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Bill Shankly: il vecchio cuore pulsante dei Reds

Bill Shankly, vecchio cuore pulsante Reds: nel giorno del 128esimo anniversario della fondazione del Liverpool Football Club riecheggiare l’impresa di Istanbul, o i recenti successi marchiati Klopp, ci appare piuttosto ridondante. In particolar modo per i giovani lettori che hanno negli occhi ben impresse le gesta di Salah, Mané & Co. Vorrei per questo motivo riportare alla memoria di tutti gli appassionati di sport la figura più emblematica e identitaria che il Liverpool FC possa vantare. Il Ferguson dei Reds, tanto per capirci. E tale è stata l’impronta di questo personaggio sul club da meritare una statua di fronte al museo della squadra, proprio come Sir Alex davanti all’Old Trafford. Come avrete intuito dall’incipit stiamo parlando di William “Bill” Shankly.

«Molte persone credono che il calcio sia una questione di vita o di morte, io non concordo con questa affermazione. Posso assicurarvi che si tratta di una questione molto, molto più importante.»     
Cit. di Bill Shankly sul calcio.

Le origini di Bill

William Shankly, così come altri due leggendari allenatori britannici, Matt Busby e Jock Stein, nacque in un piccolo villaggio minerario, Glenbuck, fra le confinanti regioni scozzesi dell’Ayrshire e del Lanarkshire. Fu sempre orgoglioso delle sue umili origini e ciò lo portò quasi per inerzia gravitazionale ad essere molto vicino ai ragazzi della Kop, la mitica gradinata dei supporters degli inglesi del Liverpool. La Kop già allora era composta per la stragrande maggioranza da membri della classe operaia che ogni giorno conoscevano la fatica del lavoro nelle fabbriche o nei cantieri navali della città. «Sono un uomo del popolo» amava ricordare, «solo il popolo mi interessa».

Bill era il più giovane di cinque fratelli, poi divenuti tutti calciatori professionisti. Anche suo fratello Bob fu un allenatore di successo, riuscendo a condurre nel 1962 il Dundee alla vittoria nel campionato di Scozia. Tutti i fratelli Shankly fecero parte del Glenbuck Cherrypickers, famoso all’epoca per essere un serbatoio di talenti che diede numerosi giocatori al calcio professionistico e alla Nazionale scozzese. Lo stesso Bill Shankly esordì nel 1938 con la sua Nazionale, collezionando 5 presenze fino al 1943.

Paradossalmente, egli non fece mai parte della prima squadra dei Cherrypickers, poiché selezionato nel 1932 da alcuni osservatori inglesi alle dipendenze del Carlsile Utd, squadra allora militante nella Division One. L’anno seguente venne ingaggiato per 500 sterline dal Preston North End. Indossando la maglia bianca del club giocò praticamente tutta la sua carriera nel ruolo di mediano destro, conquistando due finali di Coppa d’Inghilterra, nel 1937 e 1938, riuscendo a portare a casa il trofeo in quell’ultima edizione.

Shankly con la divisa del Preston N.E.
Bill Shankly con la divista del Preston North End nel 1937

Dopo il ritiro subito sulla panchina

Finita la seconda guerra mondiale rientrò per qualche stagione al Preston North End, prima che nel 1949 il Carlisle gli offrisse il ruolo di allenatore della prima squadra. Lì bebbe inizio la sua carriera di manager che si sarebbe evoluta velocemente attraverso formative tappe intermedie quali: Grimsby, Wortkington e Huddersfield. Nell’ottobre del 1959 l’allora presidente del Liverpool Football Club Tom Williams era in cerca di un nuovo allenatore per la sua squadra, reduce da un quinquennio da incubo. Venuto a sapere di voci riguardanti un giovane e capace manager emergente, prese parte personalmente come osservatore insieme al dirigente Harry Latham.

