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Uscita palla a terra, si o no?

L’introduzione della nuova regola sulla rimessa dal fondo ha portato con sé un alone di stupefacenza e scetticismo rispetto ad un nuovo modo di concepire la costruzione dal basso dell’azione. 

Habemus Guardiolismo?

Oramai sono passati 6 mesi dall’introduzione di suddetta regola e sembra possibile poter tirare le somme rispetto ad una innovazione che avrebbe dovuto rivoluzionare il modo di concepire le ripartenze difensive. La tanto attesa rivoluzione c’è stata? Non proprio.

Con questa nuova regola tutte le squadre si sono magicamente trasformate nel Barcellona di Guardiola? Per niente.

Uscita palla a terra, si o no?

É doveroso fare una precisazione, per quanto ridondante possa sembrare. Sebbene la costruzione dal basso con l’introduzione di uno (vedasi il Manchester City di Guardiola) o due difensori in area di rigore possa sembrare un’arma a vantaggio della squadra in possesso palla, non sono da sottovalutare il fattore pressing della linea d’attacco avversaria e le singole caratteristiche tecniche degli interpreti.

Uscita palla a terra, si o no?

É pazzesco solo pensare che tutte le squadre avrebbero potuto giovare dell’introduzione di questa nuova regola. Il nostro campionato ne è un esempio. 

Cosa è cambiato?

Fino all’anno scorso le squadre che risiedevano alacremente nella parte destra della classifica, sia per mancanza di materiale umano sia per allenatori dalle idee tattiche diametralmente opposte, difficilmente decidevano di gettarsi in una ripartenza difensiva rischiando di perdere palla e di subire un contropiede fulmineo che li avrebbe puniti. Squadre come Genoa, Chievo e Udinese non avrebbero mai rischiato la giocata, se non in situazioni di squadre lunghe con zero possibilità di pericolo offensivo. 

Quest’anno invece, per via dello sdoganamento del calcio liquido e della trazione offensiva che deve però sempre partire dal basso, le carte in tavola sono cambiate. Le squadre tutte (più o meno) hanno deciso di sfruttare questa nuova regola, magari acquistando dei palleggiatori capaci da piazzare in cabina di regia e tra i due centrali di difesa a cui viene imputato il compito di far ripartire l’azione.

Questa nuova propensione al palleggio però non è affare da tutti. Le buone intenzioni non sempre si traducono in comportamenti virtuosi, soprattutto se i movimenti dei difensori e dei centrocampisti risultano sterili nell’aprire varchi in mezzo al campo in cui scaricare palla e provare la ripartenza. 

Dunque..

In parole povere, se gli interpreti sono troppo impauriti dall’azzardare la giocata nello stretto e dal pressing asfissiante degli attaccanti, la costruzione dal basso (come ovvio che sia) si trasforma in un grande pericolo.

Le squadre che già puntavano forte sulla costruzione dal basso, con l’introduzione di questa regola, hanno un’arma in più per attirare la pressione e allungare l’avversario di turno, che inevitabilmente avrà più campo da coprire. Ma le squadre in difficoltà con il fraseggio sostenuto della linea difensiva di certo non trarranno alcun beneficio ma continueranno con il solito rilancio lungo in modo da allontanare il più possibile il pericolo avversario.

Cambia il calcio o torniamo al passato?

Sostanzialmente si è ad un bivio: continuare imperterriti ad inseguire un’idea di calcio vecchia e ritrita (il rinvio lungo del portiere) o cercare di sfruttare al meglio questa nuova regola e reinventarsi in nuove situazioni tattiche? 

La risposta non è ovvia, però finora nel campionato italiano anche le squadre da sempre più avvezze ad uno stile di gioco più tradizionalista stanno effettuando – con le dovute tempistiche – questa transizione. 

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