, ha recuperato Jordi Alba e ha messo Vidal nei tre davanti, perché i suoi al momento dipendono dal cileno, l’unico capace di portare il pressing 20 metri più avanti.

La partita

Il Real è partito meglio ma ha fatto i conti col piede freddo di Kroos nei primi minuti. Così, mentre Ter Stegen poteva vantare guantoni puliti, Courtois ha dovuto disinnescare prima Arthur e poi Messi. Il resto del primo tempo ci ha restituito poche conclusioni e zero reti, frutto dello scontro tra la miglior difesa (Real) e miglio attacco (Barcellona) della Liga.

La ripresa ci ha trasportato in uno scenario diverso, come se gli uomini di Zidane avessero rimembrato tutte le volte in cui negli ultimi anni i blaugrana l’avevano fatta da padrone al Bernabeu.

Il secondo Real è stato un Real diverso, feroce, indemoniato. Poche volte abbiamo assistito allo spettacolo indecoroso di un Barcellona incapace di uscire dalla propria metà campo con maestria e serenità. 

Sono toccati gli straordinari a Ter Stegen, probabilmente per distacco il miglior portiere al mondo. La parata del tedesco su Isco al 55’ entra di diritto tra le più belle del 2020, ci resterà e potrebbe essere la più bella. Al portiere si è poi sostituito Piquè, pochi minuti dopo, mettendosi sulla linea ed evitando lo svantaggio, che avrebbe portato la firma proprio e ancora di Isco.

Il Real non è mai scemato

Il merito del Real, però, è stato quello di non scemare, di far si che il proprio impeto non si spegnesse andando a vuoto. I padroni di casa ne hanno ricavato rabbia e, parallelamente, lucidità.

Il piede di Kroos, finalmente caldo, ha innescato Vinicius con una palla poetica. L’ex Flamengo si è involato, l’ha messa sul secondo palo, vedendola entrare, però, sul primo, causa maldestra deviazione di Piquè. 

Non c’è stata la reazione del Barcellona, anzi il Barcellona è stato spazzato via dal ciclone Real. La sensazione è che i blaugrana siano una squadra spenta, molto più viva su i fasti del passato che nel presente. C’è stato uno scarto di motivazioni, velocità e disponibilità tra le due squadre in campo che né il gioco, né la tecnica avrebbero potuto colmare.

L’immagine del momento è stata quella di Messi, troppe volte stoppato, troppe volte sbadato e irruente per frustrazione. 

L’ha chiusa Mariano Diaz, entrato al posto di Benzema, era fuggito sulla destra per rubare secondi, ha rubato il tempo a terzino e centrale, l’ha colpita male, ha trovato il gol.

Partita al Real, non poteva essere altrimenti.

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