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118 anni di storia Real: il club più grande al mondo

“L’esperienza mi dice che ogni allenatore che si rispetti deve allenare il Real Madrid almeno una volta nella sua vita. È il club più grande del mondo, un’esperienza bellissima, quasi unica. Quello che succede a Madrid non accade in nessun’altra squadra. I tifosi che ha in qualsiasi parte del mondo sono tantissimi. Ti aspettano ovunque, in hotel, all’aeroporto… È un’esperienza unica che vale la pena vivere. Anche quando ti mandano via”. Carlo Ancelotti.

Quest’oggi ricorrono 118 di storia Real. Era il 6 marzo 1902 il giorno in cui venne fondata la Casa Blanca de Madrid. È quanto mai doveroso in questo giorno omaggiare la gloria del Real Madrid, e lo faremo tramite alcune pietre miliari della storia personale Merengue, e più dello sport in generale. Prima di iniziare questo percorso romantico che attraversa tutto il XX secolo fino agli ultimi indimenticabili successi, è d’obbligo fornire alcuni accenni fondamentali riguardo la struttura societaria. Real Madrid Club de Fútbol, abbreviato in Real Madrid, è il nome per esteso della società, una polisportiva composta, oltre che dalla citata sezione di calcio, anche da una cestistica legata al basket, anch’essa dal ricco palmares. Ulteriore dimostrazione della grandezza della Casa Blanca.

Fondazione

La società nasce a Madrid il 6 marzo 1902, col nome di Madrid Club de Futbol, sulle ceneri della prima squadra di calcio spagnola della storia, fondata da studenti iberici provenienti da quell’Inghilterra che un tempo era la grande nemica. Figure importanti in questo senso furono Julián Palacios e Juan Padrós, promotori del progetto e primi due presidenti del sodalizio. Dopo la conquista delle edizioni 1905-1906-1907-1908 della Coppa del Re, dato che in Spagna non esisteva ancora un campionato nazionale, il Madrid partecipò quindi al torneo regionale, in cui ottenne 18 vittorie in totale. Le Merengues nel 1917 vincono il quinto trofeo in Coppa del Re. Finalmente nel 1928 inizia il campionato nazionale. Il primo titolo arriva al termine dell’edizione 1931-1932 sotto la guida tecnica di Lippo Hertzka, ed è seguito dal secondo l’anno successivo. Una squadra “regina del calcio” come si può notare dalla corona sullo stemma, assegnatale, nel 1920, da Re Alfonso XIII di Spagna insieme al titolo nobiliare di “Real”. E come se fosse già scritto in qualche profezia, con il tempo la Casa Blanca ha effettivamente raggiunto lo status di regale di regina, segnando dal secondo dopoguerra in poi la storia stessa del calcio.

118 anni di storia del Real Madrid, il club più grande del mondo.
Madrid Club de Fùtbol, 1905.

Santiago Bernabéu

Momento cardine nella storia madrilena è l’elezione a presidente nel 1943 dell’ex giocatore Santiago Bernabéu, il quale reputa l’attuale stadio di Chamartìn decisamente inadeguato per le sue idee di espansione. 15000 posti a sedere non possono essere sufficienti per il progetto di Bernabéu: far diventare il Real Madrid la squadra più importante del mondo. Decide quindi che la costruzione di un nuovo stadio sia il punto di partenza per la scalata verso l’empireo, cosa ancora oggi valida per chi sogna in grande. L’impianto, situato sempre a Chamartín, venne inaugurato 14 dicembre 1947 e ribattezzato stadio Santiago Bernabéu il 4 gennaio 1955. Negli stessi anni venne realizzata anche la Ciudad Deportiva, pensata affinché i giocatori potessero allenarsi senza logorare il manto dello stadio. Infine, intraprese la strategia ambiziosa di acquistare giocatori di classe mondiale provenienti dall’estero, quali l’argentino Alfredo di Stéfano e l’ungherese Ferenc Puskás, costruendo la prima vera squadra multinazionale al mondo. Non è un caso che il più amato presidente della storia delle merengues sia stato anche tra i promotori più attivi per quanto riguarda l’organizzazione di una competizione europea per club. Fu proprio lui, nel corso dello storico summit lanciato da Gabriel Hanot nel 1955, a convincere i vertici delle due federazioni di Fifa e Uefa a dare vita al torneo in questione. L’incontro si tenne all’Hotel Ambassador di Parigi e diede vita ad una “mutuazione” della precedente Coppa Latina (torneo riservato a squadre di Francia, Spagna, Portogallo e Italia, e che il Real Madrid si aggiudicò nel 1954 e nel 1957): la Coppa dei Campioni. Un vero e proprio precursore sotto tutti gli aspetti.

