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Tom Brady, ovvero il destino dei numeri uno

Dopo vent’anni, nove Super Bowl giocati e sei vinti, la settimana scorsa Tom Brady, senza dubbio il più grande giocatore di football vivente, e forse di sempre, ha annunciato mezzo missiva di aver rifiutato il rinnovo propostogli dai suoi New England Patriots, la squadra che l’ha reso leggendario, la squadra che lui ha reso leggendaria.

Tom Brady

La notizia

Tom Brady, dall’anno venturo, sarà il nuovo quarterback dei Tampa Bay: boom. La notizia ha fatto il giro del mondo, perché la notizia di un trasferimento di tale livello è clamorosa. Se pensiamo al calcio, il fragore di questo passaggio da una maglia all’altra è paragonabile sotto alcuni aspetti a quello di Cristiano Ronaldo due estati fa. Il portoghese, numero uno assoluto, lascia il club col quale ha vinto tre Champions di seguito e che rappresenta, come vincente, meglio di chiunque altro, per passare a quei bianconeri, alla ricerca della coppa delle grandi orecchie dal 96′, che ha estromesso egli stesso più volte dai giochi.

Se cercate un altro parallelismo, dobbiamo virare sui motori e fare un altro nome illustre: Valentino Rossi. Il dottore nel 2004 lascia la Honda, casa con la quale ha vinto 3 MotoGP, per vestire la tuta Yamaha, quella dei primi rivali, ritenuti anche un po’ perdenti. La scommessa sarà vinta.

Sta di fatto che assistiamo ad un pianeta che perde la propria orbita, la quale volontariamente decide di farsi carico del movimento di un corpo celeste estraneo: la storia recente di un club che perde il suo massimo elemento caratterizzante. Noi restiamo così basiti, come proiettati in un universo parallelo, ci sembra impossibile che quel personaggio possa portare altri colori, diventare bandiera di altri valori, continuare ad esistere senza o a esistere per altri.

Do your job!

Tom Brady negli anni è stato il simbolo dei Patriots, l’impersonificazione dello stile di vita “Do your job!”, instaurato in New England da Bill Belichick: coach ventennale della società di Foxborough. Se non ti sacrifichi non puoi aspirare a niente, né alle vittorie, né a nessun altro obiettivo e questo vale per tutti, dall’ultimo della lista al numero uno.

Se Tom Brady è stato Tom Brady, ed è diventato Tom Brady, lo ha dovuto ad una capacità di risolvere i momenti chiave di una stagione e di un match, ad una maniacalità e una disciplina senza precedenti, aspetti praticati ad un livello cosi elevato da oscurare il suo stesso talento smisurato. Quando parlavamo di Cristiano Ronaldo non era a caso, in quanto il portoghese ci ha mostrato parallelamente, durante la stessa epoca, l’applicazione dei medesimi principi al calcio.

L’addio, però, del quale stiamo parlando e che ci ha sconvolto, ha preso inizio quasi tre anni fa. Mentre “the GOAT” teneva i suoi ancora sulla cima del mondo, il suo coach pensava al futuro, ai Patriots senza di lui, perché per dominare nel tempo devi essere in anticipo sul tempo stesso, e nonostante il tuo wonder boy, sia ancora wonder, la sua carta d’identità dice 42. Brady ha capito, perché ha sempre condiviso l’ideologia di Belichick, creduto nelle stesse verità fondamentali. La caduta dell’opzione di rinnovo, che il ragazzone di San Mateo, vantava si spiega così.

Tom Brady

I Tampa Buccaneers, perché?

Ha firmato per i Tampa, li ha preferiti a molti, ai Raiders, ai 49ers, ai Chargers. Pensandoci potremmo dire che ci aspettavamo di meglio, ma lo faremmo senza cognizione di causa, perché non sappiamo cosa lo stesso Brady si aspetti per i prossimi anni.

In Florida è difficile immaginare che la carriera del quaterback possa arricchirsi di altri trofei, perché sembrano mancare i presupposti tecnici ed economici. C’è carenza anche di fondamenti storici.

I Buccaneers hanno vinto un solo Super Bowl nella loro storia, era il 2002, hanno un solo titolo NFC in bacheca, e hanno partecipato ai play-off dieci volte. La statistica che impressiona è quella delle partite vinte: gli ultimi ventotto quaterback dei Bucs hanno trionfato complessivamente in 236 partite, Brady, da solo, lo ha fatto 249 volte in carriera.

Sono numeri che stridono e che agli appassionati fanno urlare perché?

Assistiamo a un matrimonio che non s’ha da farsi? Se il diavolo li fa e poi li accoppia, qui sembra averci visto proprio male.

Ma le domande sono altre: cosa vuole dimostrare un uomo che ha già dimostrato tutto? Perché non ha detto addio al football invece che continuare? Perché per la prima volta non si è fidato della visione di Belichick, o comunque, solo per metà?

Quella disciplina e l’applicazione maniacale, che gli abbiamo riconosciuto, che peso hanno avuto in questa scelta? Tom Brady ha sacrificato la sua vita per diventare il migliore, ora pare che non possa far a meno di estraniarsi dalla vita, di sentirsi il migliore.

È il destino dei numeri uno.

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