Sans-serif

Aa

Serif

Aa

Font size

+ -

Line height

+ -
Light
Dark
Sepia

Il ritratto di Ayrton Senna

Ci fu un giorno in cui si capì che il sole – una volta tanto – stava spuntando su qualcosa di nuovo, un casco giallo, su un ragazzino brasiliano che i rivali conoscevano come Ayrton Senna da Silva e come il più veloce fra tutti loro. 

Quando apparve sui kartodromi d’Europa fu un terremoto: Ayrton era diverso. Il giovane pilotava con uno stile personale: inventava, aveva grinta e talento, un pò d’Italia nel sangue e nel mezzo meccanico. Furono trionfi ovunque, ma la soddisfazione più bella – il Titolo Mondiale – non arrivò, perché il destino è curioso e aveva già scelto per Ayrton vette più importanti.

L’Inghilterra e i suoi campionati addestrativi

Il cavallo di razza si vede dallo scatto in partenza e Ayrton brucia le tappe: vince con il record di affermazioni il Campionato di Formula Ford. In Formula3 la sua Ralt-Toyota disegna traiettorie perfette e la concorrenza è piegata, resta ammutolita ma rispettosa; sa che è stata battuta da un grande del domani, un pilota che forse entrerà nella storia.

La Toleman è la scuderia ideale per iniziare la sua avventura mondiale: non ha mai ottenuto molto nel passato ma è un team solido e adattissimo per fare esperienza. La Formula1 è un sogno conquistato. 

Ma Senna sa che è un mondo ben lontano da quello che la gente immagina e dall’automobilismo che lui sognava da bambino, più legato all’uomo, meno freddo, meno scientifico.

Ma è ugualmente sisma

Nella storia delle ultime stagioni della Formula1 nessuno aveva mai debuttato come Senna. Quando Ayrton sale in macchina scompaiono i piloti al computer, i ragionieri; la Toleman non è né la McLaren né la Ferrari, è semplicemente una vettura media che vola e Senna le offre tutto sé stesso. 

La stella sta luccicando e il grande giorno della consacrazione arriva a Montecarlo. Nel 1984 sul circuito del Principato la pioggia cade copiosa, inzuppa l’asfalto, rende precario il controllo di guida; il pilotare diventa un’arte senza la quale si alza bandiera bianca. 

Ayrton rimonta come un forsennato nei confronti di Prost, rosicchia secondi su secondi ad ogni passaggio. Ormai la McLaren è nel mirino della modesta Toleman. Jacky Ickx, per l’occasione direttore di corsa, decide all’improvviso di sospendere il Gran Premio quando Senna è a un passo dal trionfo. 

Nessuno intimorisce Ayrton Senna

Questa è una qualità che i giovani apprendisti raramente possiedono, il brasiliano ragiona già da campione. Con la Lotus nel 1985 sono dolori per tutti, e proprio quando le condizioni si fanno difficili. 

Estoril è come Montecarlo: se ne accorge Prost e a poco a poco gli altri protagonisti del Mondiale che vengono piegati. É il primo trionfo, la prima vittoria, il primo urlo liberatorio. 

In sedici corse Senna ha ottenuto più di qualsiasi altro pilota della sua epoca: un primo posto, un secondo e due terzi. E la Lotus, sebbene splendida nella sua livrea nera, non è la migliore monoposto del lotto, è chi la guida che ha un qualcosa in più: lo stile, la meticolosità della messa a punto, la sicurezza di non temere nessuno – a volte scambiata per impertinenza e presunzione. Ayrton non è più l’uomo del futuro, è già calato nel presente.

In quell’anno arriva 4° nel Mondiale vincendo anche a Spa e dimostrandosi il più veloce in prova. Sono sette le sue pole-position. Vederlo guidare in qualifica si trasforma in un appuntamento irrinunciabile. 

Nel 1986 il bottino di pole viene incrementato, sale a otto primi posti in prova e in corsa le vittorie sono due. Diventa il pilota principe del mercato.

L’anno della svolta

Nel 1987 la Honda arriva alla Lotus proprio per potersi servire di Senna che l’anno dopo verrà girato alla McLaren. I trionfi in quell’anno sono due: a Montecarlo e a Detroit. Ayrton sale sul terzo gradino del podio del Mondiale. L’avventura con una delle case più gloriose della Formula1 si conclude bene, così com’era iniziata. 

Ma l’ora della verità sta giungendo, il momento del confronto alla pari con il dominatore delle ultime stagioni: Alain Prost, pilota freddissimo e veloce. La McLaren attende a braccia aperte Ayrton considerato il re delle pole-position. Nel 1989 giungerà anche il primato storico con l’abbattimento del record di Jim Clark. 

Gli amori

Senna è geloso nel mostrarsi interamente, il suo privato è un segreto da custodire. C’è posto per i soliti amici, per gli affetti reali, ma è chiaro che la velocità è più di una parentesi. 