Attraversarono i monti Pennini fino a Cardiff, per vedere all’opera l’Huddersfield di Shankly contro i gallesi padroni di casa, in un match di Division Two. Al termine della partita avvicinarono il tecnico scozzese e fecero la loro mossa offrendogli la panchina del Liverpool. Shankly non tentennò neppure un istante. Dopo le dimissioni richieste dal club a Phil Taylor, l’allora tecnico dei Reds, il primo dicembre del 1959 avvenne l’annuncio ufficiale della firma per 2.500 sterline l’anno. Il suo arduo, quanto mai stimolante, incarico sarebbe stato risollevare le sorti del Liverpool, che ormai da anni viveva nell’ombra dell’Everton. Dopo il primo match di campionato che vide il Liverpool soccombere 4-0 di fronte al Cardiff City, Shankly si convinse definitivamente che erano necessari dei correttivi alla rosa. Stilò dunque una lista di 24 giocatori che non rientravano nei suoi piani. In meno di un anno tutti avrebbero lasciato Anfield.

Ritorno del Liverpool in Division One

Il manager attuò un paziente lavoro di ricostruzione della squadra partendo dai giovani del vivaio e inserendo elementi di talento. Uno di questi giovani talenti fu il 19enne Roger Hunt, anche lui attaccante, destinato a fare la storia del Liverpool negli anni. Segnò la bellezza di 21 reti nella sua stagione d’esordio. Pian piano il grande disegno di Shankly cominciò a prendere forma: «Il Liverpool era fatto su misura per me e io ero fatto su misura per il Liverpool. Anfield è il mio monumento», avrebbe ricordato. Bill fu uno dei primi maniaci della preparazione fisica, tanto da dichiarare con quel suo meraviglioso umorismo scozzese: «Quando morirò, voglio essere l’uomo più in forma di tutto il cimitero».

Per questo motivo sottoponeva i suoi ragazzi ad allenamenti massacranti, i quali davano però senza dubbio un vantaggio sull’avversario in campo. Dopo Roger Hunt, lanciò in prima squadra un altro giovane promettente, Ian Callaghan, ma c’era ancora molto lavoro da fare, la ricostruzione era appena iniziata e necessitava almeno di un paio d’anni. Shankly completò la squadra con giovani ignorati dai club più blasonati e cominciò a lavorare su di loro, plasmandoli a suo piacimento. Sfiorata la promozione nel 1961, il Liverpool finalmente salì fra i grandi un anno dopo, grazie all’inserimento nell’organico dell’attaccante Ian St. John e il difensore Ron Yeats, entrambi scozzesi. Il primo dei due fu subito ribattezzato dalla Kop The Saint per i tre goal segnati all’Everton nella sua prima apparizione in maglia dei Reds.

«Quando non ho niente di meglio da fare, do un’occhiata alla parte bassa della classifica per vedere come se la sta cavando l’Everton».   
Cit. di Bill Shankly

Escalation di successi anno dopo anno

Con l’approdo nella massima serie del Liverpool nel 1963, il caso volle che la band “Gerry and The Pacemakers” decise di fare una cover della Hit americana “You’ll never walk alone” cantata quando da Elvis, quando da Frank Sinatra. Quell’estate Gerry Marsden, leader della band, regalò una copia del singolo a Shankly, il quale se ne innamorò subito perdutamente. Piacque talmente tanto al manager del Liverpool che i reporter dell’epoca al seguito della squadra mandarono un messaggio alle rispettive redazioni: quella musica sarebbe presto diventata l’inno dei Reds. Poco più tardi, nel 1965, il telecronista della BBC Kenneth Wolstenholme, probabilmente inconsapevole della portata storica di quel momento, con intuito geniale decise di restare in silenzio e ascoltare la Kop. Cantare You’ll never walk alone durante la partita con il Leeds fu la più autentica dichiarazione d’amore dei tifosi verso i propri beniamini. Brividi. E l’inizio di un mito.