118 anni di storia del Real Madrid, il club più grande del mondo.

1955: la prima storica Coppa dei Campioni

Il quarto campionato nazionale vinto nel 1954 consentì al Real Madrid di poter disputare la prima edizione della Coppa dei Campioni, la cui finale si sarebbe disputata a Parigi. La Casa Blanca debuttò in Coppa Campioni contro il Servette, partita vinta 2-0 in trasferta, quindi si fece strada eliminando gli svizzeri e il Partizan, dopo una partita di ritorno sofferta e persa 3-0 passata alla storia come «el partido de la nieve». Forte del 4-0 ottenuto a Madrid, il Real si presentò a Belgrado e, nonostante la tempesta di neve che aveva investito la città nei giorni precedenti, il presidente Bernabéu decise di far giocare ugualmente i suoi. A differenza delle meregues, i giocatori del Partizan non soffrirono il terreno ai limiti della praticabilità andando subito in vantaggio e dominando la partita. Fu assegnato un rigore al Real Madrid, ma Héctor Rial scivolò al momento di calciare e spedì la palla sul fondo. Nel finale dell’incontro, Di Stéfano aiutò la squadra in difesa e il Real si qualificò nonostante la netta sconfitta. In seguito i Blancos eliminarono il Milan in semifinale e accedettero alla finale di Parigi contro lo Stade de Reims di Raymond Kopa, stella del calcio francese. Il Real Madrid soffrì per tutta la prima frazione di gioco, fin quando Di Stéfano e i suoi alzarono il baricentro permettendo così al club di vincere in rimonta la prima edizione della Coppa dei Campioni. Le successive quattro edizioni della competizione videro sempre la Casa Blanca trionfare, grazie al continuo innesto di campioni come Puskàs in rosa da parte di Bernabéu.

118 anni di storia del Real Madrid, il club più grande del mondo.
Alfredo Di Sefano con il Real Madrid, 1959.

La generazione Yé-yé

Innanzitutto cosa significa Yé-yé? Non è altro che la spagnolizzazione delle parole “Yeah, yeah, yeah” derivanti dal coro che i Beatles intonavano nella loro “She loves you”. Con il movimento Hippie e Rock in piena espansione, Marca pubblicò una foto di quattro componenti del Real Madrid impersonare giocosamente i ragazzi di Liverpool. La squadra era capitanata da Francisco Gento, trait d’union tra la generazione precedente pentacampione in Coppa dei Campioni e la nuova rampante scuderia di puledri. La rosa era interamente spagnola e dominarono per tutti gli anni ’60 entro i confini nazionali, tornando poi al successo europeo nel 1966. La trasformazione generazionale vide un momento cruciale quando venne nominato nuovo allenatore della squadra Miguel Munoz, già capitano del Real campione nel 1957 e 1958 in Coppa Campioni. Operato il ricambio in campo con nuovi talenti provenienti direttamente dalla Cantera e da altre parti della penisola iberica come Pachín, Pedro de Felipe, Manuel Sanchís Martínez, Pirri, Amancio Amaro, Manuel Velázquez il Real dominò la Liga vincendo 9 volte il titolo in una decade. Per tornare al successo in Coppa i Blancos hanno però dovuto prima arrendersi due volte in finale: la prima nel 1962 contro il Benfica di Béla Guttmann, la seconda con l’Inter di Herrera nel 1964. Quando l’anno seguente riuscirono a riguadagnarsi la finale, questa volta contro il Partizan, finalmente ottennero quel successo così familiare per le meregues, battendo i serbi per 2-1 all’Heysel Stadium di Bruxelles.

