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Adriano, l’Imperatore delle favelas

Adriano Leite Ribeiro – Ci sono storie di sogni e dolore che, spesso, si intrecciano, si rincorrono, fino a raggiungere le stelle. ‘Nato sotto le stelle’, dice qualcuno. Fame e fama, seppur con un significato diverso, spesso tendono ad innalzarsi, fino a diventare l’unico obiettivo della vita. Storie di dolore e voglia di emergere che portano solo in età adulta alla realizzazione dei sogni di un bambino.

Lo sa bene Adriano Leite Ribeiro, nato nel febbraio del 1982 sotto una stella decisamente non fortunata. Nella favela di Vila Cruzeiro quel bambino vivace era conosciuto da tutti come Adriano, noto per la sua bontà d’animo ed i sani principi, nonostante cullato da un ambiente ostile fatto di gang e nessuna scorciatoia. Lavoro, lavoro e lavoro: questo il leitmotiv della famiglia di quello che, poi, diventerà l’Imperatore. Quei posti non ti regalano nulla, tutto ciò che sogni devi conquistartelo. A maggior ragione se il tuo sogno è diventare uno dei migliori attaccanti della tua epoca e cambiare del tutto la tua vita.

Anche se tuo padre viene ucciso da un proiettile vagante? Anche se le strade in cui hai sempre vissuto diventano un labirinto senza apparente via d’uscita? La risposta è una sola: sì. Mai mollare. Adriano lo sa bene, perché non l’ha mai fatto, nonostante la confusione ed il disorientamento.

Dalla sua il baby prodigio aveva prestanza fisica, capacità di dribbling innata e controllo palla da far invidia ai migliori della sua zona, oltre che ad un tiro potente e preciso. Dai primi passi con la maglia del Flamengo all’approdo in Serie A: tutto accade molto rapidamente. E fa nulla se finisce in prestito tra Fiorentina e Parma prima di approdare definitivamente in maglia nerazzurra. L’Inter punta su di lui nel 2004, quando Adriano ruberà la scena a tutti gli attaccanti del campionato italiano, conquistandosi il posto fisso sino al 2007. I quattro anno a Milano lo consacrano nell’Olimpo degli attaccanti di quegli anni.

Furono proprio la vita mondana milanese, i primi soldi veri guadagnati e amicizie probabilmente sbagliate, a segnare il suo declino sportivo, fatto di alcool e bella vita che mai si addicono ad un atleta professionista.

Depressione post traumatica accorsa dopo la morte del padre, dipendenza dall’alcool ed un incidente d’auto a fine 2007. Quello fu, senza dubbio, il suo anno più buio.

Da Mancini a Mourinho. José gli concesse una seconda chance. Dopo l’infruttuoso prestito di sei mesi al San Paolo, gli astri si allineano nuovamente. Il suo ritorno all’Inter è presto fatto, ma per motivi disciplinari, nonostante qualche buona prestazione e qualche gol, fu messo ai margini della rosa anche dallo Special One.

Un pugno a Gastaldello ed una fuga in Brasile portarono alla rescissione del contratto con la società lombarda.

Un fulmine a ciel sereno per Adriano, costretto al ritorno in Sudamerica nel 2009. Atletico Paranaense e poi, inaspettatamente la Roma. Ma anche in giallorosso non riesce a ritrovare continuità e finisce per risolvere il contratto.

Quindi, di nuovo fuori dal giro, pronto a combinarne un’altra: ritiro della patente, ancora alcool e ancora feste in discoteca.

L’ultima opportunità gliela concede l’Atletico Paranaense, ma dopo il raduno della squadra, Adriano non si rende reperibile per due giorni. Contratto risolto e i primi guai giudiziari: nel novembre del 2014 viene indagato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e falsificazione di documenti.

A maggio 2019 aveva lanciato un appello per tornare in campo:

“Voglio ricominciare a giocare, anche se so che non sono più quello di una volta. Mi sono operato due volte al tendine, sono più vecchio. Ma voglio avere un’opportunità”.

Mai nessuna risposta, quindi meglio cambiare rotta. La firma su un contratto con la casa di produzione Bananeira Filmes per realizzare due progetti: un documentario e una commedia, poi il contratto con il grande brand sportivo Adidas.

L’ultima notizia degna di nota sul suo conto è stata una fake news che ha iniziato a girare sul web: “Adriano è morto, è stato ucciso nella favela “Morro do Alemao”, una delle zone più pericolose di Rio de Janeiro. Una notizia, per fortuna, falsa che ha costretto l’attaccante ex Inter a smentire il tutto sui social.

Oggi Adriano è in pianta stabile in Brasile, tra le viuzze delle favelas brasiliane che hanno cullato ed accudito il suo sogno di sbancare il lunario. Che possa essere questa l’ultima delle follie dell’Imperatore? Forse ci è riuscito.

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