Trascorsa la prima stagione di ambientamento nella Divion One senza distinguersi particolarmente, Shankly condusse i suoi ragazzi al titolo l’anno seguente nel 1964, il primo dal 1947. I Reds esibivano un calcio rapido e divertente, fusione di passaggi corti e discese libere sulle fasce, tipiche del gioco britannico. In brevissimo tempo riuscirono a riconquistare l’affetto del pubblico, che tornò a gremire gli spalti di Anfield. In quegli anni ’60 Liverpool era la città che aveva dato origine al fenomeno musicale dei Beatles, ormai dilagato in ogni angolo del globo. I Reds non potevano che adeguarsi al nuovo status cittadino, andando a imporre la loro supremazia in Inghilterra e in Europa.

La prima esperienza in Coppa Campioni nel 1965 fu sorprendente. Il Liverpool si fermò solo in semifinale contro la grande Inter del mago Herrera dopo aver prevalso all’andata per 3 a 1 sui nerazzurri, al ritorno i Reds subirono la clamorosa rimonta di Mazzola e compagni che ebbero la meglio per 3 a 0. La stagione non fu comunque grama grazie alla conquista della FA Cup, la prima nella storia dei Reds, nella finale di Wembley contro il Leeds. Ad essa seguì, l’anno successivo il settimo titolo inglese, la terza Charity Shield consecutiva e la prima finale europea, quella di Coppa delle Coppe, persa, purtroppo per Shankly e i suoi ragazzi, per 2-1 contro il Borussia Dortmund.

Shankly in posa nel 1966
Shankly e i suoi ragazzi in posa con i trofei conquistati nel 1966.

L’ultima corsa di Shankly e la sua eredità

Molti giocatori di quel Liverpool stavano cominciando la parabola discendente della propria carriera. Shankly decise di ricorrere così al mercato nella stagione 1966-67 che non portò alcun successo ai Reds, cominciando una sorta di ristrutturazione organica della squadra. Ancora una volta Bill fu in grado di individuare i giocatori più funzionali per lui. Su tutti il diciannovenne Emlyn Hughes e il portiere Ray Clemence. La politica di rinnovamento andò avanti per altri anni, durante i quali il Liverpool rimase all’asciutto di successi. Ma Shankly era consapevole di ciò che stava facendo rinnovando la squadra per tornare ai vertici e consolidarsi.

Fu necessario attendere il 1973 per vedere nuovamente i Reds vincitori del campionato. L’anno precedente era sbarcato ad Anfield Kevin Keegan, ingaggiato dallo Scunthorpe United per la somma di 35.000 sterline e nominato in seguito il miglior giocatore inglese della decade. Nel 1972-73 il Liverpool conquistò l’ottavo titolo della sua storia e Keegan fu l’interprete principe della stagione. Oltre al campionato, però, quella stagione coronò finalmente il sogno di Shankly, regalandogli il tanto agognato trionfo europeo. I Reds si aggiudicarono la Coppa Uefa sconfiggendo in finale il Borussia Mönchengladbach e facendo di Bill Shankly il primo manager a condurre una squadra inglese al successo in campionato e in Europa nella stessa stagione.

Dopo essersi aggiudicato anche la FA Cup del 1974 contro il Newcastle con un secco 3-0, mentre i suoi ragazzi festeggiavano nello spogliatoio si racconta che Bill se ne stesse da solo in un angolo a meditare la sua prossima mossa. Il 12 luglio 1974 durante una conferenza stampa, Shankly prima annunciò l’acquisto di Ray Kennedy dall’Arsenal, poi lasciò la parola al presidente John Smith che lesse un comunicato: «É con grande rammarico che devo informarvi che mister Shankly ci ha avvertito che intende ritirarsi dalla carica di allenatore». I giornalisti presenti pensarono all’ennesimo scherzo di “Shanks”, ma era tutto vero. Era ormai una leggenda vivente, l’uomo che aveva creato quella formidabile squadra dal nulla.

Shankly e la sua eredità
Shankly in posa con la sua ultima squadra nel 1974.

«Ci sono solo due squadre di calcio nel Merseyside: il Liverpool e le riserve del Liverpool».
Bill Shankly

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