118 anni di storia del Real Madrid, il club più grande del mondo.
fotografia pubblicata su Marca prima di Levante-Real Madrid.

La Quinta del Buitre

La nuova leva calcistica madrilena nasce nel nome di Emilio Butragueno, nativo di Madrid, cresciuto nella Cantera, trascinatore del Castilla dal 1981 all’esordio nel Real nel 1984, di cui sarà simbolo fino al 1995. Oggi dirigente del club e direttore delle relazioni istituzionali del Real Madrid. La Quinta del Buitre, che in italiano è traducibile come “la Leva dell’avvoltoio”, è la generazione di calciatori che ha seguito l’estinguersi degli Yé-yé, dopo il decennio degli anni ’70 magro di successi. Insieme a Butragueno la Quinta contava tra le sue fila giocatori come Miguel Pardeza, Manolo Sanchís, Míchel e Martín Vázquez, ai quali si aggregò nel 1985 il messicano Hugo Sanchez. Memorabili le combinazioni tra il Buitre e Hugogol. Sánchez non giocava sul campo, lui si muoveva in aria. Adorava la chilena, il modo più appariscente ed ostentato di segnare un gol. A partire dal debutto in prima squadra del primo fino all’esordio di tutti gli altri, hanno conquistato un totale di sedici titoli, due Coppe UEFA, sei campionati spagnoli – di cui cinque consecutivamente – tre Coppe di Spagna, quattro Supercoppe spagnole e una Coppa di Lega spagnola. Successivamente, Sanchís, come unico membro rimasto di quella generazione, ha vinto altri sei titoli tra cui due Coppe dei Campioni, titolo che mancò al gruppo. A partire dal debutto in prima squadra del primo fino all’esordio di tutti gli altri, hanno conquistato un totale di 16 titoli, 2 Coppe UEFA, 6 campionati spagnoli – di cui 5 consecutivamente – 3 Coppe di Spagna, 4 Supercoppe spagnole e una Coppa di Lega spagnola. Essendo più di due decenni che il Real Madrid non riusciva a tornare sul trono d’Europa, ed avendo fallito anche con la Quinta del Buitre, Sanchís, come unico membro rimasto di quella generazione, decise di proseguire con la camiseta blanca. Fu l’unico della Quinta a giocare con il Real Madrid per tutta la carriera e l’unico della Quinta a vincere la Coppa dei Campioni con il club, per due volte, nel 1997-1998 e nel 1999-2000.

118 anni di storia del Real Madrid, il club più grande del mondo.
El Buitre in azione contro la Juventus in Coppa dei Campioni, 1986.