Per rilassarsi Ayrton si diverte con gli aereomodelli, è un maestro delle evoluzioni. Guarda il cielo con gioia, l’azzurro come un qualsiasi ragazzo che vuole ancora sognare. Sono i momenti spensierati di una vita che è già speciale. 

É un testardo Ayrton, lui nato gracile a poco a poco potenzia il proprio fisico: è un lavoro duro che assorbe molte ore della giornata. I luoghi del riposo consegnano alla Formula1 un atleta vero.

Il ragazzo affronta le crisi, ci si butta a capofitto, sa che è questo l’unico modo per crescere per trasformarsi in nuovo. 

Le donne lo corteggiano ma Senna – già scottato da una precedente fallimentare esperienza matrimoniale – insegue una compagna che possa donargli una serenità non sempre presente, una donna con cui condividere il quotidiano, i trionfi e le amarezze. 

Il campione

L’urlo è felicità, liberazione: l’urlo è vittoria. É l’obiettivo di una carriera, di una vita, di una scelta. É per questo che nessuno dei 41 trionfi di Senna in Formula1 ha avuto l’aspetto scontato di semplici primi posti, già previsti, già messi in programma. É ciò che distingue Ayrton dagli altri grandi. 

In ogni affermazione del brasiliano c’è magia, c’è il fatto eccezionale, c’è la sofferenza, c’è l’uomo che diventa di gran lunga superiore alla macchina, il campione che sovverte le regole codificate. É come se per Senna la vittoria fosse un imperativo categorico, un valore morale.

A Suzuka – subito dopo la grande rimonta che gli regala il primo titolo mondiale – Ayrton parla apertamente di Dio. Nelle corse, nelle imprese, entrano nuovi elementi: il misticismo dei brasiliani, l’orgoglio di appartenere ad una nazione che potrebbe essere la valle dell’Eden e che invece mal distribuisce la ricchezza. Senna si trasforma nel simbolo del Brasile, nel suo ambasciatore itinerante. Le vittorie e i trionfi riescono ad essere occasioni per parlare d’altro. 

Con Senna la Formula1 supera i suoi stessi confini e il primo posto diventa memoria incancellabile, storia da fissare all’interno della Storia. Non c’è mai stato nessuno come lui nel passato, né FangioLauda, forse Nuvolari; anche se il confronto fra i due, dal punto di vista sportivo, è improponibile. 

A Senna basta dare un’occhiata all’avversario per spaventarlo, ha carisma e inventa. 

Nel 1988 spreca pochissimo. Ora ha imparato a razionalizzare il proprio modo di correre, sapendo perfettamente cos’è la vittoria. 

Una vettura non all’altezza

Arrivano anche le sconfitte che sanno di primo posto. Accade con la McLaren quando nel 1992 e nel 1993 non è più al massimo eppure Ayrton si rimbocca le maniche e le imprese si trasformano in leggende. 

Doningotn è forse l’esempio migliore per spiegare il campione: 5 sorpassi nell’arco di un giro e poi solo l’attesa di vedere la bandiera a scacchi. 

Montecarlo dello stesso anno è un capolavoro di saggezza. Ayrton batte un altro primato storico, quello dell’affermazione sul circuito salotto che apparteneva al Graham Hill: è lui che scrive le pagine più belle della Formula1.

Il nemico

La loro è stata una guerra durata sei anni, Alain Prost e Ayrton Senna hanno scandito ogni momento della Formula1. La rivalità si è trasformata in odio, in lotta di sentimenti. Il dualismo valica ogni frontiera, monopolizza l’attenzione più delle stesse corse.

Saranno gli anni a spiegare con maggior freddezza e analisi il rapporto tra i due campioni. Oggi, a distanza di 30 anni è ancora presto, le ferite sembrano essere ancora aperte.

Quando Senna nel 1988 giunge in McLaren trova una situazione di squadra già definita: Prost conosce ogni segreto del team, sa come indirizzare il lavoro degli uomini e svolge la professione cercando di trarne il meglio. Anche per Ayrton la porta è chiusa. Ma Prost sbaglia i calcoli, non si accorge che Senna è altrettanto duro e ambizioso. 

Prima che in pista il duello si svolge nelle riunioni tecniche, nelle officine, ai box. Ayrton è costretto ad accettare la sfida e a poco a poco sottrate potere al campione francese. 

La crisi scoppia platealmente al Gran Premio del Giappone del 1989. In quel contatto tra le due McLaren c’è la resa dei conti. Ma essa è solo la prima battaglia che vede Prost vincere a tavolino. 

La vendetta viene firmata un anno dopo quando Senna, con il fallo di reazione di Suzuka, si prende la propria rivincita. Ma intimamente il brasiliano non ama vincere così, è contro la sua natura, è un peso che lo stesso Ayrton si porterà dentro per sempre. 

