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Euro2020: le semifinali

Le semifinali

Euro2020

Italia-Francia

14 anni dopo. Non è il finale di un romanzo di J.K Rowling, è una semifinale di un Europeo e per noi ha un sapore estremamente dolce. Ci siamo cullati nel nostro successo troppo a lungo forse e l’abbiamo pagata: 14 anni prima di una semifinale. Si gioca in Inghilterra, la brezza fresca rende le condizioni perfette. Si comincia.

La Francia ha inevitabilmente in mano il pallino del gioco, non sono bravi, sono marziani. Noi siamo in stato di grazia e infatti, Donnarumma sventa il primo tentativo da fuori area di Antonie Griezmann, la sfiora appena, ma quando basta perchè prenda il palo, Romagnoli spazza.

Il secondo tentativo arriva 10 minuti più tardi, esattamente al minuti 27. Kantè per Pogba, il centrocampista dello United pesca Mbappè sulla fascia, è troppo da gestire, persino per il nostro Florenzi, che lo insegue per 15 metri e poi deve lasciare il passo. Ma non si passa così facilmente. Lo sceriffo Giorgio è in città, non si passa: corpo a corpo, Kylian accompagnato gentilmente in fallo laterale.

Il primo tempo si chiude con un sostanziale equilibrio. Ma la seconda frazione di gioco è tutta un’altra storia. Non era al meglio, non ha potuto giocare dall’inizio, ma ora serve lui: Federico Chiesa. Molti commentatori hanno detto che è il miglior giocatore italiano. Molti hanno avuto ragione.

Chiesa subentra al minuto 55, con una carica sulle spalle che neanche l’Apollo 11. Roberto Mancini deve rischiare. Siamo sotto. Sì, perchè al 50′, in uno scontro tra Giroud e Romagnoli in area di rigore, l’arbitro ha indicato il dischetto. Dubbio? Forse, ma il rigore si tira e Mbappè non sbaglia.

Entra Federico, riceve palla da Verratti, la gira a De Sciglio dall’altra parte, anche lui è appena entrato, Florenzi non lo reggeva più quel forsennato. Mattia prende palla, alza la testa e parte. La squadra segue l’azione, palla in mezzo, Immobile riceve, sponda perfetta per Chiesa, che si trova con quel magico secondo in cui ci sono lui, la zolla e il pallone. Il tiro non è descrivibile, è da campione vero.

Chissà se Lloris avrà pensato “Proprio a me questo?”, probabilmente. E’ 1-1. Ma ora la partita è diversa. Dopo un iniziale reazione della Francia, che dura un quarto d’ora, nel quale Emerson Palmieri disinnesca un paio di volte Griezmann, l’Italia prende l’iniziativa.

Il gol del 2-1 nasce da un lancio di Alessio Romagnoli, sporcato da una deviazione, siamo giusti, fatto sta che la palla arriva a Nicolò Barella, il quale si gira, ha una prateria alle spalle, può correre. Il terzo cambio di Mancini sta scattando verso l’area, però, lo si distingue benissimo, come non vedere un gallo. Il lancio parte in automatico, stop di petto, palla tra i piedi, collo destro: Belotti fa 2-1. E’ l’80’. La Francia non ne ha più. Finisce così. Dopo 8 anni una nuova finale per gli azzurri.

Nella notte di Londra si sente risuonare quel coro, quello che molti italiani cantano anche solo sentendo parlare di Francia. Non lo si ripete qua, troppo rispetto per quei ragazzi.

Euro2020

Spagna-Portogallo

La Penisola Iberica si trova nella particolare condizione di essere la patria di due tra le compagini più forti della loro generazione. Spagna e Portogallo si sono lasciate sul quel 3-3 fenomenale firmato Cristiano Ronaldo. Il destino avrà pensato di volersi godere una nuova valangata di gol. Nel calcio il destino conta poco, dicono alcuni, conta l’allenamento, la tecnica e la tattica. Conta anche la carta di identità, però, vale per tutti. Anche per Cristiano Ronaldo, l’immenso della Juventus. E’ in campo certo, ma è una brutta copia di sè.

Per fortuna del Portogallo c’è Joao Felix. Dopo 3 minuti e 16 secondi si guadagna una medaglia al valore, perchè supera in dribbling Sergio Ramos e scaraventa il pallone in rete, De Gea furioso coi suoi. Nonostante questo passaggio di consegne virtuale fra i due portoghesi, la Spagna non fa da spettatrice e il primo tempo si chiude sul 2-1. La prima marcatura è dell’immenso Alvaro Morata, che con un salto di quasi un metro sovrasta tutti e la mette in rete. Cristiano l’ha già vista questa scena, solo se la ricordava da un’altra angolatura. Il secondo gol è di Rodri, che ad un certo punto vede che davanti a sè ci sono 2o metri, altri 30 e poi la porta: si può fare. Fa i primi 20 e vede che Rui Patricio non è messo benissimo; la conclusione parte e si insacca fin troppo facilmente.

Il CT Fernando Santos rimanda in campo i suoi con lo stesso schieramento, ma intanto rimungina, non sta funzionando, serve inventarsi qualcosa. Poi il suo sguardo si posa su un ragazzotto in fondo alla panchina, lo ha chiamato perchè queste esperienze possono fargli bene, ha giocato una partita nel girone sì, ma metterlo ora è da pazzi.

Ma la pazzia è quello che ci serve ora. “Andrè vai a scaldarti”. Quello lo guarda e gli fa segno “Io?”. Spazientito Santos gli urla “Quanti Silva ci sono sulla panchina secondo te?!”. Tutti quelli seduti trattengono una risata: più di uno. Ma stavolta parla proprio con l’ex Milan e Porto. Si scalda. Intanto è arrivato il minuto 67 e l’assalto rojo si è fermato per un attimo, c’è un calcio d’angolo per il Portogallo: è ora del cambio. La pazzia si completa con il nome di chi esce per lasciar spazio ad Andrè Silva: Cristiano Ronaldo. Non ce la fa più. Non protesta, saluta i tifosi, standig ovation per lui. Sempre e comunque, anche se non segna.

Prima di farlo entrare, il CT sussurra qualcosa all’orecchio di Andrè, il quale annuisce. Su porta al limite dell’area, il suo corpo dichiara centro area, ma lui ha in mente altro, il pallone parte ed arriva sul primo palo, lui ci si è avventato, colpetto di testa, difesa sorpresa e 2-2. Corre ad abbracciare il suo allenatore, ha il dito puntato su di lui, già, perchè quel movimento glielo aveva appena suggerito.

Il pari dura fino al minuto 93. Chi ha detto che non era destino? Il Paco Alcacer era subentrato al posto di un devastato Morata, prende palla da 25 metri, l’occasione è buona, ma ci vuole sangue freddo per imbucarla in quel frangente. Oppure un pizzico di fortuna. Infatti, la conclusione del giocatore del Villareal è sporcato da una deviazione di Raphael Guerrero, la palla devia così nettamente che l’estremo difensore è impotente e vede la finale perdersi in rete. 3-2, è finita.

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