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Chi ha inventato i guantoni da portiere?

In quarantena obbligata, lo zapping può diventare un efficace alleato per ammazzare il tempo. Con i maggiori campionati di calcio sospesi, ogni partita diventa appetibile, anche una di 50 anni fa che, seppur epica, appartiene ad un altro tempo e ad un altro calcio. Ecco dunque, che mi ritrovo a guardare un Brasile-Italia, finale del Mondiale messicano (1970). 

Alcune considerazioni sparse:

In campo pochi atleti ma tanti “calciatori” nel senso più semplicistico del termine; 

La manovra brasiliana passa prevalentemente per i piedi di Carlos Alberto, terzino destro di grande spinta. Un Trent Alexander-Arnold in bianco e nero;

Gigi Riva, immarcabile. Fa reparto da solo. Un armadio che potrebbe tranquillamente giocare anche coi ritmi di oggi. Cosi come Rivelino, giocatore dotato di una tecnica cristallina; 

Albertosi, il portiere italiano, gioca a mani nude. A differenza del suo collega brasiliano che, invece, indossa dei guanti in pelle.

Ed è qui che una domanda mi ballonzola nella testa: quale numero uno ha indossato per la prima volta i guantoni? chi ha introdotto l’utilizzo del guanto per l’estremo difensore? Chi ha inventato un capo di abbigliamento così importante per una divisa di un portiere? 

I portieri illuminati

Andando a ritroso, scopro che solo nel secondo Dopoguerra i portieri cominciarono a comprendere l’importanza di quell’accessorio che permetteva una maggiore aderenza anche nelle prese più difficili o in situazioni climatiche sfavorevoli.

È difficile scovare il numero uno dei numeri uno ad averli indossati. Ma l’attualità mi porta alla mente un avanguardista, non posso non citarvelo: Amadeo Carrizo, il quale, ci ha lasciato proprio due giorni fa, all’età di 94 anni.

Amadeo Carrizo

Amadeo Carrizo, detto anche “Tarzan” per i grandi balzi tra i pali e gli interventi precisi, è stato un gigante del suo ruolo, uno dei più grandi estremi difensori che abbiamo mai conosciuto, tra i più vincenti con la maglia del River Plate e della Nazionale Argentina con la quale, nel 1964, alzò al cielo il primo grande titolo internazionale della Selección: la Taça de Naçoes (una piccola coppa del Mondo).

Lui, che in Italia ricordiamo per gli onori resi al Grande Torino (faceva parte della formazione sudamericana che il 26 maggio del 1949 commemorò i caduti di Superga disputando allo stadio Comunale una partita con il Torino “Simbolo”, squadra composta dai migliori interpreti dell’epoca che giocavano nel campionato italiano), già in quegli anni indossava dei guanti diversi, in cotone che con la pioggia tendevano ad inzupparsi e a gelare le mani.

Guanti, però, che indossati assumevano il significato di una richiesta precisa da parte dei portieri illuminati: dotateci di un accessorio che ci faciliti la vita. 

I meriti della Reusch e l’invenzione di SykesReusch

A cogliere quella richiesta la Reusch, azienda già produttrice di guanti da sci, che verso la metà degli anni ’70, intuì che per meglio ammortizzare la presa del portiere erano necessari dei guanti in lattice, diversi da quelli in cotone o in pelle, utilizzati fino ad allora. La Reusch, ancora oggi leader del settore, che però, stando ai fatti non fece altro che perfezionare un prodotto già presente sul mercato. Un prodotto non nuovo. Un prodotto che era già stato inventato da tantissimo tempo.

Occorre fare un salto temporale all’indietro, rispetto a Brasile-Italia 1970, di circa 100 anni. Nello Yorkshire occidentale un certo Willian Sykes registra, nell’indifferenza più totale, un brevetto denominato “guanti in pelle per il gioco del calcio”. Purtroppo i tempi non erano ancora maturi e l’intuizione di Mr. Sykes non fu compresa, perché espressione di un pensiero troppo fuori dagli schemi dell’epoca. Eppure è grazie al genio di quest’uomo d’affari britannico, che oggi ci ritroviamo ad ammirare un capo di abbigliamento diventato, non solo un’icona di stile, ma lo strumento cardine della vita di un portiere.

Ma forse…

“Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso”.
Ennio Flaiano

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