Eppure si prosegue ugualmente. Da quel giorno ogni incontro tra i due sarà caratterizzato dalla voglia di umiliare l’altro. Ayrton preferisce farlo in pista, Alain gioca più sul versante politico – così impedisce l’assunzione del brasiliano alla Williams nel 1993.

Per arrivare alla pace, quella vera e non inventata dalla Federazione, si dovrà attendere il Gran Premio d’Australia. Quell’abbraccio liberatorio tra i due pone fine a un’epoca. Da quel giorno nessuno, né SennaProst, salirà più su un podio. Il destino sembra aver già operato la sua tragica scelta, incroci strani che ci dicono quanto l’uno avesse bisogno dell’altro.

L’uomo

Dal 1° Maggio 1994 fino ad oggi il pianto è stato ininterrotto, il ricordo indelebile, nemmeno appannato dal quotidiano. Senna campione non è riuscito a battere Senna uomo. Si è unito ad esso, ha viaggiato assieme per 34 anni. É per questo che Ayrton è entrato nelle case di tutti, è stato un personaggio caro anche a chi non si è mai interessato di corse.

Il Brasile è capace di produrre anche questi miracoli, far sentire vicino alla gente anche chi dovrebbe essere staccato dalla realtà. Senna è stato vero, sempre autentico. Non ha mai pubblicizzato il bene che faceva nel mondo delle favelas per salvare i meninos de rùa dalla strada, dall’emarginazione. É stato capace di vedere la propria vita e di raffrontarla con quella degli altri, e ha dato il cuore e non solo quello. 

Ayrton si è così trasformato in un valore della stessa società. Lo ha aiutato la fede, il cristianesimo così particolare del Brasile perché là il senso del mistico e del religioso si fonde con altre culture, con altri credo. 

La famiglia

La famiglia è la base del sistema di vita di Senna, è per questo che anche nei giorni del trionfo Ayrton non perde mai di vista il senso concreto, la realtà del suo essere uomo. É un insegnamento che gli proviene da un’educazione sana, dall’avere girato il mondo, avere visto cose belle, il lusso, il denaro, la povertà delle strade, i malati. Ha una visione molto equilibrata di ciò che lo circonda.

Il suo è un clan, una tribù discreta che disdegna l’apparenza; probabile che tutto ciò derivi dall’amore per la terra. Senna non è un industriale, i suoi hanno una grande fazenda, il campione conosce la natura. E il suo stile di vita è fatto di rispetto. É per questo che i tradimenti non vengono accettati dal brasiliano. 

Oltre le corse

Dalla vita ha avuto tutto e non è mai cambiato, è stato un uomo compreso. La sua ricchezza non ha mai procurato invidie, eppure nei dieci anni di corse Senna è stato capace di costruire un vero e proprio impero economico, di impegnarsi in tante attività.

Il ponte di lacrime che ha unito idealmente Bologna a San Paolo in quei maledetti giorni di Maggio ha dimostrato che la gente era con lui, gente comune che aveva compreso Ayrton più di quanto lui non sapesse.

Gli ultimi mesi

Ayrton sorride, la stagione del 1994 potrebbe essere la stagione del suo 4° titolo Mondiale. É riuscito ad esaudire un sogno: guidare per la Williams-Renault, la squadra migliore al mondo. Si sente in pace con sé stesso, è sereno. 

Il campionato appare nei mesi invernali già nelle mani del numero uno che viene da San Paolo, ma l’apparenza inganna. Convivere con la Williams non è facile. É come se Ayrton dovesse riprendere da capo la carriera: imparare a conoscere gli uomini e il loro metodo di lavoro. 

Sono 10 anni che Senna è in Formula1, dal 1984 molto è cambiato e lui è diventato il punto di riferimento per tutti. Eppure Ayrton è profondamente realista sulla stagione, anzi, intravede difficoltà per altri insospettabili. 

I primi test gli danno ragione: la Williams non è quella che lui vorrebbe. Alla prova del  9 ad Imola, a pochi giorni dal Gran Premio del Brasile, viene battuto da Schumacher. 

É un Ayrton più riflessivo quello che sale in macchina alla vigilia del Mondiale. C’è stato  nel corso dell’inverno un altro cambiamento nell’uomo. La consapevolezza dei tempi andati è un peso troppo grande da tirare avanti. Non concluderà mai più una corsa.

In Brasile finisce in testa coda per cercare di reggere il ritmo della Benetton di Schumacher. Poi arriva Imola e la sua tragica vigilia. Il Senna turbato e disperato per la morte di Roland Ratzenberger. Non si saprà mai cosa ha tradito Ayrton nei suoi ultimi istanti, forse lo sterzo.

Come sempre il 1° Maggio il mondo stava correndo assieme a lui, con quel ragazzo che in dieci anni aveva saputo essere il numero uno nelle corse e nella vita.  E che all’improvviso se n’è andato, come chiunque altro. 

Lasciando memorie e ricordi, ma non il nulla. Come quando il sole tramonta. 

Lascia un commento