Los Galácticos

All’alba del nuovo millennio viene eletto presidente del Real Madrid Florentino Pérez, il quale inaugura un ritorno ai fasti del passato tramite campagne acquisti faraoniche e l’inizio della politica de Los Galácticos. Il primo ad inaugurare la nuova corte di Madrid fu Zinedine Zidane nell’estate del 2001 per la cifra di 150 miliardi di lire, il più costoso trasferimento di sempre allora. Il francese si dimostra grandissimo protagonista nella stagione dei madrileni, culminata con la sua magnifica e decisiva girata volante nella vittoria per 2-1 contro il Bayer Leverkusen nella finale di Champions League 2002. I risultati ottenuti incoraggiano Florentino a proseguire con la sua politica improntata all’acquisto dei migliori calciatori in circolazione. Infatti arrivarono nell’estate del 2002 Ronaldo dall’Inter per la somma di 45 milioni di euro, Beckham nel 2003 per 35 milioni e Michael Owen nel 2004 per 17 milioni di euro. Inoltre, già dal 2000 i Blancos potevano contare su Luis Figo, vero e proprio caso calcistico-nazionale, essendo stato prelevato dai rivali del Barcellona. Ma soprattutto il Real Madrid di quegli anni è Raul Gonzalez Blanco, anch’egli trait d’union tra la generazione della Quinta del Buitre e Los Galácticos come lo fu Gento tra i Pentacampioni e Yé-yé. Attualmente tecnico del Real di Castilla, Raul è la degna incarnazione dello spirito del Buitre, divenuto nei sedici anni di militanza in camiseta blanca un’autentica bandiera del popolo madrileno. Detiene il record di presenze con 741 e, con 323 reti, è il secondo miglior marcatore nella storia del club, dietro a Cristiano Ronaldo, nonché il terzo miglior marcatore delle competizioni UEFA per club con 77 reti. Malgrado la politica dei Galácticos la squadra, dopo il doloroso esonero di del Bosque, sollevato dall’incarico meno di ventiquattr’ore dopo la vittoria della Liga al termine della stagione 2003, vive un triennio di insuccessi. Nel 2006 Pérez è costretto a lasciare la presidenza a Ramón Calderón, sotto la cui gestione il Real Madrid, allenato dal rientrante Fabio capello, si aggiudica nuovamente il campionato nel 2007.

Florentino Perez tra i “suoi” Galacticos.

I fasti odierni: la Décima

Nel 2009 Florentino Perez, incapace di lasciar andare il suo purosangue, torna a ricoprire la carica di presidente e lo fa regalando al popolo meregues il fuoriclasse del Manchester United Cristiano Ronaldo. Sborsati la bellezza di 94 milioni di euro per strappare il portoghese ai Red Devils, record assoluto degli anni 2000. La sua presentazione ufficiale, il 6 luglio allo Stadio Santiago Bernabéu, è seguita da 80 000 tifosi. Una vera attrazione arrivata in città. Con una squadra costruita su di lui, nuovi talenti emergenti come Benzema, Modric, Di Maria, Bale subito accaparrati e un allenatore capace e sapiente come Ancelotti, la tanto agognata décima non poteva tardare troppo. E non avrebbe potuto esserci avversaria migliore su cui imporsi sul trono d’Europa dopo anni di inseguimento: l’Atletico di Madrid. Finale di Champions League 2014 a Lisbona. La partita vide il Real Madrid imporre un ottimo gioco ma l’Atlético, nonostante l’abbandono del campo da parte del proprio attaccante Diego Costa dopo soli 9′ a causa di un infortunio muscolare, riuscì a passare per primo in vantaggio al 36′ grazie ad un colpo di testa di Diego Godín. L’uruguagio mise il pallone in rete approfittando dell’uscita a vuoto dello storico portiere Blancos Iker Casillas. Nel secondo tempo l’Atlético del Cholo Simeone si chiuse in difesa mentre il Real provò il tutto per tutto. Il disperato pareggio avvenne solamente al 93′, grazie al calcio d’angolo di Luka Modrić che venne impattato dall’incornata di Sergio Ramos in rete, portando il match ai tempi supplementari. Con l’inerzia tutta dalla parte delle meregues al 110′ le sorti della partita si rovesciarono con il Real che passò in vantaggio grazie al colpo di testa di Gareth Bale, abile nell’insaccare in rete una respinta di Thibaut Courtois, avvenuta in seguito ad una fantastica azione di Ángel Di María. Dopo il 2-1. Il contraccolpo sia fisico che psicologico portarono alla debacle totale dell’Atletico. Il risultato definitivo 4-1. Il Real Madrid poté finalmente sollevare al cielo la décima. Per la squadra fu il decimo trionfo nella manifestazione, al quale seguirono poi in rapida successione la Champions 2016, 2017 e 2018. Non serve dire che il record di trionfi nelle competizioni internazionali appartenga al Real Madrid Club de Fútbol, lo si percepisce.

La Décima del Real Madrid, 2014.

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