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La zona Cesarini

Direi che faccio tutto
In zona Cesarini
Uno qualsiasi dei mie vicini
Te lo confermerà
In zona si sa

Zona Cesarini, di Fabi, Silvestri, Gazzè

Ti sei salvato in “zona Cesarini”: quante volte lo abbiamo sentito dire? Quante volte alcuni di voi al sentire questa espressione hanno pensato ma cosa significa? O, almeno, perché usare questa terminologia per indicare qualcuno che si è salvato all’ultimo minuto?

Non è raro che la lingua italiana si serva di gerghi calcistici. In questo specifico caso, ci si riferisce ad una dicitura coniata in Italia negli anni Trenta per indicare un gol segnato negli ultimi minuti di una partita, sul finire del match, che col tempo ha superato i confini di un campo da gioco per determinare qualsiasi cosa venga realizzata nelle vicinanze di un estremo temporale: al momento ultimo.

Renato Cesarini, l’oriundo

Tale espressione prende il nome da Renato Cesarini, morto esattamente 51 anni fa, era il 24 marzo.

Renato Cesarini, era un oriundo, nato in Italia ma di origini argentine. Vide la luce a Senigallia, precisamente nella frazione di Castellaro, per poi crescere a Buenos Aires, dove da ragazzino si avvicinò al calcio. I primi passi nel mondo del pallone li mosse nelle giovanili della Borgata Palermo, successivamente all’Alvear, per esordire da professionista con il Chacarita Juniors, dove mise in mostra una discreta capacità realizzativa: tra il 1924 e il 1928 segnò la bellezza di 50 gol in 82 apparizioni.

Quinquennio d'oro
Rosa e staff della Juventus 1931-1932. Da sinistra: P. Sernagiotto “Ministrinho”, R. Orsi, G. Vecchina, U. Caligaris, L. Monti, M. Ferrero, R. Cesarini, G. Ferrari, G. Combi, V. Rosetta, F. Munerati, M. Varglien, L. Bertolini, G. Varglien, C. Carcano (allenatore).

Il Quinquennio d’oro

Ad accorgersi di lui fu la Juventus che nel 1929 lo portò in Italia: si rivelò un affare, perché Renato Cesarini divenne un pilastro della squadra, vinse il suo primo scudetto durante la stagione 1930-31 e successivamente altri quattro, giocando sempre da titolare.

Se avete mai sentito parlare della famosa Juve del Quinquennio, o del Quinquennio d’oro della Juventus, potete inquadrare questa storia in quell’arco temporale e immaginarvi Cesarini come un pilastro di quell’egemonia bianconera che portò al record di cinque titoli consecutivi, rimasto in vita per ottantadue stagioni, e a quattro semifinali della Coppa dell’Europa Centrale in quattro anni consecutivi: stiamo parlando di una delle migliori squadre continentali del periodo postbellico.

zona Cesarini

La zona Cesarini

A Torino, però, e in generale nel BelPaese, ci ricordiamo di Cesarini per una sua attitudine particolare: ovvero segnare di continuo nei minuti finali e decisivi di una partita.

Quegli intervalli di tempo divennero, ben presto, per tutti, la sua zona. Il 13 dicembre 1931, proprio nelle città della Mole, si giocava un match valido per la Coppa Internazionale (i nostri Europei), l’Italia doveva superare l’Ungheria, lo fece per 3 a 2 e il gol decisivo, manco a dirlo, fu realizzato allo scoccare del 90esimo minuto da Renato Cesarini: habemus la zona!

Il 20 dicembre, dello stesso anno, Eugenio Danese, noto giornalista sportivo dell’epoca (che ricordiamo per la coniazione del termine “azzurabile”, per il primo servizio radio di commento tecnico al campionato e per l’introduzione dell’uso della moviola) commentando la partita di A tra l’Ambrosiana e la Roma, determinata proprio da un gol al 90esimo, parlò per la prima volta di caso Cesarini.

Il risultato fu che quell’espressione venne ripresa a iosa dai suoi colleghi ma modificata. Probabilmente qualche giornalista, appassionato di bridge, prese in prestito il termine zona, utilizzato nel gioco di carte per indicare la chiusura del match, e lo sostituì a caso. Non caso Cesarini, ma zona Cesarini: non l’abbiamo dimenticato più, l’abbiamo fatta nostra, dal campo alla vita di tutti i giorni.

Zona Cesarini
Renato Cesarini, Pedro Sernagiotto “Ministrinho”, Gianpiero Combi, Umberto Caligaris e Juan Maglio.

Se risolvi qualcosa negli ultimi minuti, lo hai fatto in zona Cesarini.

Renato continuò a giocare fino al ’37, terminando la sua carriera in Argentina, al River Plate. In seguito, diventato allenatore, ritornò in Italia per allenare la sua Juve e il Pordenone. Morì a 63 anni in patria, a Buenos Aires, lasciandoci un pezzo di lui per sempre.

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